Pici alla norcina

Patrimonio culinario italiano, questo primo piatto racchiude tutti i profumi dell’Autunno. Il condimento alla norcina è tipico di Norcia, a base di salsiccia umbra e tartufo nero. Continua a leggere “Pici alla norcina”

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Pasta al forno con melanzane e scamorza

Una pasta al forno da servire tiepida, emblema dell’italianità, prima di partire per un tour in Slovenia. Arrivederci a dopo ferragosto con tante nuove ricette per voi!

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Pasta e ceci

Continua a leggere “Pasta e ceci”

Pasta pasticciata alle verdure (senza glutine)

Poco tempo per preparare un primo piatto goloso, sostanzioso e ricco di verdure di stagione? La pasta pasticciata farà al caso vostro. Condita con verdure colorate, preparata con una vellutata besciamella senza glutine e con la pasta BIO al mais, grano saraceno e riso di Piaceri Mediterranei, diventerà un must per i vostri pranzi domenicali e non solo. Potrete prepararla il giorno prima, conservarla in frigorifero e infornarla il giorno dopo. Continua a leggere “Pasta pasticciata alle verdure (senza glutine)”

Spaghetti di riso alla carbonara di carciofi (senza glutine)

La primavera è alle porte ed è tempo di primizie! Se dal verduriere di fiducia troverete freschi carciofi romani non fatevi scappare questa deliziosa carbonara con un tocco vegetale.

La carbonara di carciofi è un primo piatto tradizionale cucina italianagustoso e rustico. Si tratta di una semplice pasta alla carbonara a cui vengono aggiunti dei carciofi saltati in padella. Preparate questo piatto se volete un primo sostanzioso, soprattutto in primavera quando è facile trovare in commercio carciofi novelli, teneri e saporiti. Il formato di pasta utilizzato può variare a seconda dei gusti, ma il più consigliato sono gli spaghetti di riso semigreggio trafilati in bronzo di Piaceri Mediterranei. Utilizzate tuorli d’uova fresche preferibilmente allevate a terra. La pasta alla carbonara è un piatto proveniente dal Lazio, conosciuto in tutto il mondo, che si prepara con pochissimi ingredienti, facile e veloce da realizzare.

Carbonara ai carciofi senza glutine 2

Spaghetti di riso
alla carbonara di carciofi

Ingredienti per 4 persone

300 g di spaghetti di riso semigreggio Piaceri Mediterranei, 4 carciofi grandi o 8 cuori di carciofo già mondati, 1 spicchio d’aglio, 75 g di guanciale, 4 tuorli d’uovo, 50 g di pecorino grattugiato, timo fresco per guarnire, sale e pepe, olio extravergine d’oliva q.b.

La preparazione di questa pasta fa uno strappo alla regola: gli spaghetti di riso semigreggio tendono ad attaccarsi tra di loro per la presenza di amido. Preservando un mestolo di acqua di cottura della pasta, unendolo in mantecatura in pentola, otterrete un risultato cremoso ottimale.

Carbonara ai carciofi (1)

Procedimento

Mondate i carciofi eliminando le foglie esterne più dure, quindi affettateli finemente. Tritate l’aglio e soffriggetelo per un paio di minuti assieme a 3 cucchiai d’olio d’oliva. Aggiungete i carciofi, il guanciale, poco sale e pepe. Cuocete il tutto a fuoco dolce per 8 – 10 minuti.

Nel frattempo lessate gli spaghetti di riso semigreggio Piaceri Mediterranei in abbondante acqua bollente salata. Cuoceteli per 10 -12 minuti, poi scolateli preservando un mestolo d’acqua di cottura.

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Versateli nella padella assieme al guanciale e ai carciofi, unite i tuorli sbattuti e mescolate velocemente il tutto lontano dal fuoco aggiungendo, poca acqua di cottura, se serve, per ottenere una salsa cremosa. A questo punto, unite il pecorino grattugiato e impiattate.

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Guarnite ogni piatto con qualche fogliolina di timo fresco e un’abbondante macinata di pepe nero.

Carbonara ai carciofi 3

Tagliolini al ragù di lenticchie e ricotta infornata

Il connubio legumi – cereali integrali, rende questo primo piatto nutriente e gustoso. Le lenticchie si trasformano in un valido sostituto della carne in un gustoso ragù impreziosito da funghi porcini freschi e dalla delicata ricotta infornata della Fattoria Bio Zoff di Borgnano (Gorizia). Ideale per i giorni di festa e i pranzi rustici tra amici.

tagliatelle al ragù di lenticchie e ricotta infornata 2

Tagliolini al ragù di lenticchie e
ricotta infornata

Ingredienti per 4 persone

300 g di tagliatelle integrali, 80 g di lenticchie secche messe in ammollo per 10 ore, 5 g di funghi porcini secchi ammorbiditi in acqua, 100 g di funghi porcini freschi puliti, mezzo porro, 1 carota, 1 gamba di sedano, mezza tazza di vino bianco, 200 g di passata di pomodoro, due rametti di timo e rosmarino, 100 g di ricotta infornata, 1 tazza d’acqua, 3 cucchiai d’olio extravergine di oliva, sale e peperoncino.

