Biscottini al rosmarino e groviera

Ci aspetta un piovoso e grigio weekend qui, nella casa a  Nord Est. E allora accendiamo i forni, invitiamo amici a casa e ci rilassiamo per dei lunghi aperitivi domestici, allietati da qualche crostino, dei buoni calici di vino fresco, un po’ di formaggi, salumi appena affettati e buona musica.

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Per l’occasione non perdetevi questi deliziosi biscottini salati. Realizzarli è semplicissimo: basta avere un mixer capiente e pochi ingredienti, tra cui un buon formaggio stagionato. Avevo in frigorifero un pezzettino di Groviera, ottimo con le vellutate di porri e, grattugiato finemente nell’impasto di questi biscotti, conferisce a queste delizie un gusto molto invitante. In alternativa si può utilizzare un Montasio Stravecchio o del Parmigiano Reggiano. Con le dosi indicate dalla ricetta otterrete tantissimi piccoli biscottini, tanti quanti ne servono per riempire una grande teglia. Mi raccomando, fateli piccolini: in questo modo saranno più adatti al vostro aperitivo.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete rimboccarvi le maniche, allacciare il grembiule, scaldare il forno e trovare la ricetta cliccando qui {qui}.

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Torta salata ai broccoli e noci

Le torte salate sono molto volte in giusto pretesto e la giusta trovata per le cene veloci, per i pranzi riscaldati del giorno dopo e per le scampagnate tra amici. Sono lo svuota frigo per antonomasia, quando ti bastano solo qualche pezzettino di formaggio, un uovo, verdure e, perché no, anche frutta… (vi dico solo che con il gorgonzola, radicchio e qualche pezzettino di pera otterrete una quiche che farà resuscitare le papille gustative!!!)

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Oggi nel mio frigorifero giacevano un broccolo, una manciata di noci e mezza confezione di philalephia in via di scadenza… guardate un po’ che meraviglia ho sfornato! In questo caso ho aggiunto anche un uovo sbattuto con un po’ di panna e parmigiano, giusto per legare il tutto.

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Per le giuste dosi di questa gustosa torta salata, in collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia ricetta cliccando {qui}.

Parmigiana veloce di zucchine

É la stagione ideale per cucinare zucchine, peperoni e melanzane… e perchè non farlo infornando una gustosa parmigiana?

La preparazione è facilissima e velocissima. Poi basta infornare, dimenticarsi la parmigiana per una quarantina di minuti e, una volta cotta, sfornarla e lasciarla intiepidire a temperatura ambiente. Leggera, veloce e d’effetto… io me la porterei perfino come spuntino in spiaggia!

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La parmigiana nasce nel XIX secolo, e come tutti ben sanno, la versione classica prevede melanzane fritte, una corposa salsa di pomodoro e strati di formaggio (preferibilmente provola e pecorino ma anche cacciocavallo, parmigiano, scamorza o treccia di mozzarella). Di origine siciliana o napoletana, ancora non si sa ben il luogo di nascita, ma questo piatto ben presto si diffuse su tutta la penisola.

Le rivisitazioni più moderne la vedono con la sostituzione delle melanzane con altre verdure: zucchine, peperoni, zucca, con pomodoro, senza pomodoro, in bianco, con prosciutto cotto, senza prosciutto cotto. Tra le mille varianti, la parmigiana rimane quel “comfort food” che sa di casa, che nonne o mamme ci preparavano da piccoli, per farci mangiare le verdure, e da grandi per coccolarci, da spiluccare anche a mezzanotte in un attacco di fame improvviso, magari in pigiama davanti al frigo.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia versione gustosissima cliccando {qui}.

Tonnarelli cacio e pepe

La Cacio e Pepe, per chi si reca a Roma, almeno una volta nella vita, è d’obbligo. È uno dei piatti tipici della tradizionale cucina povera romana, dalla preparazione semplice soltanto in apparenza e con pochi ingredienti selezionati con cura: primo fra tutti il pecorino romano, il cosiddetto Cacio.

