Pasta al forno con melanzane e scamorza

Una pasta al forno da servire tiepida, emblema dell’italianità, prima di partire per un tour in Slovenia. Arrivederci a dopo ferragosto con tante nuove ricette per voi!

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Verdure gratinate al forno

 Le verdure estive hanno colori, sapori, e profumi unici. Avete mai provato a gratinarle al forno? Otterrete un contorno perfetto per accompagnare secondi piatti di carne o di pesce. Continua a leggere “Verdure gratinate al forno”

Rombo al forno con patate

Il rombo, pregiato pesce d’acqua salata, non ha bisogno di cotture stravaganti. Le sue carni bianche e prelibate si prestano alla cottura al forno con un classico accompagnamento di patate, pomodorini e limoni arrostiti che donano sapidità e profumi mediterranei al pesce. Continua a leggere “Rombo al forno con patate”

Spiedini di pollo e verdure alla paprika

Il primo maggio lo si festeggia in giardino, inaugurando la stagione delle grigliate in famiglia e con gli amici. Un’idea golosa da proporre, facile, light e sopratutto saporita, sono gli spiedini. Stavolta ve li propongo ricchi di verdure colorate e aromatizzati alla paprika affumicata. Continua a leggere “Spiedini di pollo e verdure alla paprika”

Pane frattau, una gustosa ricetta dalla Sardegna

Il pane frattau è un piatto sardo, proveniente dalla Barbagia, a base di sfoglie di pane carasau ammorbidite nel brodo, farcite con pomodoro, pecorino grattugiato e sormontate da uova in camicia. Un piatto semplice ma da leccarsi i baffi!

pane frattau 1

Questo piatto povero porta con se numerose leggende e varianti sulla sua origine. Partendo dai racconti del Maestro Martino da Como, si deduce che era molto diffuso cibarsi di pietanze a base di pane inzuppato nel brodo con condito con uova e formaggi (naturalmente in bianco… la scoperta dell’America era ben lontana!). “Frattau” in alcuni casi, potrebbe derivare dalla parola fretta, ovvero fatto in fretta: qui si rimanda a una leggenda che narra un piatto preparato alla svelta per il re Umberto II in visita in Sardegna. Un’altra supposizione è la nascita del pane frattau durante Seconda Guerra Mondiale per la scarsità di cibo; in questo caso “frattau” potrebbe indicare a piccoli pezzi per descrivere il pane spezzato.

Come tutti i piatti della tradizione regionale, le varianti nella preparazione sono numerose: il brodo può esser preparato con carni miste, compresa la carne di pecora oppure il pane può venir ammorbidito con un delicato brodo vegetale o solamente acqua. La salsa, se preparata con pomodori raccolti durante la stagione calda, può esser al naturale, condita con un pizzico di sale e olio, oppure, come piace a me, fatta insaporite con uno spicchio d’aglio e peperoncino. Se non siete abituati a preparare l’uovo in camicia, e non vi sentite sicuri, non preoccupatevi: un classico uovo all’occhio di bue è comunque buonissimo in questo piatto unico!

pane frattau 2

Ricetta semplice, ma con le giuste dosi! In collaborazione con Ricette della Nonna, potete trovare le istruzioni cliccando {qui}

Cozze alla busara

Chi passa per Trieste di certo ha sentito parlare degli scampi alla busara o bùzara. Si tratta della tipica preparazione di crostacei in rosso, conditi con cipolla, aglio e pomodoro. Ma la vera origine di questa ricetta non rimanda al capoluogo triestino bensì alla città di Fiume, Rijeca in croato, che ha fatto parte del Regno d’Italia dal 1924 al 1945.

I crostacei provenienti dal golfo croato erano parecchio apprezzati già nel XIX secolo: Antonio Papadopoli, gastronomo e comico veneto, ne tesse le lodi nella sua bizzarra ma interessantissima Gastronomia Sperimentale del 1866. “Un giorno un forestiero disse: benedetto Fiume, le sue donne, i suoi scampi! Io invece secondo il mio gusto esclamerei: benedetto Fiume per i suoi scampi prima, e per le sue donne dopo”. Dall’Istria, dopo la Prima Guerra Mondiale, la busara sconfinò fino ad approdare a Trieste e da allora diventò un vanto della cucina triestina di mare.

