Nasi Goreng integrale

Riso fritto, letteralmente (la parola nasi significa infatti riso, e goreng, fritto): questo è il Nasi Goreng. Il riso, lessato o cotto al vapore viene poi saltato nel wok, assieme a carne di pollo o manzo, verdure, a volte gamberi e uova. Si ottiene così il tipico piatto indonesiano dal sapore particolare, insospettabilmente delicato e gradevole anche al nostro palato, deriva dalla presenza delle spezie, profumati ingredienti che colorano tutta la cucina indonesiana.

Un moderato grado di piccantezza è dovuto alla presenza di peperoncini freschi, finemente tritati, mentre la sapidità del piatto deriva dalla contaminazione con la cucina cinese, con la presenza della salsa di soia, ingrediente che non apparterrebbe alla ricetta originale ma è oggi utilizzato molto spesso.

Varianti del Nasi Goreng si incontrano in tutto il Sud-Est asiatico, a Singapore, in Malesia o in Thailandia, ma il piatto originale nasce in Indonesia, dove viene preparato indistintamente per colazione, pranzo e cena. Diffuso, ma in chiave minore, è il Bami Goreng, con noodles o fettuccine (bami) al posto del riso – sempre conditi e saltati con pollo, gamberetti, verdure e naturalmente sambal,o salsa di peperoncini piccanti.

Il Nasi Goreng come lo conosciamo oggi trova le sue radici nella tradizione più antica della cucina indonesiana, quella di sapore più rurale e contadino, semplice e basata sui prodotti locali, originaria delle isole di Giava, Madura e Sundan. Nel ricco coacervo di culture che caratterizza il vasto arcipelago esiste anche un’altra cucina, meno antica e più esterofila, che ha subito le molteplici influenze dei più noti piatti cinesi, indiani, thai, giapponesi e in parte anche olandese. Questa seconda corrente gastronomica ha preso vita nelle zone portuali, commerciali o turistiche del paese, diffondendosi in scali come Sumatra o Bali, dove ogni giorno arrivano le spezie più varie e dove la popolazione è formata da un mix di gruppi provenienti da diversi paesi.

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Nasi Goreng integrale

Ingredienti per 4 persone

300 g di riso basmati integrale, 4 uova, 4 spicchi d’aglio, 2 cucchiai di zenzero grattugiato, 3 cipollotti, 500 g di pollo tritato, 2 cucchiai di salsa Tamari di soia, 3 cucchiai di kecap manis, 1 carota, 2 peperoncini lunghi, una manciata di basilico thailandese, qualche fogliolina di coriandolo, una manciata di anacardi tostati, 1 manciata di germogli di soia (facoltativi), 2 cucchiai di olio di semi di sesamo o di girasole.

La miglior parte del pollo da utilizzare per questa ricetta è la coscia disossata, oppure la sovracoscia, che ho poi tritato finemente con un coltello affilato. Il kecap manis, invece, è la salsa di soia tipica indonesiana, dal gusto dolce. Se non la trovate, sostituitela con 2 cucchiai di salsa di soia normale e 1 cucchiaio di zucchero a velo o di miele.

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Procedimento

Sciacquate il riso servendovi di un colino. Sgocciolatelo bene e tostatelo in un padellino. Versate 560 ml di acqua bollente, un pizzico di sale e coprite subito. Abbassate il fuoco e fate sobbollire il tutto per 25 minuti. Poi spegnete il fuoco e fate riposare il tutto coperto per altri 10 minuti.

Tritate i cipollotti assieme all’aglio e al peperoncino. Scaldate in una wok 1 cucchiaio d’olio, versate questo trito appena preparato assieme allo zenzero grattugiato. Fate cuocere per alcuni minuti mescolando velocemente il tutto. Aggiungete quindi il pollo tritato. Cuocete a fiamma altissima per 5 minuti.

A questo punto aggiungete il riso, i germogli (se vi piacciono), la carota grattugiata e le due salse di soia. Proseguite la cottura per altri 5 minuti.

Nel frattempo, scaldate in un’altra padella l’olio rimasto e cuocete le uova all’occhio di bue. Suddividete il riso in ogni porzione, adagiate un uovo per ogni piatto, decorate con gli anacardi, basilico thai e coriandolo e servite subito.

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Sushi di frutta

La cucina asiatica, il sushi e tutte le sue declinazioni sono la mia passione e mi piace cimentarmi in nuovi sapori. Non sempre però, i miei commensali amano pesce crudo, alghe e salse wasabi o di soia.

Ho pensato così di creare un fresco sushi di frutta, da servire a fine pasto, come dessert. La preparazione porta via un po’ di tempo ma il risultato finale è sorprendente.

Per servire il sushi di frutta vi servirà un piatto da portata a tema e di grandi dimensioni… Che ne dite di questo piatto dai toni scuri e color petrolio? Potete trovare le creazioni di Erichetta sul suo sito http://erichettanovello.com/ o andandola a trovare alla bottega ATELIER 59 nel cuore di Cormons (GO)… in questo periodo troverete  anche tante idee pasquali per la vostra cucina e la vostra casa.

Sushi frutta 1

Sushi di frutta

Ingredienti per un piatto misto per 4 persone

Per il riso: 100 g di riso tondo per sushi o tipo Arborio per minestre, 1 cucchiaio di zucchero a velo, un pezzo di scorza di limone, 1 cucchiaio di cocco grattugiato, 250 ml d’acqua, un pizzico di sale, 2 cucchiai di succo di limone.

Per il ripieno e la guarnizione: 2 fogli di carta di riso per involtini primavera, 1 fetta di ananas, 2 piccole fragole, 1 kiwi, 1 arancia, cocco raspato per decorare, semi di sesamo bianchi e nero, miele.