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Le origini di qusto primo piatto arrivano all’Agro Romano dove, un tempo, pastori che stavano lontani da casa per diverso tempo portavano con loro del cibo che si conservasse abbastanza a lungo e fosse anche gustoso e nutriente. In questo caso: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Già nel 1700 la pasta condita semplicemente con del formaggio era diffusa in buona parte d’Italia e in “Viaggio in Italia”,  Goethe accenna:

” … i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento … “

Non dimentichiamoci certo dei Tonnarelli, spaghetti grossi e quadrati, ricavati facendo passare la sfoglia di pasta attraverso la chitarra oppure tagliati con un apposito mattarello rigato.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete la mia ricetta di questo gustoso piatto cliccando {qui}.

Frico agli asparagi

C’è chi lo preferisce croccante, chi con le patate e tanta cipolla, chi solo con le patate, chi soffiato a palla. Il frico, goloso tortino di patate e formaggi, è il piatto tipico di noi friulani e … posto che vai, frico che trovi. Le varianti di preparazione, nonostante abbia solo pochi e semplici ingredienti (patate, formaggi e in alcuni casi cipolla), sono davvero moltissime.

Gli ingredienti base – formaggi e patate – devono però esser rigorosamente locali, e lì non ci piove:

  • le patate non sono tutte uguali, ci sono patate e patate. Le migliori per il frico sono la varietà Kennebeck, coltivate in molte zone del Friuli ma soprattuto nel comune di Gòdia. Conosciutissima è infatti la Patata di Godia.  Quello che rende queste patate sono innanzitutto i terreni dove vengono coltivate, che anticamente costituivano il letto del torrente Torre. Ciò ha permesso a questi campi di essere caratterizzati da un pH leggermente acido e da una buona percentuale di ferro. In secondo luogo il microclima favorisce una crescita ottimale del tubero. Questa combinazione di condizioni rende la zona particolarmente adatta alla coltivazione di questo tubero.
  • la scelta dei formaggi, perchè per il frigo non ne basta solo una tipologia. Anticamente il frico era una pietanza povera che però dava “sostanza” per i suoi ingredienti. I formaggi utilizzati erano quelli che noi potremmo chiamare gli avanzi del frigo, ovvero avanzi di formaggi di varie stagionature. Oggi noi friulani ben sappiamo che per cucinare un frico a regola d’arte dobbiamo procurarci almeno 3 stragionature di formaggi, necessari per dare sapore, morbidezza e croccantezza esterna: una formaggio molto fresco di almeno 2 mesi, un formaggio stagionato di almeno 6 mesi e un formaggio stravecchio di oltre un anno. Sapientemente grattugiati o ridotti a piccoli pezzi… e per dare un tocco di profumo, una grattata di ricotta affumicata.

L’aggiunta della cipolla invece è facoltativa. Negli ultimi tempi la ricetta del frico si è evoluta e, oltre alle patate, ha visto l’aggiunta nella ricetta anche di altri prodotti orticoli stagionali: zucca, radicchio, erbe aromatiche e perfino mele. La mia versione primaverile invece ve la propongo con gli ultimi asparagi verdi della stagione.

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Frico agli asparagi

Ingredienti per 4 persone

400 g di patate, 150 g di formaggio di media stagionatura, 100 g di formaggio fresco, 50 g di formaggio stravecchio, 50 g di ricotta affumicata molto asciutta, 200 g di asparagi verdi, 1 cipolla, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per un frico per 4 persone, procuratevi una padella antiaderente larga almeno 24 cm.

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Procedimento

Pelate le patate, riducetele a cubetti e lessatele in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saranno tenere.

A parte tagliate la cipolla a listarelle sottili. Mondate gli asparagi e tagliateli a rondelle. Scaldate 2 cucchiai d’olio in una padella, versate la cipolla, agli asparagi verdi e stufateli dolcemente a fuoco basso, coprendo il tutto con un coperchio. Cuoceteli fino a quando non si saranno inteneriti. Salate e pepate.

Nel frattempo, grattugiate con una grattugia a fori grossi i formaggi e mescolateli.

Versate le patate a dadini nella padella dove avrete cotto la cipolla assieme agli asparagi e schiacciate il tutto grossolanamente con una forchetta. Aggiungete i formaggi e mescolate.

Alzate il fuoco, appiattite il tutto con un mestolo a mò di tortino e lasciate che nella parte inferiore del frico di formi una bella crosticina. Scuotetelo di tanto in tanto in modo che non si attacchi. Giratelo spesso servendovi o di un piatto o di un coperchio.

Il frico sarà pronto dopo circa 20 minuti di cottura. Entrami i lati del tortino dovranno esser dorati e croccanti. Trasferite il frico su un piatto da portata e servitelo subito, accompagnandolo da fette di polenta abbrustolita.

