Da Gabin, un lunch veloce a ritmo di Pizza, (Rock) and Rolls

Entro da Gabin a Udine, uno dei locali che apprezzo di più, per un pranzo veloce. Mi piace molto questo genere di spazi: freschi, accoglienti, luminosi, confortanti e giovani. E poi si, chiamatemi miss perfettina, ma c’è anche della buona musica: on air ci sono di Pearl Jam.

Andrea Gabin ha aperto questo spazio da poco più di un anno ma il suo talento e la sua voglia di innovazione hanno portato la filosofia di “street food” a qualcosa di più importante a esser consumato in piedi davanti a un bancone. Il locale a mezzogiorno è pieno e dalla cucina si vedono uscire dei generosi sandwich, pizze colorate e stravaganti e i rolls… sì proprio i rolls! I famigerati panini newyorkesi che di solito vengono riempiti da sugosa aragosta al burro.

Gabin però è di più: è stile, eleganza e innovazione. Frequento spesso questo locale e tutte le volte resto sorpresa dalle proposte presenti nei menù che cambiano a ogni stagione.

Alla base di questa filosofia di street food mangiato in relax, comodamente seduti, c’è il pane. Le pizze, il pane in cassetta per i sandwich o i panini multicereali così ricchi di semini sono una nuvola di sofficità.

Chiedo spiegazioni ad Andrea Gabin sul suo “segreto”. Dopo anni di esperienza a far parte di team di chef stellati, Andrea decise di aprire il primo “Spazio Gabin” a Pasian di Prato (UD). “Da sempre mi affascinavano i cestini del pane dei ristoranti francesi, così ricchi di varietà, forme e gusti, ognuno abbinato a una pietanza differente” e da questa sua passione e curiosità, nacque la voglia di mettersi in gioco per creare qualcosa di unico, alla portata di tutti ma sopratutto di qualità.

Gli ingredienti principali? Una miscela di farine selezionate apposta per Gabin, macinate a pietra e multicereali, la giusta dose di buon lievito madre, un’alta idratazione dell’impasto da lievitare e un lungo riposo.

Bene, Andrea mi ha convinta. Oggi niente pizza, ma assaggerò i rolls del nuovo menù autunnale, rigorosamente con ingredienti di qualità.

Gambero Roll

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Arriva il mio primo assaggio: il Gambero Roll. Il pane nero multicereali è alla farina di segale e al suo interno racchiude un mix di sapori freschi. Ogni morso è una scoperta! Croccante misticanza, sugosi gamberi cotti alla piastra e delizioso finocchio fresco  e croccante affettato sottilmente.

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Da non dimenticare l’importanza della salsa d’accompagnamento. Un must per i rolls. Qui i gamberi sono arricchiti da una maionese alla polpa di frutto della passione, zenzero e un tocco di curry. Che ne dite di gustarvi questo roll sorseggiando dell’ottimo Sauvignon?

Baccalà Roll

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Mantecato secondo il metodo tradizionale, il cremoso baccalà del Baccalà Roll viene lavorato e “montato” esclusivamente con olio d’oliva, senza l’aggiunta di panna, latte o mascarpone. E poi la salsa d’accompagnamento, una maionese delicata condita con olio all’acciuga irrobustisce il piatto invogliandoti a dare un altro morso.

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Questa golosa farcitura è arricchita da peperoni piquillo, una varietà spagnola che finalmente ritrovo (dopo anni di vacanza in Spagna) proposta in un piatto a pochi km da casa, qualche acciughina saporita del Cantabrico e fiori di cappero. Un sorso di un buon vino bianco Friulano e un morso di Baccalà Roll.

Battuta Roll

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Ultimo ma non meno importante, per veri carnivori, il Battuta Roll è per chi ama la carne cruda in versione “tartare”. Questo roll racchiude i ricordi di una vacanza in Francia, rapportati a qualità tutta italiana: la carne di Fassona viene minuziosamente battuta al coltello condita leggermente e accompagnata da fresca misticanza, acciughine, capperi e senape al miele. Abbinata a questo Roll ci dissetiamo con una buona birra artigianale.

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Ogni Roll è accomunato dal croccante pane nero, ricco di semini e da delle deliziose patate Agata, cotte al vapore con la buccia, servite a fette e spolverate da un leggero pizzico di fiocchi di sale di Maldon e olio d’oliva. La giusta leggerezza per gustarsi al meglio questi deliziosi panini.