Secondo varie fonti, la busara o buzara o busera, possiede diverse etimologie. La prima rimanderebbe a una grossa pentola in coccio o in ferro con cui si preparava questa ricetta sulle barche dei pescatori, la buzara in lingua locale. Ma la leggenda più suggestiva confermata da Mario Doria nel suo Grande Dizionario di Dialetto Triestino è collegata alla parola busiara, ovvero bugiarda. Non sempre i marinai pescavano scampi, e non sempre il pesce invenduto era pesce di pregio: in questo modo si mascherava il pescato avanzato con questa ricca preparazione, “bugiarda” appunto, perchè non conteneva i prelibati crostacei.

Da Trieste questa ricetta sugosa “da scarpetta” arrivò fino a Venezia, anche lì porto di mare ricco di pesce e divenne subito rielaborata per creare un famosissimo primo piatto: gli spaghetti alla busera, personalizzabili con crostacei e altri frutti di mare. Da qui anche la mia personale interpretazione più veloce con delle golose cozze.

Cozze alla busera 1

Cozze alla busara

Ingredienti per 4 persone

2 kg di cozze, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 500 g di polpa di pomodori, 1 bicchiere di vino bianco, un mazzo di prezzemolo fresco, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, un pizzico di peperoncino, sale fino se serve.

Potete trasformare questo prelibato piatto in un sugo per la pasta per 5 – 6 persone.

Cozze alla busera 2

Procedimento

Pulite molto bene le cozze. Io le verso nel lavandino del lavello della cucina precedentemente riempito con acqua fresca. Servendomi poi di una spugna tipo paglietta, gratto i gusci per eliminare eventuali residui calcarei o di alghe. Poi, elimino la barbetta di ogni mollusco tirandola verso il basso.Se avete la possibilità di trovare delle cozze già pulite, buon per voi… salterete questo lungo passaggio!

Tritate ora finemente la cipolla assieme all’aglio. Scaldate in un ampio tegame l’olio, versate la cipolla e l’aglio e fate soffriggere dolcemente il tutto per 5 minuti. Versate la polpa di pomodoro, insaporite con il peperoncino e un pizzico di sale (poco!).

Aggiungete ora le cozze alla preparazione, bagnate con il vino bianco, mescolate il tutto e coprite con un coperchio. Mantenete il fuoco medio. Dopo circa una decina di minuti, scoperchiate il tegame ancora la cottura per altri 10 minuti in modo che il sughino si addensi.

Tritate il prezzemolo, spolveratelo sulle cozze e servitele belle calde, accompagnate da pane tostato e da un buon calice di vino bianco.

Il vino in abbinamento

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In collaborazione con

laesse banner cozze

Parmigiana estiva di melanzane, pomodorini e ricotta salata

La parmigiana di melanzane è l’emblema dell’italianità, è il piatto più conosciuto e consumato dello stivale e quello che si presta numerose varianti e, naturalmente, alleggerimenti della ricetta. Numerose regioni si contendono l’origine della ricetta e il vero nome: “Parmigiana di melanzane” o “Melanzane alla parmigiana”? Da qui inizia il battibecco tra la Sicilia, Parma e Napoli.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata 2

Risalgo quindi all’arrivo della materia prima: la melanzana. Non immagino i fruttivendoli dell’epoca quando nel XV secolo videro arrivare questi ortaggi viola portati dagli Arabi, che a loro volta la scoprirono in India: come prima tappa arrivarono in Sicilia. Ecco quindi eliminata la possibile origine parmense. In siciliano “parmiciana” è l’insieme delle assi di legno che compongono una persiana: ecco quindi spiegata il modo di disporre le fettine di melanzana. A “parmiciana”, appunto.

Il nome potrebbe anche derivare da “petronciana”, il termine con cui veniva chiamata la melanzana all’epoca. Ne parla anche l’Artusi citando il vero significato della parola: “mela insana”. In effetti tutto ciò che all’epoca era commestibile ma era caratterizzato da un colore scuro, nero o viola, poteva esser attribuito a un cibo del peccato o del demonio.