Se non trovate i funghi porcini freschi, potete sostituirli con quelli surgelati oppure con i più comuni champignon.

tagliatelle al ragù di lenticchie e ricotta infornata 1

Procedimento

Ammollate i funghi secchi in acqua calda. Una volta ammorbiditi, scolateli e teneteli da parte.

Tritate finemente il sedano, la carota e la cipolla. Fate soffriggere le verdure assieme all’olio e a un pizzico di sale. Unite i porcini a pezzettini, i funghi secchi tritati e le lenticchie. Insaporite con sale, peperoncino, le erbe aromatiche tritate e mescolate bene. Sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. Unite quindi la passata di pomodoro e un po’ d’acqua. Coprite e cuocete a fuoco dolce per 1 ora aggiungendo, se necessario, un po’ d’acqua il cottura.

Lessate le tagliatelle integrali in abbondante acqua salata bollente. Scolatele, unitele al ragù di lenticchie e mantecate bene il tutto. Servite le tagliatelle cospargendole di ricotta infornata sbriciolata.

 

Vincisgrassi marchigiano

Non la solita lasagna o “pasticcio” come si dice qui il Friuli. Il Vincisgrassi viene dalle Marche ed è un tripudio di sapori e profumi rustici, ideale per chi ama i gusti forti della carne e gli sformati di pasta al forno.

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Una sottile sfoglia di pasta fresca, un ragù tagliato al coltello e una generosa spolverata di parmigiano sono i 3 semplici ingredienti di questa lasagna. Il ragù – e che ragù! – è composto da manzo e fegatini di pollo tritati da un affilatissimo coltello e cotti dolcemente con verdure e vino rosso. Nella tradizionale ricetta il ragù veniva arricchito con altre ragaglie non solo di pollo ma anche di anatra. La besciamella? In molte versioni è presente, in altre no, a voi la scelta.

Il nome e l’origine di questo piatto si perdono nella storia. La versione più appetibile chiama in causa il generale austriaco Windisch Graetz, presente in zona per le guerre napoleoniche sul finire del 1700. Secondo questa storia fu il cuoco personale del generale ad ideare questo piatto per sfamare le truppe con le materie prime presenti nel territorio.Vincisgrassi quindi, secondo questa teoria, deriverebbe dalla storpiatura del nome del generale.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete trovare la mia ricetta del Vincisgrassi marchigiano cliccando {qui}.

Tagliolini al prosciutto di San Daniele e finferli

I finferli sono conosciuti anche come funghi gallinacci, gallucci o gialletti e con altri nomi regionali. La loro denominazione scientifica è Cantharellus cibarius. Questa varietà di funghi si presta nella preparazione di diverse portate: sono dei funghi dal sapore molto deciso e sono ottimi in questa stagione. Oltre al semplice contorno da accompagnamento a carni, con i finferli si possono creare saporiti sughi: oggi un primo piatto classico, come i tagliolini al prosciutto di San Daniele, incontra un fungo prelibato!

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Tagliolini al prosciutto di San Daniele e finferli

Ingredienti per 4 persone

Per i tagliolini: 150 g di farina 0, 50 g di farina di grano duro rimacinata più un po’ per lo spolvero della sfoglia, 2 uova, un goccio d’olio, un pizzico di sale, acqua se serve.

Per il condimento: 1 scalogno, 150 g di prosciutto crudo di San Daniele affettato un po’ grosso, 400 g di funghi finferli, 200 ml di panna, una noce di  burro, 2 cucchiai d’olio d’oliva, un mazzetto d’erba cipollina, sale e pepe.

Se non trovate o non vi piacciono i finferli, potete sostituirli con dei champigon bianchi o cremini, oppure con 2 bei funghi porcini grandi affettati.

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Procedimento

Preparate la pasta fresca: in una ciotola mescolate le farine assieme al sale. Sgusciate al centro le uova, e sbattetele assieme all’olio. Incominciate a lavorare il tutto con una forchetta. Proseguite poi lavorando la pasta con le mani su una spianatoia. Aggiungete farina se l’impasto dovesse risultare troppo umido, o qualche cucchiaio d’acqua ghiacciata se dovesse risultare troppo asciutto. Una volta ottenuto un impasto omogeneo ed elastico, fatelo riposare per 30 minuti coperto da un telo. Stendete poi la pasta con un mattarello o aiutandovi con la macchina per la pasta fino ad ottenere una sfoglia sottile 3 – 5 millimetri. Infarinatela, avvolgetela morbidamente su se stessa e con un coltello affilato tagliate i tagliolini. Disponeteli su un piano infarinato con la farina di semola e lasciateli asciugare a temperatura ambiente.