 Vi ho fatto venir gola? Troverete il menù aggiornato con le altre prelibatezze cliccando {qui}. Per un pranzo veloce, una cena a due o un incontro tra amici ecco gli indirizzi da prender nota:

gabin-indirizzi

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Pizza bianca al gorgonzola, zucca e rucola & Birra …

Il binomio perfetto, il più amato dagli italiani, soprattutto negli ultimi anni che le scelte più gourmand imperversano nel mondo della gastronomia.
Una ricerca commissionata a Doxa da AssoBirra, l’Associazione che rappresenta il 97% del mercato italiano della birra, conferma la forza di questo legame: secondo il sondaggio la maggior parte degli italiani, quando mangia una pizza, sceglie la birra. Ma c’è una novità: la pizza viene consumata soprattutto fra le mura domestiche, così come la birra.
L’abbinamento è nato per fare di necessità virtù. “Negli anni Cinquanta – racconta Alberto Frausin, presidente di AssoBirra – le pizzerie non avevano la licenza per somministrare alcolici con una gradazione superiore a circa 8% vol. Con vini e spiriti tagliati fuori, spazio alle birre, che solo in rari casi superano quella gradazione e si sono presentate agli avventori delle pizzerie come alternativa alcolica ai soft drink e all’acqua. Questo connubio, tutto italiano, ha funzionato ala perfezione, permettendo alla birra, fino ad allora consumata soprattutto nei bar, di farsi conoscere e apprezzare come bevanda da pasto, per di più in abbinamento ad un peso massimo della nostra tradizione gastronomica. E, non dimentichiamolo, in un contesto low-cost, dato che la pizzeria è il luogo che ha sdoganato presso le classi più popolari il pasto fuori casa, fino ad allora considerato roba da ricchi. La cena in pizzeria della famiglia italiana è un must degli anni Sessanta…”
Gli abbinamenti?
La qualità di questo incontro di sapori è confermata da Marco Bolasco, gastronomo esperto di birra e Direttore editoriale di Piattoforte.it: “Una birra con la pizza… a molti potrebbe apparire un abbinamento scontato ma è uno dei più interessanti che la nostra tavola sappia proporre. Tra gli abbinamenti più classici, come non citare quello tra la pizza Margherita e una Pils ben luppolata. Ma non dimentichiamo l’incontro tra la speziatura intensa di una Weizen e la Marinara, una delle nostre pizze più antiche, da riscoprire. Mentre la Quattro Formaggi, nata al Nord ma amata anche al Sud, è perfetta se accompagnata da una Ale. Ma c’è di più: oggi, la crescita della cultura della birra in Italia ha valorizzato identità, caratteri e sfaccettature di tanti stili e tipologie. Allo stesso tempo, è rinata la tradizione pizzaiola, che ha scelto i migliori ingredienti, la voglia di buoni prodotti del territorio e un po’ di sana creatività come terreno per cimentarsi con il desiderio di grande gastronomia a buon mercato. Una riscoperta gourmet che ha aperto nuovi territori a pizza & birra, tanto che sarebbe più corretto parlare di pizze & birre. Un abbinamento sul quale vale davvero la pena saperne di più.”
I giusti consigli invece ve li svela il Maestro Pizzaiolo Pino Arletto, un vero esperto nel settore: “Fatta in casa o in pizzeria, la pizza deve avere avuto una lievitazione di almeno 24 ore, in questo modo sarà buona e digeribile. L’impasto deve essere elastico, per questo serve una farina con un ricco contenuto proteico che crei una maglia glutinica forte. Sul fronte dei condimenti, ingredienti non eccessivamente umidi sono la chiave per una pizza non acquosa. Per una margherita, ad esempio, meglio utilizzare pomodori pelati e fiordilatte sgocciolati. Per la croccantezza della pizza, il segreto è la lavorazione: una spianatura dolce e in punta di dita è il segreto di una pizza fragrante e al tempo stesso croccante. La cottura, poi, deve durare fino all’imbrunimento. Se troppo lunga si rischia una pizza secca, al contrario una resa umida. Bruciarla è un peccato, per il gusto come anche per la salute…”

Per dare consigli e suggerimenti agli appassionati di Pizza&birra e “festeggiare” questo abbinamento storico, AssoBirra ha realizzato un’iniziativa editoriale in collaborazione con Giunti, con la creazione del blog “Di birra in pizza” sulla community Giunti Piattoforte.it, curato da Marco Bolasco e dalla redazione della piattaforma digitale. L’iniziativa, che vive anche su una sezione ad hoc del portale AssoBirra Birragustonaturale.it, racconterà il fenomeno pizza gourmet mappando i suoi protagonisti, spiegherà come riconoscere la pizza perfetta e distinguere i principali stili di birra, i segreti della spillatura della birra e le regole per mangiare sano e leggero, ripercorrendo la storia di Pizza&birra attraverso i migliori abbinamenti di ieri e di oggi e i luoghi comuni da sfatare.