Per il “finto” caviale: 100 ml di succo di pompelmo rosa, 2 cucchiaini di zucchero a velo, 2 g di agar agar, 1 bicchiere di olio di semi neutro.

Per servire: aceto di melograno VomFass

Alcuni accorgimenti e alcuni consigli prima di mettersi al lavoro:

  • per aiutarvi nella preparazione di alcuni tipi di sushi è necessario l’apposito tappetino di bambù per sushi. Lo trovate nei negozi biologici a meno di 4 euro o nei negozi etnici. Vi consiglio di avvolgerlo nella pellicola per alimenti per non sporcarlo e per facilitare l’avvolgimento.
  • servitevi di un coltello affilatissimo per tagliare con precisione il sushi che preparerete.
  • i fogli di carta di riso sono dei fogli sottili secchi a base di carta di riso. Hanno la forma tondeggiante o quadrata e li trovate nei reparti etnici dei supermercati o nei negozi etnici.
  • l’agar agar è una polvere naturale estratta dall’omonima alga. Non ha odore nè sapore ed è un gelificante naturale. Con un trucco tratto dalla cucina molecolare,  ci servirà per far tramutare del succo di pompelmo in perle di finto caviale

Per accompagnare questo dolcissimo sushi, ben si presta l’Aceto Balsamico al Melograno. Io lo acquisto da VomFass A Udine.

Preparazione del RISO PER SUSHI DOLCE

Riso per sushi dolce

Mettete il riso in un colino e sciacquatelo sotto l’acqua corrente. In un pentolino versate l’acqua, il sale, il cocco, lo zucchero e la scorza di limone. Portate a bollore e gettate il riso. Coprite subito con un coperchio.

Abbassate la fiamma e cuocete per 15 minuti senza aprire il coperchio. Trascorso questo tempo, spegnete la fiamma e lasciate riposare sempre senza aprire il coperchio per 10 minuti.

Scoperchiate, aggiungete il succo di limone, mescolate bene e versate il riso su un piatto largo. Stendetelo bene in modo che si raffreddi completamente senza formare liquido o condensa.

Procedimento per gli HOSOMAKI

Hosomaki

Solitamente gli HOSOMAKI sono dei rotolini di riso, ripieni di pesce avvolti poi nell’alga. Per la versione dolce vi servirà:

  • 1/4 di riso per sushi dolce cotto e raffreddato
  • 1 foglio di carta di riso
  • mezza arancia pelata a vivo
  • una fragola tagliata a fettine sottili
  • mezzo kiwi tagliato a bastoncini

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In un piatto largo e fondo versate dell’acqua e ammollate per qualche minuto il foglio di carta di riso. Asciugatelo poi con della carta da cucina e stendetelo sul tappetino di bambù.

Bagnatevi le mani e distribuite il riso sulla metà inferiore. Adagiate la frutta. Aiutandovi poi con il tappetino avvolgete ben stretto. Se necessario, bagnate con un pennellino il foglio di carta di riso per farlo aderire bene al rotolino.

Posizionate poi il rotolino su un piatto, precedentemente avvolto con della pellicola e riponetelo in freezer a indurire leggermente per facilitare il taglio.

Procedimento per gli URAMAKI

Uramaki

Solitamente gli URAMAKI sono dei rotolini  ripieni di pesce e alga, avvolti poi nel riso e nel sesamo. Per la versione dolce vi servirà:

  • 1/4 di riso per sushi dolce cotto e raffreddato
  • 1 foglio di carta di riso
  • miele per spennellare
  • semi di sesamo bianchi e neri
  • una fragola tagliata a fettine sottili
  • mezzo kiwi tagliato a bastoncini
  • una fetta di ananas tagliata a bastoncini

Uramaki Collage

In un piatto largo e fondo versate dell’acqua e ammollate per qualche minuto il foglio di carta di riso. Asciugatelo poi con della carta da cucina e stendetelo sul tappetino di bambù.

Bagnatevi le mani e distribuite il riso su 2/3 del foglio di carta di riso. Spennellatelo con del miele liquido e spolverate con i semi di sesamo. Bagnatevi un po’ le mani e pressate bene. Posizionate poi un foglio di pellicola per alimenti e girate la carta di riso.

Bagnate un po’ la carta di riso e adagiate la frutta sulla parte inferiore. Aiutandovi poi con il tappetino avvolgete ben stretto. Se necessario, bagnate con un pennellino il foglio di carta di riso per farlo aderire bene al rotolino.

Posizionate poi il rotolino su un piatto, precedentemente avvolto con della pellicola e riponetelo in freezer a indurire leggermente per facilitare il taglio.

Procedimento per i NIGIRI

Nigiri

Solitamente i NIGIRI sono delle palline allungate di riso dove sopra viene posizionata una sottile fetta di filetto di pesce crudo. Per la versione dolce vi servirà:

  • 4 cucchiai di riso per sushi dolce cotto e raffreddato
  • una fragola tagliata a fettine sottili
  • 4 fette di arancia pelata a vivo
  • cocco grattugiato per spolverare

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Prelevate delle cucchiaiate di riso e premetele bene nel palmo delle mani per dare la forma allungata. Decoratele con arancia, fragola e una spolverata di cocco grattugiato.

Procedimento per i GUNKAN

Gunkan

Solitamente i GUNKAN sono delle palline di riso avvolte nell’alga e servite con caviale di pesce. Per la versione dolce vi servirà:

  • il riso per sushi dolce cotto e raffreddato rimasto
  • 2 cucchiai di sesamo nero per simulare l’alga
  • finto caviale di pompelmo

Procedimento per il finto caviale di pompelmo

Versate dell’olio di semi neutro in un bicchiere e riempitelo fino a metà. Riponetelo in frigorifero a raffreddare per almeno 30 minuti.