Pulite accuratamente i funghi finferli con un pennellino o con un panno per eliminare eventuali residui terrosi. Sciacquateli velocemente sotto l’acqua corrente e asciugateli bene. Tritateli grossolanamente lasciando qualche fungo intero.

Tritate lo scalogno e fatelo appassire in una padella con 3 cucchiai d’olio. Unite i funghi, salate, pepate e sfumate con il vino bianco. Fate asciugare bene il tutto.

A parte fate fondere il burro. Tritate finemente il prosciutto crudo di San Daniele e cuocetelo per qualche minuto nel burro. Aggiungetelo infine ai funghi assieme alla panna. Proseguite la cottura per 5 minuti. Poi spegnete il fuoco e coprite.

Portate a ebollizione l’acqua con un pugnetto di sale e lessate per 2 – 3 minuti i tagliolini. Scolateli, versateli nella padella con il sugo al prosciutto di San Daniele e finferli, accendete il fornello e mantecate bene il tutto. Ultimate con l’erba cipollina tritata. Impiattate e servite caldo.

Il vino in abbinamento

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Ragù di maiale e melanzane ai semi di finocchio

Adoro i ragù, cotti lentamente in padella facendo sobbollire deliziosamente il sugo. Il ragù della mia infanzia è quello della nonna, rigorosamente di carne di maiale tritata, qualche salsiccia sbriciolata, un soffritto fatto come si deve e l’immancabile cannella. Cotto a puntino e meravigliosamente saporito, andava a condire soffici gnocchi preparati al momento con le patate vecchie dell’orto. Era il pranzo tipico della domenica.

Sulle orme di questa tradizione culinaria, ho imparato a impreziosire ogni preparazione con qualche spezia “per dare un tocco in più” e per caratterizzare maggiormente il piatto. Vi propongo un gustoso ragù, anch’esso di maiale arricchito da melanzane cotte lentamente e profumato da semini di finocchio pestati.

Ragù di maiale e melanzane ai semi di finocchio 1

Ragù di maiale e melanzane ai semi di finocchio

Ingredienti per 4 persone

300 g di polpa di maiale macinata, 1 cipolla, 1 melanzana, 2 cucchiaini di semi di finocchio, mezzo bicchiere di vino bianco secco, mezzo bicchiere di brodo di verdure caldo o di acqua calda, 4 cucchiai di polpa di pomodoro, olio extravergine di oliva, basilico, sale e pepe

Per un gusto in più potete aggiungere un pizzico di cannella e di peperoncino, oppure potete sostituire i semi di finocchio con dei semini di kümmel o cumino del prati.

Ragù di maiale e melanzane ai semi di finocchio 2

Procedimento

Tritate finemente la cipolla e fatela appassire dolcemente assieme a 2 cucchiai d’olio d’oliva e ai semi di finocchio pestati al mortaio. Cuocetela per 5 minuti. Aggiungete poi la carne di maiale macinata, insaporite con sale e pepe e lasciate dorare leggermente il tutto.

Sfumate con il vino bianco, aggiungete la polpa di pomodoro, il brodo (o l’acqua calda), coprite con un coperchio e abbassate la fiamma al minimo. Lasciate sobbollire per almeno 1 ora. Se necessario, aggiungete un po’ d’acqua in cottura.

Nel frattempo, mondate la melanzana e riducetela a dadini. Riponetela in una  ciotola capiente, salatela leggermente e lasciatela riposare per una ventina di minuti in modo che si ammorbidisca.

Scaldate in una padella 2 cucchiai d’olio e rosolate i dadini di melanzana fino a quando non saranno morbidi. Aggiungeteli a questo punto al ragù di maiale che avrà terminato la cottura. Mescolate bene il tutto. Profumate con delle foglie di basilico fresco.

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Con questo ragù rustico, aromatico e saporito si abbina bene una pasta lunga e ruvida come ad esempio delle pappardelle, oppure delle reginette. Alternativamente dei gustosi spaghetti alla chitarra.