#pizzaebirraamemipiaci

Partecipo all’iniziativa #pizzaebirraamemipiaci, promossa da Assobirra suggerendovi questa ricetta sfiziosa: una pizza bianca al gorgonzola, zucca e rucola… una goduria per il palato!
Pizza bianca al gorgonzola,
zucca e rucola
Ingredienti per 3 pizze
Lievitino
125 g di farina macinata a pietra
125 g di acqua tiepida
Mezzo cucchiaino di lievito naturale secco attivo
Impasto
Il lievitino
125 g di farina + un po’
Un cucchiaino di sale
Farcia
100 g di gorgonzola al mascarpone
200 g di zucca
3 manciate di rucola
sale, pepe, olio extravergine d’oliva

Ricordatevi: il segreto per una pizza buona, sana e digeribile è la lievitazione. Quindi armatevi di sana pazienza e rispettate tutti i tempi della lavorazione. Otterrete un sorprendente risultato.

Il primo giorno preparate il lievitino. Vi consiglio di prepararlo alla sera, prima di andare a dormire. Mescolate in una ciotola il lievito con l’acqua. Versate la farina e mescolate con una forchetta. Otterrete una pappetta collosa. Coprite la ciotola con un foglio di pellicola per alimenti. Avvolgetela in una coperta in modo che non risenta di correnti d’aria fredda e lasciatela lievitare a temperatura ambiente. Io lascio lievitare questo pre- impasto dalle 10 alle 12 ore.
Il secondo giorno preparate l’impasto per la pizza. Aggiungete al lievitino la farina. Incominciate a impastare. Aggiungete poi il sale. Impastate almeno per 15 – 20 minuti, fino a quando il composto non risulterà morbido.  Coprite con un foglio di pellicola per alimenti e lasciate lievitare fino a raddoppiamento del volume. Rilavorate l’impasto velocemente, formate di nuovo una palla e lasciatela lievitare di nuovo fino a raddoppiamento del volume.
Dividete l’impasto in 3 parti. Formate 3 palline. Adagiatele su un vassoio, copritele e riponetele in forno. Lasciatele maturare in forno per 24 ore.
Il terzo giorno, finalmente si mangia la pizza! Tagliate la zucca a dadini, conditela con 1 cucchiaino d’olio d’oliva, sale e pepe. Cuocetela a forno caldo (200°C) fino a quando non risulterà dorata. Mescolate il gorgonzola al mascarpone per ottenere una crema.
Accendete il forno a 240°C statico. Estraete le palline di impasto dal frigo. Stendete l’impasto per formare le pizze. L’ideale sarebbe infornare le pizze su delle lastre calde di pietra refrattaria in forno ma, in assenza di questa, mi sono arrangiata con delle comuni teglie. Infornate quindi la vostra pizza bianca, senza aggiungere (almeno per ora) nessun ingrediente della farcia. Posizionatela sul piano più basso del forno. Giratela ogni tanto in modo che la cottura sia uniforme alla base. Dopo 10 minuti, estraete la pizza dal forno, farcitela spalmando la crema di gorgonzola e la zucca a dadini. Infornatela di nuovo, questa volta sul ripiano più alto del forno. Cuocetela fino a doratura.
Una volta estratta dal forno, completatela aggiungendo una manciata di foglie di rucola.
E la birra? per questa pizza vi consiglio una Abbazia che ben accompagna il gusto dolce della crema di gorgonzola al mascarpone e la zucca. Queste tipologie di birre, sono prodotte con l’antico metodo dell’alta fermentazione; Di solito sono corpose e di forte contenuto alcolico, presentano una colorazione varia dall’oro carico, all’ambrato, al rosso cupo, al bruno scuro. Si richiamano alle birre che venivano anticamente prodotte in numerose abbazie belghe e che oggi seguono ricette di antichi monasteri. In Belgio. dove è piuttosto diffusa, è una birra ad alta fermentazione, decisamente alcolica e strutturata.