Sicuramente dopo qualche spifferata da parte di qualche greco sul modo di cottura e composizione del piatto a imitazione della Moussakà, troviamo la prima testimonianza storica sulla parmigiana nel Cuoco galante (1733) di Vincenzo Corrado, cuoco pugliese al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700. Corrado, tuttavia, nella sua ricetta utilizza le zucchine anziché le melanzane, fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro e poi ripassate in forno. Assai più simile alla ricetta odierna quella descritta nel 1839 da Ippolito Cavalcanti nella sua Cusina casarinola co la lengua napolitana: “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata

Questa ricetta ebbe così tanto successo che risalì la penisola passando per Napoli, patria del fritto e di tutte queste golosità, dove venne arricchita da mozzarella. Arrivò fino a Parma dove il locale parmigiano reggiano sostituì il meridionale pecorino. Proprio nel XVII secolo con il termine “cucinare alla maniera dei Parmigiani” o “cucinare a parmigiana” si indicava il modo di cucinare le verdure a strati.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata 3

Oggi numerose versioni arricchiscono il modo di cucinare la parmigiana. Con pomodoro fresco al posto della passata, con mozzarella o altri formaggi a pasta semi molle, arricchita da prosciutto o altro ben di Dio. La mia versione a torretta, preparata con le melanzane lunghe, è un’ottima idea per gli antipasti estivi, da profumare con il basilico del balcone e ideale da consumare tiepida sul terrazzo con gli amici assieme a un fresco calice di vino bianco del sud. In collaborazione con Ricette della Nonna potete trovare la mia versione cliccando {qui}.

Buricche ebraiche di melanzane

Sono una fanatica della cucina ebraica e il periodo estivo ben si presta per la preparazione di alcuni piatti che possono essere consumati anche freddi. Ne sono esempio le buricche di melanzane: croccanti mezzelune ripiene di pomodoro, melanzane e cipolla dal gusto agrodolce.

Buricche di melanzane 1

Buricche ebraiche di melanzane

Ingredienti per 15 buricche medie

Per la pasta esterna: 250 g di farina semi integrale di tipo “2”, 80 g di acqua, 80 g d’olio di semi di girasole, un cucchiaino di sale, 1 uovo sbattuto, semi di papavero.

Per il ripieno: 500 g di melanzana, 1 cipolla bionda, 300 g di polpa di pomodoro, 1 cucchiaino di aceto di vino, 1 cucchiaino di zucchero, un pizzico di peperoncino piccante, 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva, sale.

Buricche di melanzane 2

Procedimento

Preparate per primo il ripieno delle buricche: pelate le melanzane con un pelino e riducetele a dadini piccoli. Affettate la cipolla finemente e riponetela assieme alle melanzane in un pentolino, aggiungete la polpa di pomodoro, l’olio d’oliva, il sale, l’aceto e lo zucchero. Coprite e riponete sul fornello. Fate cuocere il tutto a fuoco basso. Durante al cottura il tutto diventerà una sorta di pappetta. Se vedete che le verdure tenderanno ad attaccarsi sul fondo, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua. Una volta pronto il ripieno, fatelo raffreddare bene.

Dedicatevi ora alla pasta esterna. La maggior parte delle torte salate ebraiche sono preparate con questo metodo: portate ebollizione l’acqua, il sale e l’olio di semi. Formate una fontana con la farina e versate il liquido bollente al centro. Lavorate inizialmente il tutto con una forchetta per non scottarvi. Continuate poi con le mani fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare per 30 minuti in frigo.

Infarinate la spianatoia e stendete la sfoglia infarinandola abbondantemente ogni volta che ci sarà bisogno. Tirate la pasta fino ad ottenere uno spessore di 3 millimetri. Tagliate dei cerchi con uno stampo tondo, riempiteli con un po’ di ripieno a base di melanzane e chiudeteli a mezzaluna. Sigillateli con una forchetta. Disponete le buricche su una teglia rivestitadi carta forno, spennellatele con l’uovo sbattuto e spolveratele con i semi di papavero.

Scaldate il forno ventilato a 180° C e infornate le buricche di melanzane. Cuocetele per 20 – 30 minuti fino a quando saranno dorate e croccanti.

Servitele tiepide o fredde.

{Ricetta tratta e adattata dal canale YouTube Rosso Rimmon}

 

 

Parmigiana veloce di zucchine

É la stagione ideale per cucinare zucchine, peperoni e melanzane… e perchè non farlo infornando una gustosa parmigiana?

La preparazione è facilissima e velocissima. Poi basta infornare, dimenticarsi la parmigiana per una quarantina di minuti e, una volta cotta, sfornarla e lasciarla intiepidire a temperatura ambiente. Leggera, veloce e d’effetto… io me la porterei perfino come spuntino in spiaggia!

Parmigiana veloce di zucchine 1

La parmigiana nasce nel XIX secolo, e come tutti ben sanno, la versione classica prevede melanzane fritte, una corposa salsa di pomodoro e strati di formaggio (preferibilmente provola e pecorino ma anche cacciocavallo, parmigiano, scamorza o treccia di mozzarella). Di origine siciliana o napoletana, ancora non si sa ben il luogo di nascita, ma questo piatto ben presto si diffuse su tutta la penisola.