 

Pennette al pesto di tarassaco

Questo è il miglior momento per raccogliere le foglie di tarassaco, depurativo naturale e buon alleato di fegato e reni. A casa mia le talis o lis lidrichesis di solito vengono accuratamente lavate e poi sbollentate per esser gustate condite con olio, aceto, sale e pepe oppure, la soluzione migliore è il consumo a crudo in insalata. La ricetta tradizionale è molto semplice: si fa fondere a fuoco basso del lardo pestato fatto sciogliere, lo si sfuma con l’aceto e si versa questo intingolo bollente direttamente sulle foglie di tarassaco, rendendole così più tenere e saporite. Secondo il consiglio del grande chef carnico Gianni Cosetti, l’abbinamento ottimale di questa insalata è con le uova sode. Ma delle talis non solo si utilizzano le foglie. I boccioli possono essere conservati in salamoia o in agrodolce, similmente ai mediterranei capperi.

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Il gusto amaro del dente di leone richiama quello della cicoria. Questa piatta viene infatti anche chiamata cicoria matta, non solo per il sapore, ma anche per la forma frastagliata delle foglie.

Se amate questi sapori forti e genuini, provate a sperimentare la mia ricetta: tramutate queste foglie in un gustoso pesto per condire la pasta (rigorosamente integrale).

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna potete trovare la mie pennette al pesto di tarassaco cliccando {qui}.

Tagliatelle integrali all’avena e noci con ragù di funghi

Mi sono appassionata negli ultimi tempi alle farine integrali, tant’è che la mia dispensa si è riempita subito di farine di quinoa, di riso, di farro, di miglio, di segale e d’avena. Adoro quest’ultima, perché il suo sapore quasi di nocciola rende qualsiasi ricetta molto gustosa.

L’avena è un cereale dalle mille proprietà: in fiocchi, la mattina è molto salutare se consumata sottoforma di porridge, una sorta di crema d’avena da gustare con composta di frutta (senza zucchero) o miele. Essendo fonte di carboidrati a lenta digestione, non crea picchi insulinici, ed è quindi un cereale a basso contenuto glicemico e a lento rilascio di zuccheri. Consumare una ciotola di pudding vi farà sentire sazi, in forma e scattanti per tutta la mattinata. Il cereale, invece, lo prediligo nelle zuppe, ricche di verdure di stagione – da provare assieme alla zucca, cavolo nero e cannellini – mentre con la farina non solo si possono preparare croccanti biscotti e frolle  ma anche la si può utilizzare nella preparazione di pane e di pasta.

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Tagliatelle integrali alla farina d’avena e noci con ragù di funghi

Ingredienti per 4 – 5 persone

Per le tagliatelle: 120 g di farina integrale, 80 g di farina d’avena, 20 g di gherigli di noce, 2 uova, un pizzico di sale.

Per il ragù di funghi: 500 g di funghi a piacere (champignon, porcini, chiodini o misti) 1 carota, mezza cipolla, 1 gambo di sedano, mezzo bicchiere di vino bianco, un mazzetto di prezzemolo tritato, olio extravergine di oliva, sale  e pepe.

Nella preparazione delle tagliatelle potete sostituire la farina integrale con una semi integrale di tipo 2, meno grezza e un po’ più facile da lavorare.

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Procedimento

Per le tagliatelle: frullate in un mixer la farina integrale assieme alla farina d’avena ai gherigli di noce e il sale. Versate il tutto sulla spianatoia e formate la fontana. Sgusciate al centro le uova e incominciate a impastare il tutto aiutandovi con una forchetta. Passate poi a impastare con le mani fino ad ottenere una palla soda d’impasto. Lasciatela riposare per almeno 20 minuti.

Stendete l’impasto per le tagliatelle servendovi dell’apposita macchinetta oppure di un mattarello fino al raggiungimento di una sottile sfoglia. Lasciatela asciugare per almeno 30 minuti prima di infarinarla leggermente, avvolgerla su se stessa e tagliate le tagliatelle con un coltello affilato. Riponete le tagliatelle su un vassoio infarinato e lasciatele seccare all’aria. Cuocete poi le tagliatelle in abbondante acqua salata per almeno 6 – 8  minuti.

Per il ragù di funghi: tritate finemente la carota assieme alla cipolla e al sedano. Rosolate le verdure assieme a 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva. Nel frattempo, pulite e mondate i funghi. Versateli nel soffritto e fate dorate bene il tutto. Sfumate con il vino bianco, salate e pepate e continuate la cottura per almeno 10 minuti. Al momento di scolare la pasta, preservate 1 mestolo d’acqua di cottura.

Mantecate le tagliatelle nel ragù di funghi aggiungendo poca acqua di cottura. Insaporite il tutto con il prezzemolo tritato, mescolate e servite completando il piatto con un’abbondante grattata di formaggio stravecchio.