 

Burek alla feta con timo e miele

Il burek, chiamato anche börek o lakror, è uno dei piatti e dei sapori tradizionali della gastronomia turca diffuso anche nei Paesi balcanici a seguito dell’espansione ottomana. Lo assaggiai tempo fa in Croazia a Zadar e quest’inverno a Lubiana: è stato amore a prima vista… anzi, al primo morso!

L’ingrediente principale del burek è una pasta sottilissima, la pasta fillo, mentre i ripieni possono esser svariati: in Grecia la variante senza carne viene fatta col formaggio feta e gli spinaci, arrotolata e messa in forno. In Serbia e Bosnia, dove è oramai diventato uno dei piatti nazionali, questa variante viene fatta come una torta di pasta fillo a una decina di strati con solo formaggio non stagionato e tagliata a triangoli. La variante con la carne anche qui dipende da paese a paese. A Zadar, in Croazia, scelsi invece un goloso burek alle mele come spuntino di metà mattina.

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Burek alla feta, timo e miele

Ingredienti per una teglia di 24 cm di diametro

4 fogli di pasta fillo, 1 panetto di feta greca da 200 – 250 g, 20 g di burro fuso, 3 rametti di timo, 1 cucchiaino di semi di sesamo, miele.

Se volete cimentarvi nella preparazione della pasta fillo, potete trovare la mia ricetta {qui}. Il procedimento non è difficile ed è facilitato maggiormente se possedete una macchina per tirare la pasta. Per la ricetta  del burek vi servirà solo mezza dose.

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Preparate mezza dose di pasta fillo secondo questa mia {ricetta}, dimezzando tutti gli ingredienti e seguendo tutti i passaggi. Otterrete 4 lunghe strisce di pasta, molto sottili lunghe circa 50 cm. Tagliatele a metà nel senso dell’altezza  e sovrapponetele due a due.

Sbriciolate grossolanamente la feta con le mani in una ciotola e mescolatela alle foglioline di timo fresche. Suddividetela nella metà inferiore delle strisce di pasta fillo e arrotolatele ben strette. Otterrete quindi 4 lunghi serpentelli di pasta fillo ripiena di feta.

Rivestite una tortiera bassa con della carta forno. Incominciate a formare il burek attorcigliando a chiocciola il primo serpentello. Continua aggiungendo un altro serpentello vicino al termine del precedente. Nella foto qua sopra potete vedere il burek al termine dell’attorcigliamento.

Scaldate il forno a 180°C ventilato.

Fate fondere il burro e spennellate bene il burek. Spolveratelo con semi di sesamo e infornate a forno caldo. Cuocete per almeno 30 minuti fino a doratura.

Una volta cotto, lasciatelo intiepidire 5 minuti a temperatura ambiente. Poi tagliatelo a fette e servitelo cosparso di miele.

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Tortino di patate, prosciutto e fonduta al formaggio

Si avvicina la  Pasqua e il pensiero di cosa cucinare per il pranzo con la famiglia diventa imminente! Per accontentare tutti ho pensato a un piatto che ben si presta a diventare un antipasto, un primo a base di verdura un po’ insolito oppure un accompagnamento a un secondo di carne.

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Mi sono ispirata seguendo la ricetta – facilissima – delle patate duchesse, molto raffinate e graziose da vedere caratterizzate dal tipico ricciolo decorativo fatto con il sac à poche. Preparate con patate ridotte in purè, uova, burro e parmigiano, questo contorno ha la particolarità d’avere una buona tenuta durante la cottura, solidificandosi e gonfiandosi in forno.

Ho creato così questo gustoso tortino a base di patate, prosciutto cotto (o speck a dadini), accompagnato da una vellutata fonduta al formaggio. Quasi fosse un frico destrutturato, tipico della mia regione. E come accompagnamento? Provate dei funghi champignon spadellati che ben si prestano ad esser accompagnati da questo gustoso piatto.

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Se siete incuriositi da questa gustosa preparazione, in collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta facilissima del Tortino di patate, prosciutto e fonduta al formaggio cliccando  {qui}.