Filtrate il succo di pompelmo rosa con un colino e versatelo in un pentolino assieme all’agar agar e allo zucchero. Mettete sul fuoco, mescolate il tutto con una frusta e portate a ebollizione. Lasciate poi raffreddare per 5 minuti.

Togliete il bicchiere d’olio ben freddo dal frigo. Aspirate poi il succo di pompelmo caldo con una siringa senza ago e fate cadere delle gocce nell’olio. Si formeranno delle piccole perle rosa.

Scolatele dall’olio e risciacquatele sotto l’acqua fredda corrente.

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Mescolate il riso per sushi dolce rimasto con i semi di sesamo.

Bagnate un cucchiaino e servitevi di un piccolo stampino tondo per dare la forma al Gunkan. Posizionate il finto caviale sulla superficie.

Sushi frutta 2

Estraete i rotolini di HOSOMAKI e di URAMAKI dal freezer e tagliateli a fettine spesse almeno 2 – 3 cm.

Posizionate poi il sushi sul piatto e servite con aceto balsamico al melograno.

Potete preparare il sushi di frutta qualche ora prima, conservarlo in frigorifero ed estrarlo almeno 30 minuti prima d’esser consumato.

Soba noodles al salmone con verdure e anacardi

Un pranzo leggero, con le giuste calorie, colorato e invitante è quello che ci vuole per mantenersi in forma. Oggi ho preparato questi deliziosi soba noodles, senza glutine perchè  a base di grano saraceno spadellati nella wok assieme a verdure e salmone glassato … al balsamico! Ultimamente lo uso spesso al posto della salsa di soia. Il mio preferito è l’Asperum invecchiato 15 anni dell’azienda Midolini che potete trovare cliccando {qui}.

Ho già cucinato i soba noodles di grano saraceno in questa confortante zuppa di zucca e miso che potete trovare {qui}.

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Invece, tra gli ingredienti principali ho utilizzato cime di broccolo, salmone fresco e anacardi.

Ora è la stagione giusta per consumare i broccoli e tutte le Brassicacee, ovvero cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, cavoli cappucci, cime di rapa ma anche rucola, ravanelli e rafano. Contengono gli indolo-glucosinati, potenti pesticidi naturali con cui la pianta si difende da vermi e funghi che sull’uomo hanno effetto anti cancro.

Il salmone di per se è un pesce ricco e grasso ed è risaputo quanto le sue rosee carni siano nutrienti, ricche di Omega 3. Leggendo però molti libri sull’alimentazione che trattavano il tema ittico, ho imparato ad acquistare sempre salmone freschissimo, possibilmente selvaggio che ha risalito la corrente. Le carni, più magre rispetto a quelle del salmone di allevamento, sono molto più nutrienti.

Gli anacardi, una nota croccantina al piatto di noodles, sono nutrienti noccioline simili a grosse arachidi. Se non vi piacciono sostituiteli con mandorle o con arachidi non salate.

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Soba noodles al salmone con verdure e anacardi

Ingredienti per 4 persone

200 g di soba noodles, 2 carote, 1 porro, 1 piccolo broccolo verde, 200 g di filetto di salmone fresco, una manciata di anacardi, 20 ml di aceto balsamico o di salsa di soia dolce, 2 cucchiai di olio di sesamo, 1 spicchio d’aglio, 1 pezzo di zenzero grande quanto un pollice, 30 – 40 g di anacardi, una manciata di semi di sesamo,  sale e pepe.

Se non trovate i soba noodles, potete benissimo prepararli voi stessi: impastate 125 g di farina di grano saracenocon75 g di farina 00, un pizzico di sale e acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un’impasto liscio e omogeneo. Lasciatela riposare per 30 minuti. Dopodiché stendetela con la macchina per la pasta e terminate passandola nella trafila per tagliolini. Utilizzate della semola fine di grano duro per infarinare l’impasto e la spianatoia.

Ho utilizzato l’olio di semi di sesamo BIO per questa ricetta in quanto ha un sapore più delicato rispetto all’olio d’oliva e ben si abbina ai piatti stir fry (ovvero di cottura veloce nella wok), tipici della cucina asiatica.

Soba Salmone Broccolo anacardi 3

Preparazione

Preparate tutti gli ingredienti: tagliate il salmone a cubetti, mettetelo in una ciotola, salatelo e pepatelo. Lavate e mondate le verdure. Riducete il porro a listarelle tagliandolo nel senso della lunghezza e affettate la carota a nastri servendovi di uno spela patate. Mettete le due verdure in una ciotola, aggiungete il sale e il pepe. Lasciate riposare.

Nel frattempo riducete il broccolo in piccole cime. Lavatele e sbollentatele in acqua bollente leggermente salata. Cuocetele 8 minuti: dovranno rimanere verdi brillanti e leggermente croccanti.

Portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete i noodles secondo la tempistica riportata sulla confezione. Nel frattempo, fate saltare le verdure.

Scaldate una wok o una pentola antiaderente abbastanza larga a secco, cioè senza olio.  A questo punto si susseguono 3 cotture velocissime sempre nella stessa pentola. Pronti?  Via!  :

  1. Tostate gli anacardi e metteteli da parte. Non spegnete il fuoco.
  2. Scottate il salmone e sfumatelo con 10 ml d’aceto balsamico. Poi mettetelo in una ciotola. Pulite la pentola con un po’ di carta da cucina.
  3. Ora tocca alle verdure: scaldate 1 cucchiaio d’olio di semi di sesamo, aggiungete lo zenzero grattugiato assieme all’aglio tritate e soffriggete il tutto per 3 minuti a fuoco non troppo alto in modo che il tutto non si bruci. Versate poi le carote, il porro, le cime di broccolo e fate saltare il tutto per 5 minuti. Aggiungete a questo punto il salmone.