Le rivisitazioni più moderne la vedono con la sostituzione delle melanzane con altre verdure: zucchine, peperoni, zucca, con pomodoro, senza pomodoro, in bianco, con prosciutto cotto, senza prosciutto cotto. Tra le mille varianti, la parmigiana rimane quel “comfort food” che sa di casa, che nonne o mamme ci preparavano da piccoli, per farci mangiare le verdure, e da grandi per coccolarci, da spiluccare anche a mezzanotte in un attacco di fame improvviso, magari in pigiama davanti al frigo.

Parmigiana veloce di zucchine 2

In collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia versione gustosissima cliccando {qui}.

Spaghetti integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Un primo piatto sfizioso, che richiama proprio i sapori dell’estate. Rustico, grazie al sapore degli spaghetti integrali e pesto leggermente croccante, e succoso, condito da dolci pomodorini caramellati e da olio buono.

Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 1

Per realizzare il pesto ai pistacchi, ho utilizzato il nuovissimo Power Blender della Severin. Si tratta di un frullatore adatto a preparare salse & pesti, smoothies a base di verdura, smoothies di frutta. Inoltre è un potentissimo tritaghiaccio e trita caffè e noci. Grazie a un termometro, misura la temperatura dei cibi da frullare ed è ottimale per preparare minestrine, zuppe e pappe per i bimbi. Che dire… #loveseverin !!!

Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 2

Spaghettini integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Ingredienti per 4 persone

250 g di spaghetti integrali BIO, 60 g di pistacchi non salati sgusciati, 3 rametti di basilico più qualche foglia per decorare, 400 g di pomodorini pachino, 1 cucchiaino di zucchero, 6 olive verdi, 3 filettini d’acciuga, mezzo spicchio d’aglio, 60 – 80 ml d’olio extravergine d’oliva, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaio di pecorino, sale e pepe.

Per dare un tocco piccantino al pesto, unite una manciata di foglie di rucola e dimezzate la quantità di basilico. Se invece lo desiderate più aromatico, unite 3 foglie di menta fresca.

Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 3

Incominciate preparando i pomodorini caramellati. Lavate i pomodorini e tagliateli a metà. Salateli e lasciateli riposare per 30 minuti in modo che perdano parte della loro acqua di vegetazione. Asciugateli poi con un foglio di carta da cucina riponeteli in una ciotola. Insaporiteli con lo zucchero, allineateli su una teglia e cuoceteli a 100°C per 1 ora.Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 4

Preparate poi il pesto lavando le foglie di basilico e asciugandole bene. Radunate poi i pistacchi assieme a olive, aglio, acciughine, formaggi grattugiati, un pizzico di sale, nella brocca del frullatore. Per questa operazione ho impostato il Power Blender Severin nella funzione “Salsa”. Ricordatevi di tappare sempre il frullatore prima del suo avvio. Versate poi a filo l’olio fino a quando non otterrete un composto grumoso ma ben amalgamato.

Cuocete gli spaghetti in abbondate acqua bollente salata. Quando si saranno cotti, conservate qualche mestolo d’acqua di cottura. Scolateli bene a amalgamateli al pesto. Aggiungete i pomodorini, se necessario un po’ d’acqua di cottura e mescolate bene. Servite guarnendo il piatto con foglioline di basilico fresco.

Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 5

Polpette di lenticchie al pomodoro

I legumi dovrebbero esser un importante componente del nostro piano alimentare. Sono fonti di proteine, ne contengono quasi il doppio rispetto a carni e cereali, ma di qualità inferiore. L’associazione legumi – cereali (come ad esempio due tipici piatti della tradizione italiana: pasta e ceci o risi e bisi) migliora la qualità proteica.

Le lenticchie sono ricche di ferro e non dovrebbero esser consumate solo nei periodi natalizi e durante capodanno! Dovrebbero diventare un alimento importante da consumare durante tutto l’anno. Ricordatevi però l’importanza dell’abbinamento con un cereale: che ne dite di queste deliziose polpette al pomodoro, accompagnate da dei croccanti crostoni di pane tostato?