Risotto alla barbabietola, tartufo e toma

Le barbabietole rosse, o le ami, o le odi. Oppure le provi ad assaggiare, magari sperimentando questo mio risotto dal colore rosso, quasi purpureo. La dolcezza di questo ortaggio di stagione ben si abbina al gusto sontuoso e terroso del tartufo, per poi spiccare con la sapidità della toma stagionata… vi ho fatto venir gola?

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Risotto alla barbabietola, tartufo e toma

Ingredienti per 4 persone

2 piccole barbabietole rosse fresche, 1 piccola cipolla rossa, 250 g di riso Carnaroli o Vialone Nano, circa 800 ml di brodo vegetale bollente, mezzo bicchiere di vino bianco, 1 cucchiaino di burro al tartufo, 20 g di burro, 50 g di formaggio tipo “toma piemontese” stagionata + un po’ per servire, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per questa ricetta ho utilizzato le barbabietole rosse, un ortaggio tipico della stagione invernale. Voi potete utilizzare anche quelle già lessate. Il burro al tartufo, invece, l’ho trovato nel banco frigo del mio supermercato. Si tratta del Burro al tartufo d’estate di Beppino Ocelli, e lo potete trovare {qui}. Se non riuscite a trovarlo, sostituitelo con l’olio al tartufo. La toma piemontese potete sostituirla con qualsiasi formaggio a pasta semi dura saporito: Montasio, formaggio di capra… anche un formaggio erborinato starebbe bene!

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Preparazione

Tagliate le foglie delle barbabietole e lavatele accuratamente sotto l’acqua corrente, grattandole con una spugnetta se necessario. Mettetele in una pentola e riempitela con dell’acqua. Lessatele cuocendole almeno  40 minuti fino a quando non saranno tenere. Scolatele e lasciatele raffreddare. Munitevi di guanti in lattice e grattugiatele grossolanamente con una grattugia.

Tritate la cipolla, riponetela in una pentola e fatela imbiondire con 1 cucchiaio d’olio d’oliva. Soffriggetela a fuoco basso. Aggiungete il riso, tostatelo e sfumatelo con il vino bianco. Aggiungete poi la barbabietola grattugiata, mescolate e proseguite la cottura con il brodo fino a quando il risotto non sarà cotto. Nel frattempo, grattugiate la toma.

Spegnete il fuoco. Mantecate aggiungendo 1 cucchiaino di burro al tartufo (o 1 cucchiaino d’olio al tartufo), il burro normale e la toma grattugiata. Impiattate e servite con altrettanta toma.

Risotto al gorgonzola e prosciutto

Il risotto al gorgonzola e prosciutto è un classico primo piatto italiano. Saporito e confortante.

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Potete utilizzare il formaggio erborinato che più vi piace e personalizzare questo risotto aggiungendo anche qualche verdurina di stagione: zucca a dadini in inverno, asparagi e piselli primavera in estate, una dadolata di pomodoro fresco aggiunta alla fine della cottura in estate, funghi porcini in autunno. Se vi piace osare, aggiungete una pera tagliata a piccoli dadini a metà cottura.

In collaborazione con Ricette della Nonna, potete trovare la ricetta cliccando {qui} .

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ZUANI: tutte le sfumature del Collio.

“Il vino è la poesia della terra”

Mario Soldati

http://www.zuanivini.it/

C’era una volta una famiglia di vignaioli, c’era una volta una collina e un sogno. La storia di Patrizia Felluga, incomincia proprio così. Figlia di Marco Felluga, titolare dell’Azienda Russiz Superiore, decise di provarci e di oltrepassare i dogmi della viticoltura friulana. Non una produzione vinicola con più tipologie di vino, ma un “cru”, composto da Chardonay, Pinot Grigio, Friulano e Sauvignon, su stampo della filosofia di vinificazone francese.

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Patrizia ci racconta che dopo anni di ricerca, lei ed i suoi due figli, Caterina e Antonio, riuscirono a trovare il luogo perfetto per la loro azienda sulle colline di Giasbana, a San Floriano, nel Collio. Decisero di chiamare l’azienda Zuani, dal nome di un antico toponimo austro ungarico del posto. La particolarità di questa collina era sì l’esposizione al sole, il terrirorio propenso per un’enologia di qualità ed il terreno ricco di minerali detto Ponca, tipico della zona, ma anche la presenza di più tipologie di varietà viticole coltivate. Friulano, Pinot Grigio, Sauvignon e Chrdonnay, sono i vitigni utilizzati per creare le due linee dell’azienda: la linea Zuani Vigne, classica, vinificata in acciaio, e la linea Zuani, affinata in botti di rovere francese.