Quando i noodles saranno cotti, scolateli e passateli sotto l’acqua fredda. Versateli poi nella wok calda e fate saltare il tutto. Aggiungete ancora 1 cucchiaio d’olio di sesamo e ancora 10 ml di aceto balsamico per condire. Impiattate subito e decorate con gli anacardi precedentemente tostati e con i semi di sesamo.

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Zuppa di miso con soba e zucca

Incominciamo a utilizzare nuovi ingredienti! Che emozione! Oggi utilizzeremo il miso e i soba giapponesi:

Il miso è una pasta dal gusto salato, a volte leggermente dolciastro, che deriva dalla fermentazione di semi di soia, riso, orzo, precedentemente cotti e conservati poi in salamoia in grandi tini di legno. La fermentazione avviene ad opera del fungo Aspergillus oryzae. Il miso è un condimento tipico della cucina orientale e derivato solitamente dai semi di soia gialla ma anche nelle varianti a base di riso, orzo, segale, grano saraceno e, ultimamente, anche a base di lupini. Ha notevoli e molteplici proprietà salutistiche in quanto è ricco di enzimi buoni per la digestione. In cucina viene utilizzato per insaporire brodi e zuppe, ma anche in patè, marinate e perfino in alcuni tipi di biscotti.

soba, invece, sono delle fettuccine di grano saraceno che vengono solitamente servite assieme a brodose minestre. Sono tipici della cucina giapponese e quelli chiamati towari soba sono privi di glutine. Esistono anche i noodles di soba chiamati  ni-hachi ovvero “due-otto” in quanto il loro impasto è fatto con due parti di farina di frumento e otto di farina di grano saraceno.

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Zuppa di miso con soba e zucca

Ingredienti per 2 persone

600 – 700 ml di brodo vegetale non salato (vedi ricetta sotto), 400 g di zucca Butternut o da minestrone, mezza cipolla bianca, zenzero fresco, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio d’olio di sesamo o di semi di girasole BIO, 1 cucchiaio abbondante di miso (a vostra scelta se di soia, riso o legumi) BIO, 60 g di soba noodles, sesamo bianco e nero, prezzemolo.

Per il brodo vegetale vi occorre: 1 litro e mezzo d’acqua fredda, 1 carota, 1 cipolla, 1 patata, 1 zucchina, 1 spicchio d’aglio, mezzo bulbo piccolo di finocchio, 1 gambo di sedano, 2 pomodorini, una foglia d’alloro, un rametto di timo, 3 grani di pepe nero.

Per questa ricetta è importante utilizzare una base di brodo vegetale poco salato in quanto il miso ha molta sapidità. Alternativamente, potete sostituire il brodo con solo acqua. Non buttate le verdure che vi avanzeranno dopo aver filtrato il brodo: patate, sedano, cipolla, zucchine, carote e finocchio, tagliato a dadini e saltato con una noce di burro e poco sale diventeranno un ottimo contorno!

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Preparate il brodo: pelate le verdure, tagliatele a tocchetti grossi e radunateli assieme allo spicchio d’aglio, al pepe e alle erbe in una capiente pentola. Aggiungete 1 litro e mezzo d’acqua fredda e mettete il tutto sul fuoco. Non coprite la pentola con il coperchio: il brodo dovrà sobbollire lentamente fino a riduzione di almeno metà del volume iniziale. Filtrate il tutto e tenete la parte.

Tagliate a tocchetti grossi 2 cm la zucca, tritate la cipolla, e gratuggiate un po’ di zenzero (a seconda dei vostri gusti: calcolate che nelle pietanze calde, il gusto piccante dello zenzero è duplicato!). Scaldate l’olio di sesamo in un tegame e soffriggete dolcemente la zucca, la cipolla, lo zenzero e uno spicchio d’aglio per 5 minuti a fuoco dolce. Aggiungete il brodo filtrato e lasciate sobbollire fino a quando la zucca non diventerà morbida. Eliminate l’aglio, prelevate 1 mestolo e frullatelo assieme al miso. Versatelo nella zuppa e aggiungete i soba noodles. Fate sobbollire il tutto fino a quando i vermicelli non saranno cotti. Suddividete la zuppa di miso e zucca nelle fondine o nelle ciotoline, disponete i noddles a gomitolo su ogni porzione e decoratela con foglioline spezzettate a mano di prezzemolo e semi di sesamo. Servitela bollente senza dimenticarvi di apparecchiare con le bacchette!

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Questa ricetta è stata pubblicata sulla rivista Q.B quanto basta in cucina nel mese di Ottobre 2015.

Steamed rice. Riso al vapore all’orientale: il metodo di cottura prefetto

Dal titolo questo post somiglierebbe banale, ma in verità non lo è. Conosco persone che, dopo essersi cimentate per la prima volta nella cottura – sbagliata – del riso a chicco lungo, tipo Basmati o Jasmine, per intenderci, hanno gettato la spugna, perché il risultato è stato un vero “pappone”.
In verità il metodo di preparazione e cottura è davvero semplice, basta però avere un po’ di tempo !!!
Questa metodologia è ottimale per questi tipi di riso:
 
♥ Basmati è il nome di una varietà di riso a grano lungo, famosa per la sua fragranza e il gusto delicato. Il suo nome significa “Regina di fragranza”, “Ricco di aroma innato” in Hindi e deriva dal sanscrito vasaymayup (vasay: aroma; mayup: intriso). Successivamente divenne vasumati nelle lingue prakite, e infine basmati che conosciamo oggi. Il riso Basmati viene coltivato in India e Pakistan da centinaia di anni, e alcune varietà vengono oggi coltivate anche negli Stati Uniti. Si dice che le colline ai piedi dell’Himalaya producano il miglior Basmati e la Dehra Dun è la più pregiata di queste varietà. Patna è il nome del riso Basmati coltivato nel Bengala Occidentale.
 