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Paccheri al ragù di lenticchie con guanciale e crema di burrata

I paccheri, sono un tipo di pasta partenopeo, dalle origini molto curiose. Un tempo si diceva che ne bastavano pochi, viste le loro dimensioni, per saziare i commensali ed erano quindi un piatto economico dal punto di vista delle quantità.

paccheri vengono anche chiamati “schiaffoni” proprio perchè il suono del riversamento di questa pasta nel piatto assomiglia proprio a uno schiaffo o, come direbbe un vero napoletano, a una pacca. Questo formato di pasta è ideale ad accogliere sughi abbastanza liquidi, data la ruvidità tipica della pasta di Gragnano, oppure a base di pesci saporiti.

Per ricordare il Nuovo Anno appena arrivato provateli nella versione arricchita da guanciale, lenticchie di Catelluccio e crema di burrata.

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Paccheri al ragù di lenticchie con guanciale e crema di burrata

Ingredienti per 4 persone

30 – 35 paccheri (8 a testa), 150 g di lenticchie secche, 1 foglia di alloro, 1 rametto di rosmarino, una carota, mezza cipolla, un piccolo pezzetto di sedano, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, mezza tazza di brodo caldo, 100 ml di vino bianco, 200 g di burrata, 50 ml di panna fresca di cucina, 150 g di guanciale, un rametto di timo fresco, sale, peperoncino, olio extravergine di oliva.

Per questa ricetta ho utilizzato le lenticchie di Castelluccio secche. Se siete di fretta, potete utilizzare le lenticchie già cotte in barattolo da 400 ml (peso scolato di circa 250 g). Ricordatevi di scolarle bene e sciacquarle sotto l’acqua corrente prima dell’uso. Se vi piace, potete sostituire la classica burrata con la burrata affumicata dal profumo più intenso e aromatico.

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Procedimento

La sera prima mettete in ammollo le lenticchie di Castelluccio in abbondante acqua. L’indomani scolatele, mettetele in una pentola con dell’acqua fredda, la foglia d’alloro e una presa di sale. Fatele bollire per almeno 30 minuti fino a quando incominceranno a intenerirsi. Scolatele.

Preparate a parte un trito di sedano, carota e cipolla. Tagliate a listarelle il guanciale. Versate 3 cucchiai d’olio in una padella e fate soffriggere le verdure con il guanciale. Profumate con un rametto intero di rosmarino che toglierete a fine cottura. Aggiungete le lenticchie, il peperoncino, il concentrato di pomodoro e sfumate con il vino bianco. Quando questo sarà evaporato, versate il brodo caldo e fate cuocere il tutto lentamente per una ventina di minuti. Regolate di sale alla fine.

Aprite la burrata e versatela a pezzi in un brocca assieme alla panna. Frullate con il frullatore a immersione fino ad ottenere una crema. Lasciate poi temprare la crema di burrata a temperatura ambiente.

Lessate i paccheri in abbondante acqua salata con l’aggiunta di un goccio d’olio in modo che non si attacchino tra di loro e sul fondo della pentola. Fateli cuocere per 18 – 20 minuti, conservate un mestolo d’acqua di cottura e, una volta al dente, scolateli bene. Tuffateli nel ragù di lenticchie e guanciale e fateli mantecare bene aggiungendo, se necessario,  l’acqua di cottura che avevate tenuto da parte.

Suddividete la crema di burrata nei piatti, adagiate i paccheri sulla crema e ultimate con qualche cucchiaiata di lenticchie e foglie di timo. Servite subito.

Spätzle tirolesi allo speck e cipolle stufate

Gli spätzle sono dei gnocchetti preparati con un semplice impasto a base di farina, uova fresche e latte. Una volta preparato questo composto lo si lascia riposare per qualche ora. Si fa poi bollire dell’acqua e, utilizzando lo speciale attrezzo simile a una grattugia, si fanno cadere delle goccioline di impasto. Una volta a galla vengono cotte pochi minuti e vengono poi raccolte con un mestolo e tuffati in un saporito condimento.

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Gli spätzle, che non dialetto svevo significa passerotto, provengono dalle zone di lingua tedesca come l’Alto Adige, l’Austria, la Germania e la Svizzera. Non solo vengono proposti come un primo piatto, conditi come vuole la tradizione con cipolle e speck o pancetta affumicata, ma ben si prestano a esser un accompagnamenti di brodi e minestre (al posto della pastina) oppure come intingolo a stufati di carne come il gulash.

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Questo tipo di gnocchetti, davvero gustosi e facili da preparare, potete trovarli sul sito di  Ricette della Nonna cliccando {qui}.

Spaghetti integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Un primo piatto sfizioso, che richiama proprio i sapori dell’estate. Rustico, grazie al sapore degli spaghetti integrali e pesto leggermente croccante, e succoso, condito da dolci pomodorini caramellati e da olio buono.