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Ho avuto l’occasione di conoscere questa avvincente storia durante un’evento organizzato nell’azienda. La passione e l’impegno che si percepiscono nell’ascoltare Patrizia, Caterina ed Antonio nel raccontarci la loro storia, mi ha lasciato estasiata. Ho avuto una grande soddisfazione nel ritrovare una realtà enologica così ricercata e così vincente.

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La degustazione delle due linee prodotte dall’azienda è stata accompagnata anche da un cheese tasting di formaggio Montasio in 4 stagionature diverse:

2 stagionature “mezzane” di 3 ed 8 mesi accompagnate da marmellate di ribes e lamponi, abbinate alla linea Zuani Vigne.

2 stagionature “stavecchie” (ovvero stagionate) sia classico che di malga, accompagnate dal miele d’acacia e abbinate alla linea Zuani affinata in legno.

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I vini di Zuani danno soddisfazione al palato. Un piacere che non ti aspetti e che allo stesso tempo di appaga e ti sorprende.

Perchè puntare sul blend? Patrizia lo compara a

“un’orchestra composta da grandi solisti, che sanno come creare insieme un’imitabile sinfonia scritta a più mani da Friulano, Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon”

zuani vigneZuani Vigne, un vino complesso, fruttato e minerale, di colore giallo carico, viene vinificato in acciaio. Si abbina bene a pasti leggeri, primi asciutti, pesci e carni bianche.

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Zuani, invece, viene affinato un botti di rovere. Questo permette al vino di acquistare note calde di tostato e vaniglia, ma allo stesso tempo d’agrumi. Si presta bene ad abbinamento azzardati come i formaggi stagionati assaggiati durante la degustazione, ma anche assieme a crostacei e molluschi. Azzarderei a consigliare carni come l’agnello.

Se desiderate visitare l’azienda e lasciarvi trasportare anche voi dal piacere che allieta tutti i cinque sensi, segnatevi l’indirizzo e tutti i contatti:

Zuani Società Agricola di Felluga Patrizia & Figli s.s.
S.Floriano del Collio
34070 Gorizia / Italy
Località Giasbana 12

Tel. +39 0481 391 432
Fax +39 0481 393 783

www.zuanivini.it –  www.zuanivini.com
Email: info@zuanivini.it

Camembert al forno

Il Camambert è un formaggio francese a pasta molle e crosta fiorita prodotto in Normandia, considerato uno degli emblemi gastronomici della Francia. L’origine del Camembert risale alla fine del XVII secolo. Infatti, già dal 1680 si possono trovare documenti con riferimenti ai formaggi caratteristici del paese di Camembert, il villaggio d’origine e da cui prende il nome il formaggio. Nel 1708 Thomas Corneille gli consacrò un articolo nel suo Dictionnaire Universel Géographique et Historique. Tuttavia, è solo nel 1791 che viene messa a punto la tecnica di fabbricazione del camembert grazie all’opera di Marie Harel, una contadina del villaggio di Camembert, ed ai consigli esperti di un prete originario della Brie.
Il Camembert è un formaggio a base di latte di mucca “crudo” (il latte non deve mai essere riscaldato a più di 37 gradi). È un formaggio a pasta molle con crosta fiorita e di colore bianco. Ha forma rotonda, peso di circa 250 g ed è prodotto con circa 2 litri di latte. È venduto obbligatoriamente in scatole di legno di pioppo.
Questo formaggio si presta a numerose preparazioni e ricette. Un’idea sfiziosa ed elegante è di cuocerlo per alcuni minuti al forno e servirlo per come aperitivo o stuzzichino.
Camembert al forno
Ingredienti per 3 – 4 persone
 