Polpette di lenticchie al pomodoro

Polpette di lenticchie al pomodoro

Ingredienti per 4 persone

125 g di lenticchie secche umbre o varietà beluga, 1 foglia d’alloro, mezzo porro, una piccola carota, mezza costa di sedano, 1 spicchio d’aglio, un rametto di timo, un pizzico di peperoncino, un pizzico di origano secco, una tazzina da caffè di vino rosso, 1 rosso d’uovo, un cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 20 g di pane in cassetta, 30 g di pangrattato, 20 g di nocciole, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Esistono numerose varietà di lenticchie! Per questa ricetta vi consiglio le lenticchie umbre, quelle marroncine e piccoline oppure le lenticchie nere chiamate anche beluga. Io ho fatto un mix delle due. Entrambi non necessitano di ammollo.

Polpette di lenticchie al pomodoro 2

Procedimento

Sciacquate le lenticchie sotto l’acqua corrente e lessatele in abbondante acqua salata. Una volta cotte, scolatele bene.

Tritate finemente il porro assieme alla carota e al sedano. Scaldate in una pentola 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva assieme allo spichio d’aglio in camicia. Aggiungete il sedano, il porro, la carota, le lenticchie, l’alloro, l’origano secco e le foglie di timo. Stufate il tutto per 5 minuti. Insaporite con un po’ di sale e peperoncino.Sfumate con il vino rosso. Lasciate evaporare e poi spegnete il fuoco. Fate raffreddare bene. Eliminate l’aglio.

Radunate il pan grattato, il pane in cassetta e la granella di nocciole in un mixer e frullate il tutto.

Schiacciate il composto di verdure e lenticchie con una forchetta. Unite il rosso d’uovo, il prezzemolo e metà del trito di pane e nocciole. Impastate bene il tutto e formate le polpette. Passatele nella metà del trito di pane e nocciole che avete tenuto da parte.

Scaldate il forno a 200°C.

Rivestite con un foglio di carta forno una teglia. Disponete le polpette e irroratele con un filo d’olio. Infornate a forno caldo e cuocetele per 20 minuti.

Nel frattempo preparate la salsa di pomodoro: cuocetela in una pentola assieme a un cucchiaio d’olio, qualche foglia di basilico fresco, sale e pepe. Fate asciugare un po’ il sugo.

Quando le polpette saranno cotte, tuffatele nel pomodoro e lasciatele cuocere un paio di minuti. Servitele subito accompagnandole con la salsa e con crostoni di pane tostato.

Paccheri alla norma profumati al limone

La pasta alla Norma, originaria della città di Catania, è caratterizzata da ingredienti e sapori tipicamente mediterranei: maccheroni conditi con un sugo di melanzane e pomodori maturali al sole, profumato basilico e insaporiti con una sbriciolata abbondante di una saporita ricotta salata.

L’origine del nome non è però ben certa: si può ricondurre al nome di una giovane professoressa talmente avvenente da essere paragonata al famoso piatto siciliano per bellezza e gusto, secondo un’altra fonte sembrerebbe che a dare il nome alla ricetta sia stato il commediografo catanese Nino Martoglio il quale davanti ad un piatto di pasta così condito avrebbe esclamato “È una Norma!”, ad indicarne la suprema bontà, paragonandola alla celebre opera di Vincenzo Bellini.

La mia versione, più leggera, non prevede le melanzane fritte, ma dolcemente arrostite in padella con poco olio. Ho scelto, inoltre i paccheri come formato di pasta, grossi e grandi in modo da racchiudere bene il sughino, profumati con scorza di limone.

Paccheri alla norma profumati al limone 1

Paccheri alla norma profumati al limone

Ingredienti per 4 persone

200 – 250 g di paccheri, 1 grosso limone non trattato, una melanzana media, 300 g di polpa di pomodoro, una decina di pomodorini pachino,  un pizzico di peperoncino in polvere, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di origano secco, 80 g di ricotta salata o feta greca, basilico fresco, olio extravergine di oliva, sale.

La ricotta salata, chiamata in siciliano “ricotta funnata”,  è una varietà di ricotta prodotta ed apprezzata in particolare nell’Italia meridionale. Si differenzia dalla ricotta fresca per essere più “secca” e per un sapore ed una consistenza più marcati.commercio è prodotta soprattutto con siero di latte di pecora, ma in Sardegna viene prodotta ricotta secca con siero di latte di capra. Se non riuscite a trovarla, potete sostituirla dalla feta greca, lo stesso molto saporita e gustosa.

Paccheri alla norma profumati al limone 2

Procedimento

Lavate la melanzana e tagliatela a cubotti grossolani. Riponeteli in una ciotola e salateli. Lasciateli riposare il più possibile (anche 2 ore) per ammorbidirli bene. In questo modo utilizzerete meno olio in cottura e si cucineranno più velocemente.