Calzoni di sponsali … come in Puglia!

I Calzoni sono un po’ l’emblema del Sud Italia. Sono chiamati anche Pazerotti e sono composti da un involucro di pasta da pizza, lavorato e reso simile a una mezzaluna, farcito al suo interno con verdure, salumi e formaggi. Questi calzoni di sponsali, tipici di tutta la Puglia, sono farciti con sponsali, olive, acciughe e origano fresco. Solitamente la si confeziona come una torta salata, ma io ho preferito dare a queste prelibatezza la tipica forma a mezzaluna. A volte i ripieni variano: al posto delle acciughe si può mettere perfino in baccalà… naturalmente potrete trovare numerose fonti d’ispirazione alla bottega pugliese di GioAnna a San Giovanni al Natisone.

Se ancora non avete capito cosa siano gli sponsali, scorrete la pagina e vi spiegherò tutto step by step.
Calzoni di sponsali
Ingredienti per 8 sponsali
(3 – 4 persone)
Per la pasta:
1 cucchiaino di lievito
125 ml d’acqua tiepida
mezzo cucchiaino di zucchero
180 g di farina 00 o 0
1 cucchiaino di sale
Per il ripieno:
400 g di sponsali
2 cucchiaini d’olio d’oliva
2 cucchiai di vino bianco
16 olive nere
16 filetti d’acciuga
origano fresco o secco
Per rifinire
1 cucchiaio d’acqua
2 cucchiaini d’olio d’oliva
farina di semola
Gli sponsali sono i bulbi non ingrossati delle cipolle porraie la cui produzione è di nicchia. Ho trovato inoltre questa simpatica informazione: “sponsali” deriverebbe da “sposalizio” il termine che indicava matrimonio, fino a poco tempo fa era, infatti, sostituito da “sposalizio” (dal latino “sponsus” che vuol dire “promesso sposo”). Si narra che sin dall’epoca romana, prima del matrimonio si festeggiava la “sponsalia”, cioè la “promessa”: momento in cui i futuri sposi si impegnavano a concretizzare la loro unione anche giuridicamente, oltre che affettivamente. Durante la “Cena degli Sponsali” agli ospiti era servita proprio una torta di cipolle. Questa storia ha dato poi origine al “Calzone con gli sponsali”.
Se non trovate questi tipi di cipollotti, potete sostituire gli sponsali con lo stesso quantitativo di cipolla bianca o di porro.
Mondate, lavate e affettate gli sponsali. Fateli appassire in una padella antiaderente con 2 cucchiani d’olio, sale e pepe. Sfumate con il vino bianco, coprite e fate andare a fuoco lento fino ad ammorbidire il tutto. Se necessario, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua. Una volta cotti ed asciugati, gli sponsali dovranno risultare morbidissimi. Lasciateli raffreddare.
A dare sapidità al ripieno saranno le acciughe sott’olio: da GioAnna ho trovato delle meravigliose acciughe pugliesi. A donare invece profumo, ci sarà l’origano fresco. Se non trovate l’origano fresco, sostituitelo con quello secco.
Le olive nere sono un’altro ingrediente di questa ricetta. Pensate alla produzione di olio in Puglia… le olive sono la materia prima. Vengono coltivati numerosi tipi: ne sono stati contati ben 50 varietà.
Preparate l’impasto dei Calzoni: mescolate il lievito con lo zucchero e l’acqua tiepida e lasciate riposare per 20 minuti. Versate poi il tutto sulla farina e incominciate a impastare. Aggiungete anche il lievito. Impastate il tutto per 15 minuti fino a quando il composto risulterò liscio. Incidetelo poi a croce e lasciatelo lievitare sotto a un canovaccio umido al riparo da correnti d’aria per circa 1 ora – 1 ora e mezza, fino a quando avrà duplicato il suo volume.
Una volta lievitato, suddividete l’impasto in 8 parti. Formate 8 palline e lasciatele riposare 10 minuti. Infarinato il piano da lavoro e stendete le palline: cercate di formare dei dischi dal diametro di 10 cm circa.
Aggiungete al centro di ogni disco di pasta 1 cucchiaio di sponsali stufati, 2 olive tagliate a metà, 2 filetti d’acciuga e origano fresco. Inumidite il bordo e chiudete il disco a forma di mezzaluna sigillandolo con i rebbi di una forchetta.
Scaldate il forno a 200°C statico. Rivestite di carta forno una teglia. Sbattete con una forchetta 1 cucchiaio d’acqua assieme a 2 cucchiaini di olio d’oliva per formare un’emulsione. Spennellate l’emulsione sulla carta forno e spolverate con semola. Adagiate i Calzoni, spennellateli con l’emulsione e spolverate anch’essi con farina di semola. Non dimenticatevi di bucherellarli con uno stuzzicadenti in modo che non si formi liquido o umidità al loro interno.
Infornateli e cuocete per 20 minuti circa, fino a quando saranno belli dorati.
Una volta cotti lasciateli raffreddare leggermente a temperatura ambiente.
Potete accompagnarli con una salsa di pomodoro isaporita con uno spicchio d’aglio e basilico. Sono ottimi anche freddi o leggermente riscaldati. Credo che siano anche delle ottime idee per un brunch o per un pic nic!
 