1 confezione di Camembert in scatola di legno
2 spicchi d’aglio
qualche rametto di rosmarino o di erbe aromatiche a piacere
1 cucchiaino d’olio d’oliva
pane tostato per servire
La preparazione del Camembert al forno è davvero facile: una mezzora prima di infornare il Camembert, toglietelo dal frigorifero. Apritelo, sostituite la carta d’impacchettamento con della carta forno, e rimettetelo nella scatolina di legno. Con uno stecchino o con la punta di un coltello, praticate delle incisioni dove inserire gli aghi di rosmarino. Schiacciate gli spicchi d’aglio e metteteli sulla superficie. Condite con l’olio d’oliva.
Scaldate il forno a 200°C e infornate il formaggio per 20 minuti.
Una volta cotto, praticate un taglio con un coltello affilato in modo da aprire la calotta superiore del formaggio: il suo interno risulterà sciolto e cremoso quasi come una fonduta.
Armatevi di cucchiaino o di spalmaburro per gustarlo sui dei croccanti crostini di pane.
Il Camembert si presta bene ad esser abbinato a radicchio tardivo, aceto balsamico, patate arrosto, pomodori secchi, frutta secca. Si abbina invece benissimo al miele millefiori e alle confetture o mostarde di pera, fichi e mela renetta

Gougères al formadi frant

Le gougères sono dei piccole sfere di pasta bignè, chiamata pasta choux. Hanno la particolarità di esser salate perchè nel loro impasto c’è del formaggio. Vengono di solito servite come aperitivo.
Sono un tipico apèritif francese e sono ideali per questo periodo di feste natalizie.

Il formadi frant invece è un formaggio tipico del Friuli. Si tratta di un prodotto caseario che deriva dall’impasto di più formaggi assieme a panna, sale e pepe. Il risultato è un formaggio fondente e  saporitissimo. A volte più del parmigiano. Se vivete in altre parti d’Italia e non siete in grado di trovarlo, potete sostituirlo in questa ricetta con del parmigiano, pecorino o del groviera…
Gougères al 
formadi frant
 
Ingredienti per 15 gougères
 
125 ml d’acqua
30 g di burro
62 g di farina 00
sale e pepe
2 uova intere
50 g di formadi frant (o altro formaggio saporito)
semi di papavero
Portate a bollore l’acqua assieme al sale e al burro. Quando avrà raggiunto il bollore, gettate la farina in un solo colpo. Mescolate con una frusta e spegnete il fuoco. Otterrete un impasto giallino che si staccherà dalle pareti del tegame. Pepate leggermente e lasciatelo intiepidire.
Aiutandovi con una frusta, aggiungete 1 uovo e amalgamatelo completamente al impasto. Ripetete poi l’operazione aggiungendo il secondo uovo. Aggiungete alla fine il formaggio grattugiato finemente. Trasferite poi il tutto in una sac à poche e formate delle 15 palline su una teglia rivestita di carta forno. Se non siete pratici con la sac à poche, potete aiutarvi con un cucchiaino. Inumidendovi le punte delle dita arrotondate leggermente le goungères. Spolverate con i semi di papavero.
Scaldate il forno a 180°C e infornatele per 25 – 30 minuti, fino a doratura.
Una volta cotte, lasciate le gougères raffreddarsi dentro il forno.
Servitele come aperitivo accompagnandole con salumi, formaggi o riempiendole con formaggio cremoso.

Lecca Lecca di frico croccanti

Questi lecca lecca di frico croccanti sono un’ottima idea per l’aperitivo. Facili e veloci da preparare, potete aromatizzarli prima di infornarli con semi di papavero, noci tritate o semi di sesamo, oppure appena usciti dal forno con delle delicate foglioline di timo.

FRÌCUS CROSTULÌNS
Lecca Lecca di frico croccanti
Ingredienti 
Formaggio Montasio Stravecchio
Bastoncini in legno per spiedini
Mettete a bagno in acqua fredda per mezz’ora gi bastoncini per spiedini. Rivestite di carta forno una teglia. Aiutandovi con un coppa pasta o un anello per intagliare i biscotti, formate dei dischi sottili versando solo 1 cucchiaino di formaggio Montasio Stravecchio sulla carta forno, ben distanziati. Appoggiate uno stecchino su ogni disco di formaggio:  col calore, il formaggio fuso aderirà al bastoncino.  Accendete l grill del forno a 200°C e, a temperatura raggiunta, infornate la teglia. Controllate i lecca lecca di formaggio: staranno davvero pochissimo minuti a dorarsi! (circa 5  minuti)
Sfornate i lecca lecca e lasciateli riposare 5 minuti sulla teglia in modo che s’induriscano e diventino croccanti a temperatura ambiente. Serviteli come aperitivo o stuzzichino.
Questa ricetta la trovate anche nell’edizione speciale di Bontât magazine, il primo e magazine culinario del Friuli Venezia Giulia da sfogliare on line su http://issuu.com/bontatmagazine.