Trascorso questo tempo, sgocciolateli e asciugateli bene. Scaldate in una padella 2 cucchiai d’olio extrvergine di oliva assieme a uno spicchio d’aglio in camicia e al peperoncino. Versate i cubotti di melanzana, mescolate, abbassate il fuoco e coprite. Rigirateli di tanto in tanto fino a quando non saranno teneri. Versate poi la polpa di pomodoro, l’origano, salate e lasciate sobbollire dolcemente. A metà cottura aggiungete i pomodorini tagliati a metà.

Nel frattempo, lavate accuratamente un grosso limone. Servendovi di un pelapatate, privatelo della buccia. Dovrete ottenere delle scorze molto grossolane.

Portate a ebollizione abbondante acqua salata assieme alle scorze di limone. Quando avrà raggiunto i bollore gettate i paccheri e cuoceteli secondo la tempistica indicata sulla confezione. Quando saranno cotti, eliminate le scorze di limone e scolate la pasta.

Mantecate i paccheri nel sugo piccante di pomodoro e melanzane. Impiattate e sbriciolate su ogni piatto la ricotta salata (o la feta greca). Decorate con foglie di basilico fresco, un giro d’olio d’oliva a crudo e servite subito.

Pane ai pomodori secchi

Le giornate di sole, il buon’umore e questo tepore quasi primaverile, mi invogliano a panificare di nuovo. Oggi ho appena sfornato un pane con il sole dentro, ai pomodori secchi arrivati direttamente dalla Puglia, trovati nel negozio di Gioanna. Questo pane è ottimo all’aperitivo o abbinato a una pasta… ottimo per farci la scarpetta!
Pane 
ai pomodori secchi
Ingredienti per 2 filoni
250 g di farina tipo ”1”
150 ml d’acqua tiepida
1 cucchiaino di lievito secco attivo
1 cucchiaino di sale
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
5 pomodori secchi *
*se utilizzate i pomodori secchi sott’olio, scolateli bene. Se invece utilizzate quelli secchi al naturale, vi consiglio di ammorbidirli per un’oretta nell’acqua calda, quasi bollente.
Versate l’acqua tiepida in una ciotola assieme al lievito. Mescolate in modo che si sciolga uniformemente. Attendete un paio di minuti in modo che si attivi.
Nel frattempo tritate grossolanamente al coltello i pomodori secchi.
Aggiungete la farina e il sale all’acqua e al lievito e incominciate ad amalgamare tutti gli ingredienti. Lavorate l’impasto per 5 minuti, dopodichè aggiungete i pomodori secchi tritati e il parmigiano. Impastate per 10 minuti fino a quando il composto risulterà liscio e morbido.
Ungete una ciotola capiente con poco olio d’oliva e mettete a lievitare l’impasto del pane per 45 minuti. Rilavoratelo, poi, per 5 minuti per incamerare aria all’impasto. Riformate la palla e lasciatela lievitare per altri 45 minuti.
Formate poi i filoncini: infarinate un piano da lavoro e dividete in 2 l’impasto. Formate delle palline e tiratele un po’ con il mattarello, quasi a formare un disco, simile alla pizza, alta circa 1,5 – 2 cm. Arrotolate su se stesso il disco per formare un cilindro. Sempre arrotolando andate al allungare il cilindro, insistendo sulle estremità. Riponete i 2 filoni in una teglia rivestita di carta forno. Spolverateli con della farina e praticate delle incisioni, aiutandovi con un coltello affilato per il taglio nel senso della lunghezza e con le forbici per i taglietti obliqui. Lasciate poi lievitare al caldo al riparo da correnti d’aria per 1 ora.
Scaldate il forno a 200°C statico e infornate.
Cuocete i filoni per 20 minuti, fino a quando non risulteranno dorati e asciutti all’interno (fate la prova stecchino!). Una volta cotti, fateli raffreddare totalmente su una gratella. Gustateveli freddi.

I pomodorini secchi che è usato sono quelli della foto, rossi, saporiti e al naturale. Li potete trovare nel negozio di

GioAnna di Andriola G. & C. Snc 
si trova in via Bolzano, 6/8
33048 San Giovanni al Natisone (Udine) 
 
Il negozio è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
 
La domenica e il lunedì il negozio è chiuso
Al mercoledì, il negozio viene rifornito di prodotti freschi come pane e formaggi direttamente dalla Puglia.
 
e-mail: info@gioanna.net