♥ Jasmine è un’altra tipologia di riso a chicco lungo, un po’ più sostanzioso del Basmati, dal sapore dolce e lievemente profumato.
 
Entrambi i tipi si trovano in commercio nei supermercati, nelle botteghine etniche e nei negozi biologici.
 
Questa metodologia di cottura non è quella adatta invece per il riso per sushi, a chicco tondo e con molto amido. La cottura per il riso per sushi, la vederemo più avanti.
 
Il riso cotto con questo metodo di cottura prende il nome di steamed rice, ovvero riso al vapore: si tratta infatti di una reidratazione e cottura del riso in acqua con successiva cottura al vapore.
 
Steamed rice
 
L’occorente che vi servirà è:
 
1 tazza da 200 – 200 ml
1 pentola a bordi alti, meglio se antiaderente
1 ciotola capiente
1 colino a maglia finissima
1 mestolo di legno
Gli ingredienti sono:
Riso Basmati o Jasmine
Acqua
Sale
Per prima cosa riempite la tazza da 200 – 250 ml di riso. La tazza sarà la vostra unità di misura.
Versate poi il riso in una capiente ciotola.
Ricoprite il riso d’acqua fredda e giratelo con le mani. Osserverete, come nella foto sopra, che l’acqua si colorerà di bianco. Per eliminare l’amido, sciacquate il riso con acqua corrente fredda: riempite la ciotola di riso con acqua, girate il riso tra le mani, e buttate via l’acqua. Ripetete l’operazione fino a quando l’acqua non risulti pulita.
Quando l’acqua risulta pulita, riuscirete a vedere bene i chicchi attraverso di essa, come nella foto sopra. A questo punto, coprite il riso d’acqua fredda e lasciatelo riposare per 30 minuti.
Scolate il riso aiutandovi con un colino a maglia fine. I chicchi saranno belli bianchi, come nella foto sopra. Trasferite il riso in una pentola a bordi alti, meglio se antiaderente, e versate sempre con in vostro misurino – tazza: 1 tazza + 1/4 di tazza di acqua calda. Salate leggermente, girate il tutto con un mestolo e coprite non ermeticamente la pentola. Lasciate un angolino non coperto in modo che il vapore possa fuoriuscire. Portate tutto su fuoco medio e lasciate cuocere per circa 10 minuti. Quando sentirete un leggero crepitio, chiudete ermeticamente e completamente il coperchio. Il vapore non deve uscire. Spegnete il fuoco. Lasciate riposare il tutto per 5 – 8 minuti. Dopodiché scoperchiate la pentola e girate il riso con un mestolo.
Il riso è pronto e potete servirlo come accompagnamento ai vostri piatti. A me piace molto con la salsa tare, una riduzione di salsa di soia, sakè, mirin e zucchero, e con una spolverata di sesamo tostato e porro tagliato fine.
 
 
 
 
 

Nippon Toast (ASIA)

Un po’ d’ispirazione asiatica, un po’ per accompagnare un buon calice di vino bianco, i Nippon Toast sono ideali per gli aperitivi con gli amici.
Gustosi e semplici da preparare, con pochi ingredienti, riuscirete ad avere un successo assicurato!
Nippon Toast
Ingredienti 
per una decina di mini toast
200 g di gamberi sgusciati*
(anche congelati vanno bene)
100 g di ricotta cremosa**
un pizzico di zenzero
1 spicchio d’aglio intero
1 cucchiaio di vino bianco
sale e pepe
burro
pancarrè

semini di sesamo

* da evitare i gamberetti in salamoia, per carità!
** per ricotta cremosa, intendo la ricotta con aggiunta di panna che si trova tranquillamente nei banchi frigo di tutti i supermercati. Ho scelto una ricotta non troppo asciutta in modo che la farcitura si possa amalgamare bene.
Dopo aver sgusciato i gamberetti ho eliminato il budellino nero incidendoli sulla schiena e togliendolo accuratamente. Ho scaldato 1 cucchiaino d’olio d’oliva in un padellino assieme allo spicchio d’aglio intero, ho versato i gamberi, un pizzico di zenzero, sale e pepe. Dopo 2 minuti li ho sfumati con 1 cucchiaio di vino bianco. Ho tolto lo spicchio d’aglio e li ho tritati al coltello.
In una ciotola ho riunito i gamberi tritati assieme alla ricotta ed ho mescolato bene il tutto.
Con un coppa pasta di diametro 4 cm (o in alternativa con un biccherino) ho intagliato delle fette di pan carrè. Le ho spalmate con poco burro e le ho farcite con i gamberetti e la ricotta. Ho richiuso il tutto a mò di sandwich.
Ho passato i mini toast nei semini di sesamo in modo che si attaccassero proprio nella parte della farcia.
Ho preriscaldato il forno a 180° modalità grill, e ho fatto leggermente dorare la superficie dei Nippon Toast.
Si possono servire tiepidi oppure freddi.
Cin Cin e Buon Aperitivo!