 
Sottoli, acciughe, la farina di semola, formaggi, salumi e quant’altro vi suggerisce la vostra fantasia per arricchire i vostri calzoni, li potete trovare ne 
 
La bottega GioAnna di Andriola G. & C. Snc 
si trova in via Bolzano, 6/8
33048 San Giovanni al Natisone (Udine) 
 
Il negozio è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
 
La domenica e il lunedì il negozio è chiuso
Al mercoledì, il negozio viene rifornito di prodotti freschi come pane e formaggi direttamente dalla Puglia.
 
e-mail: info@gioanna.net
 

La focaccia barese

Da un po’ di tempo sono ritornata a mettere le mani in pasta e a panificare. Grazie anche alle mille ricerche sulla cucina pugliese per la bottega di GioAnna, non potevo restar indifferente davanti a questo ben di Dio! Paese della Puglia che vai, focaccia che trovi: la barese è condita con pomodorini, quella di Altamura con cipolle e olive e quella di Lecce è bianca. Ogni località e perfino ogni famiglia ha la sua ricetta.
Ho trovato numerose curiosità sulla focaccia pugliese:
 La focaccia è inoltre un simbolo così importante per i pugliesi che lo scrittore Vittorio Stagnani scrisse il libro edito da Progedit, “La luna e la focaccia”. Egli riguardo a questo antico cibo di strada scrisse:
I baresi crescono a latte e focaccia. Ed è vero! Per il barese la focaccia è qualcosa di importante, è il cibo da strada per eccellenza, serve a “scacciare” l’appetito tra un pasto e l’altro, è l’alimento che accompagna le partite di calcio insieme agli amici, è la merenda preferita dai ragazzi baresi nell’intervallo delle lezioni a scuola.
Giovanni Panza, pittore, poeta e scrittore, ne inventò perfino una rima:
 

Che taralle e che fecazze 

Tu t’allicche le mestazze. 

Come calde d’o furne iesse   

Pu uaddore diviinde fesse. 

(Tarallini e focaccette/ son delizia del palato/ così buone, così schiette,/ dal profumo sei incantato).
 
Non posso non citare un film documentario diretto daNico Cirasola: “Focaccia Blues“, la vera storia della focaccia che mangiò l’hamburger.
 
Il film ripercorre i fatti relativi ad una vicenda realmente accaduta ad Altamura, grosso centro della provincia di Bari, famoso per il suo pane a denominazione di origine protetta. Nel 2001 venne inaugurato il primo fast food McDonald’s. Pochi mesi dopo, il panettiere Luca Di Gesù, con il fratello Giuseppe, aprì poco lontano una piccola focacceria. Dopo appena un anno, il fast food fu costretto a chiudere per mancanza di clientela, in parte causata dalla concorrenza della focacceria. Partendo da questo fatto, un giornalista si reca negli States per raccontarlo.
Nel 2002, la vicenda fu ripresa in gran parte del mondo, in Italia, in Francia dal quotidiano Libération e negli USA dal quotidiano The New York Times.
Il film è stato girato in gran parte proprio ad Altamura, con alcune scene nella vicina Gravina in Puglia (città natale del regista) e altre a New York, con il contributo della Regione Puglia e della Apulia Film Commission.
 