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Per realizzare il pesto ai pistacchi, ho utilizzato il nuovissimo Power Blender della Severin. Si tratta di un frullatore adatto a preparare salse & pesti, smoothies a base di verdura, smoothies di frutta. Inoltre è un potentissimo tritaghiaccio e trita caffè e noci. Grazie a un termometro, misura la temperatura dei cibi da frullare ed è ottimale per preparare minestrine, zuppe e pappe per i bimbi. Che dire… #loveseverin !!!

Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 2

Spaghettini integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Ingredienti per 4 persone

250 g di spaghetti integrali BIO, 60 g di pistacchi non salati sgusciati, 3 rametti di basilico più qualche foglia per decorare, 400 g di pomodorini pachino, 1 cucchiaino di zucchero, 6 olive verdi, 3 filettini d’acciuga, mezzo spicchio d’aglio, 60 – 80 ml d’olio extravergine d’oliva, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaio di pecorino, sale e pepe.

Per dare un tocco piccantino al pesto, unite una manciata di foglie di rucola e dimezzate la quantità di basilico. Se invece lo desiderate più aromatico, unite 3 foglie di menta fresca.

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Incominciate preparando i pomodorini caramellati. Lavate i pomodorini e tagliateli a metà. Salateli e lasciateli riposare per 30 minuti in modo che perdano parte della loro acqua di vegetazione. Asciugateli poi con un foglio di carta da cucina riponeteli in una ciotola. Insaporiteli con lo zucchero, allineateli su una teglia e cuoceteli a 100°C per 1 ora.Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 4

Preparate poi il pesto lavando le foglie di basilico e asciugandole bene. Radunate poi i pistacchi assieme a olive, aglio, acciughine, formaggi grattugiati, un pizzico di sale, nella brocca del frullatore. Per questa operazione ho impostato il Power Blender Severin nella funzione “Salsa”. Ricordatevi di tappare sempre il frullatore prima del suo avvio. Versate poi a filo l’olio fino a quando non otterrete un composto grumoso ma ben amalgamato.

Cuocete gli spaghetti in abbondate acqua bollente salata. Quando si saranno cotti, conservate qualche mestolo d’acqua di cottura. Scolateli bene a amalgamateli al pesto. Aggiungete i pomodorini, se necessario un po’ d’acqua di cottura e mescolate bene. Servite guarnendo il piatto con foglioline di basilico fresco.

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Tonnarelli cacio e pepe

La Cacio e Pepe, per chi si reca a Roma, almeno una volta nella vita, è d’obbligo. È uno dei piatti tipici della tradizionale cucina povera romana, dalla preparazione semplice soltanto in apparenza e con pochi ingredienti selezionati con cura: primo fra tutti il pecorino romano, il cosiddetto Cacio.

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Le origini di qusto primo piatto arrivano all’Agro Romano dove, un tempo, pastori che stavano lontani da casa per diverso tempo portavano con loro del cibo che si conservasse abbastanza a lungo e fosse anche gustoso e nutriente. In questo caso: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Già nel 1700 la pasta condita semplicemente con del formaggio era diffusa in buona parte d’Italia e in “Viaggio in Italia”,  Goethe accenna:

” … i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento … “

Non dimentichiamoci certo dei Tonnarelli, spaghetti grossi e quadrati, ricavati facendo passare la sfoglia di pasta attraverso la chitarra oppure tagliati con un apposito mattarello rigato.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete la mia ricetta di questo gustoso piatto cliccando {qui}.

Pici toscani alla cinta senese

Fare la pasta fatta in casa mi rilassa e mi piace molto. Mi diletto sia nella realizzazione di tagliatelle, pappardelle e tagliolini all’uovo, sia nella preparazione di impasto più semplici a base di sola acqua e una buona farina di semola.

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I pici sono un formato di pasta rustico. Sono tipici della toscana e assomigliano a dei grossi spaghetti ruvidi, che ben si prestano a trattenere sughi di campagna a base di verdure e buone carni. Io li preparo partendo da una buona buona semola rimacinata Senatore Cappelli, possibilmente biologica, un goccio d’olio per rendere la pasta più elastica, un pizzico di sale e acqua quanto basta a ottenere una pasta liscia, morbida e omogenea. Poi la stendo con un mattarello, taglio con un coltello affilato tanti piccoli serpentelli di pasta che poi passo tra le mani per allungarli un po’.