Il corso di cucina filippina con Lucy Gonzales

Domenica 7 aprile abbiamo conosciuto la vulcanica Lucy Gonzales. Lucy è arrivata in Italia negli anni Ottanta, faceva parte di un gruppo folkloristico filippino di Manila che girava il Bel Paese presentando spettacoli di balli filippini tradizionali. Arrivata in Friuli, si è fermata nella nostra regione per amore. Vive tuttora a Cividale e parla anche il friulano!
Donna carica di simpatia, con il suo bel fazzolettino sui capelli, Lucy ci ha fatto scoprire sapori inusuali riguardo l’identità culinaria filippina.
Le Filippine hanno fortemente avuto l’influsso di moltissime differenti culture, e le tradizioni gastronomiche risentono moltissimo di influenze spagnole, americane e cinesi.
Gli ingredienti che Lucy ci ha presentato sono stati:
  • naturalmente il riso a chicco lungo, tipico orientale, cotto con l’immancabile cuociriso.
  • le arachidi e il burro d’arachidi, d’ influenza americana, utilizzati come ingredienti fondamentali di stufati di carne.
  • la frutta tropicale, in questo caso il mango, mangiato sia ancora un po’ acerbo per accompagnare i piatti principali, che ben maturo al posto del dessert.
  • il latte condensato, sicuramente d’importazione spagnola, utilizzato per dolcissimi dessert.
  • il bagoong, un patè di gamberetti che sinceramente non son riuscita ad apprezzare. E’ un tipo di condimento filippino costituito da gamberetti fermentati e macinati addizionati di sale. E’ molto ma molto saporito e il profumo può similmente ricordare quello della pasta d’acciughe… o il mangime per i pesci. Si presenta confezionato in barattoli sigillato da uno strato di cera superficiale da rimuovere all’uso.
Lucy ci ha poi mostrato come cucinare il KARE KARE, lo stufato di manzo in crema di arachidi. Tradizionalmente si utilizzano le interiora, il codino, le zampe dell’animale per cucinare lo stufato, ma per questione di “stomaci e papille europei delicati”, Lucy ha deciso di utilizzare come carne il guanciale di manzo, una carne che si presta a lunghe cotture, ben marezzata, ovvero con uno strato di grasso e collagene che l’aiutano a diventare morbida e sugosa. Il guanciale viene tagliato a pezzettini assieme a uno scalogno e il tutto viene versato in una pentola con dell’acqua a ebollizione. Quando la carne risulterà tenera, vengono aggiunti il burro d’arachidi, le arachidi tritate e il riso (crudo) tostato e tritato che funge da addensante. Si lascia restringere il tutto.
Il piatto viene servito assieme al riso bollito e a delle verdure, in questo caso bieta, fagiolini verdi e melanzane, cotti in un primo momento al vapore e poi fatti saltare in padella con uno spicchio d’aglio e olio di semi.
Naturalmente il tutto servito con il BAGOONG, il patè di gamberetti precedentemente insaporito da un soffritto di aglio, cipolla e pomodoro, assieme a dei PETALI DI MANGO, da mangiare tra un boccone di carne e l’altro.
Come dolce, Lucy ha servito il LECHE FLAN, una bomba atomica di calorie composta da 10 tuorli d’uova sbattutti assieme al latte condensato, al latte fresco e a zucchero.
E’ un dolce che risente l’influenza spagnola e viene cucinato anche nell’America Latina, dove prende il nome di Flan de Leche.
Il composto che si ottiene viene cotto a bagnomaria nel forno e viene servito come dolce al cucchiaio assieme al caramello. La somiglianza è molto vicina al Crèm Caramel.
Dopo questo golosissimo peccato di gola, confermo:
son andata a correre per smaltire!!!

Il corso di cucina indonesiana con Theodora Hurustiati

Il corso di cucina indonesiana è stato quello che ho adorato di più, sia per i colori, sia per le spezie sia per lei: Theodora Hurustiati. E’ nata a Jakarta, in Indonesia, ed oltre a esser chef e docente di cucina etnica, è anche foodblogger (qui il suo blog).
Pensate a settimane e settimane piovose e poi arriva lei, che ti parla di sole, caldo, mare e Bali… che voglia di partire!
La pietanza principale indonesiana è il riso. Ci sono numerosi tipi di riso, ma quelli più cucinati sono il riso Basmati che è una varietà di riso lungo, fragrante e molto delicato, utilizzato soprattutto per la cottura al salto,  e il riso Thai, molto profumato, con sentori di gelsomino e utilizzato come accompagnamento a verdure, carni e pesci. Viene cotto soprattutto con l’ausilio di una cuociriso
(che sta incominciando ad essere la mia aspirazione per il prossimo acquisto in cucina!!!)
La cucina indonesiana ha moltissimi profumi. Vengono infatti utilizzati molto:
  • le foglie di Kaffir Lime, sono le foglie della pianta di un agrume, molto simile al lime, perchè è verde, e molto rugoso. Si ritiene che questa pianta sia un ibrido tra un lime e un cedro.
  • la radice di galanga, è della stessa famiglia dello zenzero.
  • lo zenzero, che come in tutta la cucina asiatica si utilizza in quasi tutti i piatti.
  • il peperoncino rosso e verde per dare un tocco piccante e colorato.
  • il cocco, utilizzato localmente, in Indonesia, sopratutto fresco, ma che si può sostituire con il cocco raspato e il latte di cocco. Si usa moltissimo sia con il riso, che abbinato a pasti proteici come le carni e il pesce.
  • la polvere di curcuma che deriva proprio dall’essiccazione delle radici della pianta stessa, ed è di colore ocra gialla. E’ l’ingrediente fondamentale del curry giallo o masala.
  • il pepe bianco, è solo il seme del pepe. Si ottiene tenendo a bagno il frutto, ovvero il pepe nero, in modo da ottenere una decomposizione della polpa. Il seme che ne rimane viene essiccato e poi utilizzato per insaporire e speziare cibi. E’ utilizzato molto il pepe bianco Muntok, proveniente dall’isola di Bangka. Muntok significa “cicciotto” proprio per la caratteristica dei semi grossi.
  • il coriandolo, utilizzato sia in bacca che in foglie, come insaporitore o decorativo. Appartiene alla stessa famiglia del prezzemolo.
  • il lemongrass è una pianta che appartiene alle graminacee. In Indonesia si utilizzano molto i bastoncini di questa pianta sia per profumare i piatti sia come spiedino. Il lemongrass è soprannominato anche “pianta della felicità” perché ha notevoli proprietà aroma-terapiche che mettono il buonuomore.
I piatti della tradizione indonesiana vengono classificati in base ai tipi di curry utilizzati. Per curry, non si intende la polverina “generica” che noi occidentali comperiamo al supermercato, ma una miscela di spezie pestate al mortaio che, a seconda degli ingredienti, possono far acquistare diverse tonalità ai piatti:
curry bianco con l’aggiunta di noci di macadamia,
curry giallo con l’aggiunta di curcuma,
curry rosso con l’aggiunta di peperoncino.