 
La focaccia barese è caratterizzata dalla presenza di patate lessate nell’impasto che donano una sofficità unica. La farcitura invece è a base di pomodorini e olive nere. Voi potete utilizzare qualsiasi altro ingrediente che più vi piace. Gli ingredienti tipici come sott’oli, olive, formaggi freschi e salumi, li potete trovare da GioAnna, la bottega di prodotti tipici pugliesi.
Ecco i contatti della bottega:
GioAnna di Andriola G. & C. Snc
via Bolzano, 6/8
33048 San Giovanni al Natisone (Udine) 
 
Il negozio è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
La domenica e il lunedì il negozio è chiuso
Al mercoledì, il negozio viene rifornito di prodotti freschi come pane e formaggi direttamente dalla Puglia.
 
e-mail: info@gioanna.net
 
 
La ricetta trae ispirazione da quella del Consorzio della Focaccia Barese, ma non avendo il lievito madre ho giocato d’astuzia e il risultato è stato più che perfetto!
Seguite la ricetta step by step.
La focaccia barese
 
Ingredienti per 1 focaccia tonda
di diametro di circa 24 – 26 cm
 
Per preparare il lievitino vi occorrono:
150 ml d’acqua tiepida
150 g di farina 0
2 g di lievito di birra secco attivo
un pizzico di zucchero
Gli altri ingredienti sono:
100 g di semola rimacinata di grano duro (fine) + extra per spolverare
1 cucchiaino di sale
25 ml d’olio extravergine d’oliva
1 patata cruda da 50 g
(1 -2 cucchiai extra d’acqua per l’impasto, se servono)
pomodorini ciliegino, aglio, origano, olio e olive
Ecco il mio piccolo segreto: la sera prima si prepara il lievitino. Si mescola in una ciotola l’acqua, la farina, il lievito con un pizzico di zucchero. Si copre con della pellicola e si lascia lievitare a temperatura ambiente per 12 ore. Solitamente lo si prepara la sera per la mattina.
Il giorno dopo, lessate la patata e passatela nello schiaccia patate. Lasciate raffreddare.
Radunate nell’impastatrice il lievitino, la semola, la patata e avviate. A filo aggiungete l’olio e, quando si sarà formata una palla, aggiungete il sale. Impastate per circa 10 – 15 minuti fino a quando l’impasto diventa molto liscio.
Potete impastare sia con un robot da cucina, o anche a mano. Vi consiglio caldamente di impastare a macchina perchè l’impasto della focaccia è molto umido.
Io per impastare utilizzo per esempio, la macchina del pane nella modalità solo impasto.
Una volta impastato per 15 minuti circa, lasciate lievitare 1 ora. Rilavorate poi l’impasto per 5 minuti e lasciatelo di nuovo a lievitare per un’altra ora. Alla fine il suo volume sarà anche triplicato: questo grazie alla forza del lievitino preparato in precedenza e alla lavorazione che ha permesso una buona areazione.
L’impasto risulterà molto appiccicoso e dovrete spolverarlo con della semola per estrarlo dal contenitore. Spolverate di semola anche la spianatoia.
Aiutandovi con un po’ di farina formate una palla.
Riponete l’impasto nella teglia tonda, meglio se ricoperta di carta forno leggermente unta e, con le mani, appiattite l’impasto in modo da formare un disco regolare. Una specie di pizza.
Spennellatela con un po’ d’olio e copritela con della pellicola. Lasciatela lievitare almeno 2 ore in un luogo caldo, al riparo da correnti d’aria.
Nel frattempo marinate i pomodorini: tagliateli a metà e conditeli con sale, olio, uno spicchio d’aglio schiacciato (che poi eliminerete) e origano…
L’origano è fondamentale nella farcitura della focaccia barese. Vi consiglio di acquistare una piantina aromatica di origano in modo che possiate utilizzarlo fresco. In sapore è leggermente diverso da quello essiccato e sono sicura che ve ne innamorerete!
Una volta pronta la base lievitata della focaccia, non vi resta che scaldare il forno statico a 240°C, farcirla con olive, pomodorini, origano e un giro d’olio e infornarla per 15 – 20 minuti sul ripiano inferiore del forno.

Quando la focaccia sarà dorata, per esser sicuri che il suo interno sia cotto, fate la prova stecchino: se lo stecchino uscirà asciutto allora la focaccia barese sarà cotta.

Lasciatela leggermente intiepidire e servitela tagliata a fette accompagnata da un’ottima birra bionda. La focaccia barese è buona anche il giorno dopo: leggermente scaldata sotto il grill, diventerà croccante e molto appetitosa. Vi ricordo che potete trovare anche numerosi ingredienti da GioAnna per farcire come più vi piace la vostra focaccia!