Durante la cottura, i pici si ingrossano leggermente, diventando quasi porosi per prepararsi ad accogliere un delizioso sughetto, questa volta preparato con della polpa di pomodoro fatta in casa e con della saporita cinta senese. Il tutto profumato da una generosa grattata di pepe nero e da foglie di timo.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete tutti gli ingredienti e la preparazione di questa ricetta cliccando {qui}

Paccheri alla norma profumati al limone

La pasta alla Norma, originaria della città di Catania, è caratterizzata da ingredienti e sapori tipicamente mediterranei: maccheroni conditi con un sugo di melanzane e pomodori maturali al sole, profumato basilico e insaporiti con una sbriciolata abbondante di una saporita ricotta salata.

L’origine del nome non è però ben certa: si può ricondurre al nome di una giovane professoressa talmente avvenente da essere paragonata al famoso piatto siciliano per bellezza e gusto, secondo un’altra fonte sembrerebbe che a dare il nome alla ricetta sia stato il commediografo catanese Nino Martoglio il quale davanti ad un piatto di pasta così condito avrebbe esclamato “È una Norma!”, ad indicarne la suprema bontà, paragonandola alla celebre opera di Vincenzo Bellini.

La mia versione, più leggera, non prevede le melanzane fritte, ma dolcemente arrostite in padella con poco olio. Ho scelto, inoltre i paccheri come formato di pasta, grossi e grandi in modo da racchiudere bene il sughino, profumati con scorza di limone.

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Paccheri alla norma profumati al limone

Ingredienti per 4 persone

200 – 250 g di paccheri, 1 grosso limone non trattato, una melanzana media, 300 g di polpa di pomodoro, una decina di pomodorini pachino,  un pizzico di peperoncino in polvere, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di origano secco, 80 g di ricotta salata o feta greca, basilico fresco, olio extravergine di oliva, sale.

La ricotta salata, chiamata in siciliano “ricotta funnata”,  è una varietà di ricotta prodotta ed apprezzata in particolare nell’Italia meridionale. Si differenzia dalla ricotta fresca per essere più “secca” e per un sapore ed una consistenza più marcati.commercio è prodotta soprattutto con siero di latte di pecora, ma in Sardegna viene prodotta ricotta secca con siero di latte di capra. Se non riuscite a trovarla, potete sostituirla dalla feta greca, lo stesso molto saporita e gustosa.

Paccheri alla norma profumati al limone 2

Procedimento

Lavate la melanzana e tagliatela a cubotti grossolani. Riponeteli in una ciotola e salateli. Lasciateli riposare il più possibile (anche 2 ore) per ammorbidirli bene. In questo modo utilizzerete meno olio in cottura e si cucineranno più velocemente.

Trascorso questo tempo, sgocciolateli e asciugateli bene. Scaldate in una padella 2 cucchiai d’olio extrvergine di oliva assieme a uno spicchio d’aglio in camicia e al peperoncino. Versate i cubotti di melanzana, mescolate, abbassate il fuoco e coprite. Rigirateli di tanto in tanto fino a quando non saranno teneri. Versate poi la polpa di pomodoro, l’origano, salate e lasciate sobbollire dolcemente. A metà cottura aggiungete i pomodorini tagliati a metà.

Nel frattempo, lavate accuratamente un grosso limone. Servendovi di un pelapatate, privatelo della buccia. Dovrete ottenere delle scorze molto grossolane.

Portate a ebollizione abbondante acqua salata assieme alle scorze di limone. Quando avrà raggiunto i bollore gettate i paccheri e cuoceteli secondo la tempistica indicata sulla confezione. Quando saranno cotti, eliminate le scorze di limone e scolate la pasta.

Mantecate i paccheri nel sugo piccante di pomodoro e melanzane. Impiattate e sbriciolate su ogni piatto la ricotta salata (o la feta greca). Decorate con foglie di basilico fresco, un giro d’olio d’oliva a crudo e servite subito.

Spaghetti con cozze e pangrattato

Se scendete lungo la Penisola, e arrivate in Sicilia, di sicuro dovrete assaggiare la Pasta ‘ca Muddica, piatto povero, antico e saporitissimo.

La Muddica era l’antico Parmigiano grattugiato, un impasto croccante a base di briciole di pane, d’olio di oliva, acciughe dissalate, prezzemolo e aglio. Se veniva tostata prendeva il nome di Muddica atturrata. Era un condimento povero, sostituto del costoso formaggio che le persone più povere si erano inventate per necessità.

Spaghetti cozze pangrattato ORIZZ

La Muddica in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia viene utilizzata soprattutto per condire paste e primi piatti. Tra le pietanze più golose che io abbia mai assaggiato, rientrano i cavatelli alla Muddica e olive nere infornate, a Olio Capitale a Trieste.

Questo croccante accompagnamento alla pasta, ben si presta ai primi piatti a base di pesce. Ve lo propongo infatti con le cozze, rigorosamente fresche.