Il piatto che Theodora ci ha proposto è un piatto unico e completo, composto dal Nasi Jagung, dai Sate Lilit e dalle Acar Kuning.

Il NASI JAGUNG è il riso al cocco e mais. E’ un piatto della tradizione povera ma molto saporito che si utilizza come accompagnamento. Una volta si mangiava il riso, che era un bene di lusso, assieme al mais e al cocco per sentirsi sazi. Si usavano (e si utilizzano) anche delle foglie di banano come contenitore.
Theodora ha cotto il riso nella cuociriso assieme al latte di cocco, a dell’acqua, a del cocco essicato e assieme a del mais precotto.
Una volta che il riso è cotto, si riempie la tipica formina indonesiana a forma conica (o una ciotolina) e la si rovescia sul piatto. Anche l’occhio vuole la sua parte!!!
Mi è piaciuto un sacco il riso cotto con il latte di cocco nella cuociriso: il risultato è una soffice nuvola di riso, ben mantecata con il latte di cocco e il cocco… più ne mangi e più ne mangeresti!!!
Dopodiché, si è passati alla ricetta dei SATE LILIT, dei gustosi spiedini di pesce bianco al cocco, speziati con peperoncino, zenzero, curcuma, coriandolo e kaffir lime.
Theodora ha tostato i semi di coriandolo e li ha macinati a mano, in un mortaio.
Il Coriandrum sativum, detto prezzemolo cinese, è conosciuto anche con il nome spagnolo cilantro. Viene anche soprannominato erba cimicina, evidentemente perché le foglie di questa pianta hanno l’odore della cimice. Oltre all’uso culinario, ha notevoli applicazioni anche in campo erboristico. Il cilantro, o coriandolo, viene infatti utilizzato contro i dolori di stomaco, i problemi di digestione e l’emicrania.
Ha poi frullato il pesce bianco assieme a tutti gli ingredienti ed ha formato una specie di polpetta allungata attorno allo spiedino di lemongrass.
Lo spiedino viene poi cotto alla piastra.
 E’ una pietanza tipica di Bali, e il pesce, può esser sostituito con i gamberi, il bovino, il pollo o l’anatra macinati. Tradizionalmente il pesce va battuto a mano col coltello e lasciato a marinare con tutte le erbe aromatiche e le spezie.
 
Le ACAR KUNING sono le verdure agrodolci gialle. Si tratta di una padellata di fagiolini verdi, scalogno e bastoncini di carote e cetrioli insaporiti con zenzero, curcuma, aceto di riso e un pizzico di zucchero.
Non possono mancare di certo i dolcetti!
Ho avuto un’illuminazione: la MARMELLATA DI ANANAS!
L’ananas viene frullato con un po’ di acqua e cotto con lo zucchero e una noce di burro. Il tutto viene insaporito con chiodi di garofano e cannella. Questa buonissima marmellata si utilizza come ripieno dei NASTAR, dei biscottini, che vengono poi decorati con dei chiodi di garofano.
Dopo questa full immersion  nella cucina orientale, e dopo aver visto tutti questi svariati usi di spezie, inusuali per la cucina europea, ho deciso di riprendere in mano un libro che avevo accantonato sullo scaffale della mia libreria.
Si tratta di
SPEZIE da tutto il mondo
 di Manisha G. Harkins, ed. De Vecchi Editore.
 
Il libro passa in rassegna tutte le spezie utilizzate in tutti i continenti e svela ricette per curries, marinate e miscele dolci e salate per impreziosire i piatti.
Ve lo consiglio!
 