Vi consiglio inoltre di constatare la freschezza delle cozze che andrete ad acquistare per la preparazione di questo piatto. Le cozze appartengono alla famiglia dei mitili e sono racchiuse da due gusci chiamati valve. La prima cosa da fare è quella di controllare che tutte quante le cozze abbiano i gusci ben chiusi. Inoltre devono esser luminosi, e non avvolti da una sottile patina che li rende opachi. Sempre al momento dell’acquisto, verificate che tutti i gusci siano perfettamente integri e nel caso in cui, in mezzo alle cozze ce ne siano troppi  rotti, è meglio rinunciare e passare oltre.

Una volta acquistato il vostro sacchetto di cozze fresche mettetele in una bacinella piena d’acqua fresca ma non troppo fredda. Con una spugnetta a paglia grattate il guscio per eliminare le impurità calcaree. Eliminate poi la barbetta che esce dalle due valve. Risciacquatele bene e poi procedete con la preparazione della ricetta.

Spaghetti cozze pangrattato VERT

In collaborazione con Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta degli Spaghetti alle cozze e pangrattato cliccando {qui}.

Trofie alle vongole e melanzane

Rossi pomodori maturati col calore del sole, succulente melanzane, saporite vongole e profumate erbe aromatiche, sono gli ingredienti di questo primo piatto che sa d’estate!
Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi
Trofie 
alle vongole e melanzane
Ingredienti per 4 persone
300 g di trofie fresche
Una piccola melanzana di 200 g circa
2 pomodori ramati
500 g di vongole fresche
100 ml di vino bianco
2 spicchi d’aglio
erbe aromatiche fresche come timo, origano, maggiorana e prezzemolo
sale e pepe
olio extravergine d’oliva
Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi
Mettete in ammollo per un paio d’ore le vongole fresche in acqua fresca leggermente salata in modo che perdano la sabbia. Cambiate l’acqua un paio di volte. Nel frattempo, incidete i pomodori e scottateli nell’acqua bollente per 3 minuti. Tuffateli in acqua e ghiaccio. Pelate i pomodori, tagliateli a metà e privateli dei semi. Riduceteli poi a dadini.
Tagliate a dadini anche la melanzana e salatela leggermente. Lasciatela riposare per un’oretta in modo che perda l’acqua di vegetazione. Asciugate i dadini di melanzana con della carta da cucina e cuoceteli con 1 cucchiaio d’olio e una spicchio d’aglio in una larga pentola, coperti da un coperchio. Salate e pepate e proseguite la cottura fino a quando non saranno teneri. Metteteli poi da parte.
Risciacquate le vongole. radunatele in una padella con poco olio, 1 spicchio d’aglio, il pomodoro a dadini e il vino bianco. Cuocete le vongole facendole aprire tutte. Aggiungete poi le melanzane alla salsa di pomodori e vongole. Eliminate gli spicchi d’aglio.
Lessate le trofie in abbondante acqua salata. Una volta cotte e scolate, fatele saltare assieme al condimento. Completate profumando questo piatto con un trito d’erbe aromatiche fresche.
Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi Giulia Godeassi

Tagliolini al San Daniele

I tagliolini al San Daniele sono un classico della nostra cucina regionale: diffusi in maggior parte delle trattorie, osterie, ristorantini, ritrovarli è sempre un piacere.
Il prosciutto di San Daniele, viene prodotto nell’omonima località, che giace nella zona pedemontana del Friuli Venezia Giulia in provincia di Udine e vanta una particolarità climatica che favorisce la stagionatura del prosciutto. Il Prosciutto di San Daniele viene riconosciuto dal 1996 come Denominazione d’Origine Protetta proprio per salvaguardare l’origine e l’unicità delle tecniche di lavorazione: il minimo di 13 mesi di stagionatura, il marchio e la presenza dello zampino.
Pronti per assaggiare questa prelibatezza?
Tagliolini al San Daniele
Ingredienti per 4 persone
250 g di tagliolini,
(io ho utilizzato le tagliatelle all’uovo di Luciana Mosconi)
150 g di prosciutto di San Daniele
1 cucchiaio di burro
150 ml di panna fresca
2 cucchiai di semi di papavero
Sale e pepe
Se comperate il prosciutto dal vostro macellaio di fiducia, scegliete una parte vicino al gambetto, più dolce e più morbida. Fatevela tritare al tritacarne. Alternativamente, potete acquistare una fetta di prosciutto alta mezzo centimetro e potete tagliarla a piccolissimi dadini.
Portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete le tagliatelle o i tagliolini. Nel frattempo sciogliete il burro e rosolate il prosciutto. Aggiungete la crema di latte e amalgamate bene. Tostate a parte i semi di papavero. Scolate i tagliolini e fateli saltare nella salsa. Impiattate e decorate il piatto con i semi di papavero tostati.