Il corso di cucina cinese con Bo Ye

Domenica 24 marzo è venuta la volta del Corso di cucina cinese al Visionario.
Stesso posto, stessa ora, (anche stessa sedia della volta precedente!) ho seguito un approfondimento di gastronomia cinese a cura di Bo Ye.
Bo Ye, è un giovane ventenne cinese. I suoi genitori sono i proprietari di uno storico negozio etnico di Udine e, chi meglio di lui ci poteva far addentrare in tutte le curiosità più disparate del mondo della cucina cinese? Bo Ye è stato accompagnato da suo zio, un ex cuoco di un ristorante cinese in Toscana che ora, dice, cucina solo per gli amici. Un ometto che si è presentato molto tecnico, serio e molto austero, e che, per fortuna solo la (poca) praticità di un raviolo cinese piegato da un’italiana, ha potuto fargli strappare un sorriso. I due provengono dal sud della Cina. Bo ci ha raccontato che i gusti dei cinesi e le loro abitudini alimentari cambiano radicalmente da nord a sud del paese: al nord, l’influenza giapponese ha portato i ramen o noodles, che si mangiano in zuppa assieme allo zenzero, la radice che “scalda”, al sud sapori più particolari con preferenze del gusto ”dolcetto” anche sulle pietanze salate e tanto riso.
Come sempre, all’inizio del corso, Bo ha passato in rassegna una sfilza di ingredienti base della cucina cinese:
  • la salsa si soia light o leggera deriva sempre dalla fermentazione dei fagioli di soia con aggiunta di acqua, sale e grano tostato. Questa versione light è salata e saporita, ha una colorazione meno marcata e viene aggiunta ai piatti come condimento, dopo la preparazione di questi.
  • la salsa di soia dark o scura, invece ha un colore più scuro dovuto all’invecchiamento e all’aggiunta di melassa. Viene utilizzata per la cottura di cibi ed ha un gusto più dolce.
  • l’olio di sesamo viene estratto dai semi tostati e contiene l’aroma caratteristico.
  • il daikon è la tipica rapa dei paesi asiatici detta anche cavolo cinese o cavolo di Pechino
  • lo zenzero che viene utilizzato anche nei piatti di pesce per togliere il sapore troppo concentrato di mare.
  • i germogli di soia, che ormai hanno invaso anche la gastronomia occidentale.
  • i noodles o ramen sono degli spaghetti all’uovo che si trovano secchi in bustine. Si cuociono per idratazione, senza farli bollire come la pasta all’italiana. Noi li abbiamo assaggiati in zuppa con i funghi e il cavolo cinese
  • i funghi cinesi profumati si trovano secchi. Vengono reidratati e si usano come “spugna” nei piatti perchè assorbe tutti i sapori presenti
  • il vino di riso cinese più dolce del nostro vino
  • la salsa agrodolce e la salsa piccante utilizzate come accompagnamento dei piatti
  • il glutammato monosodico è utilizzato come insaporitore.
Bo Ye ha inoltre raccontato che lo scopo dei cinesi nella preparazione delle pietanze è che il piatto deve soddisfare la vista, il gusto e l’odorato. Per questo vengono utilizzate spezie come lo zenzero, l’anice stellato e il pepe di sechuan.
Il primo piatto che Bo ha fatto insieme allo zio sono stati i JIAOZI, ovvero i ravioli cinesi … finalmente ho visto come si fanno!
Bo Ye ha preparato due tipi di ripieni per i ravioli: uno di maiale con l’erba cipollina e un altro di maiale con il cavolo cappuccio o verza.
La pasta per i ravioli è stata fatta con acqua e farina 00 e lasciata riposare.
Lo zio di Bo ha dimostrato una fantastica manualità nel confezionare queste “chicche” cinesi.
Ha formato un salsicciotto con l’impasto, lo ha steso, tagliato a pezzi ed ha infarinato il tutto.
Con un mattarello cilindrico ha steso la pasta formando un sottile tondino, l’ha farcito con il ripieno di carne e l’ha chiuso pizzicandolo.
I ravioli poi sono stati cotti in 2 modi: con la vaporiera, rivestendo il cestello con le foglie di verza e riponendo i ravioli, e alla piastra, con un filo d’olio e pochissima acqua, coperti. Il tempo di cottura è di circa 15 – 20 minuti.
Bo Ye ha poi servito i ravioli cotti nelle 2 maniere con le salse d’accompagnamento agrodolce e piccante.
Un’altra pietanza che Bo ha presentato, sono stati i NOODELS o RAMEN al “sapor di carne” accompagnati dai funghi e dal cavolo cinese.
Di quello che ho capito, ai cinesi piace vincere facile; non sono come noi italiani, che almeno 30 minuti al giorno li perdiamo per cucinarci una pasta. I cinesi consumano questo piatto d’importazione giapponese perché è veramente di rapida preparazione: si tratta di un blocchetto di spaghettini all’uovo disidratati e di 2 bustine con l’aroma. Si reidrata il tutto per 3 minuti in acqua bollente ed il gioco è fatto.
Si serve poi con i funghi secchi e il cavolo cinese per rendere il tutto più appetitoso.
L’ultimo piatto invece presentato è stata una ZUPPA DI DAIKON E ZENZERO.
 
Bo Ye ha scottato il daikon e lo zenzero in padella con un goccio d’olio di girasole. Ha poi versato il tutto in una pentola con dell’acqua bollente. Ha fatto sobbollire a fuoco moderato e ha cotto il tutto finchè il daikon non risultasse tenero. Ha poi aggiunto erba cipollina e, al momento di servire, una spruzzatina di olio di sesamo.
Il mito che i cinesi sorseggino tè al gelsomino è da sfatare. E’ infatti una trovata occidentale.
Bevono acqua ai pasti, e a fine pasto grappe di bambù, di riso o di rose.
Si beve anche il tè durante la giornata; la Cina infatti vanta di tradizione millenaria della lavorazione dei tè. Il PU – EHR è una prezioso tè fermentato. Viene pressato a forma di disco e lasciato stagionare. Questo tè, più è vecchio, più acquista valore. Possiede moltissime caratteristiche antiossidanti conferitegli dall’invecchiamento.
Alla prossima settimana con la prossima relazione
del corso di cucina indonesiana !!!
 

Il corso di cucina giapponese con Mami Hamada

Ogni anno, il Centro Espressioni Cinematografiche organizza il Far East Film Festival, una rassegna cinematografica e culturale che avvicina noi occidentali all’Oriente.

Mi sono iscritta a una serie di corsi di cucina orientale che sono stati organizzati al cinema Visionario.

Domenica 17 marzo, ho partecipato al corso di cucina giapponese a cura della chef Mami Hamada, giapponese di Osaka trapiantata in Friuli da 20 anni. Una persona molto amichevole, simpatica e alla mano che ha potuto guidare il pubblico verso una conoscenza più approfondita delle tradizioni culinarie giapponesi.

Il Giappone infatti non è solo sushi, sashimi e pesce crudo, ma è anche tradizione legata alla stagionalità, alla spiritualità ed al benessere sia fisico che interiore.

La chef ha presentato così 4 piatti comuni nella quotidianità giapponese.

Gli ingredienti principali utilizzati nella preparazione dei piatti sono stati i seguenti:
  • la salsa di soia è una salsa fermentata che deriva dalla soia, con aggiunta di grano tostato, acqua e sale.
  • il sake è il ”vino” giapponese. E’ una bevanda alcolica (circa di 14% vol.) ottenuta dalla fermentazione del riso. Ha un gusto più dolce rispetto al nostro vino e meno acidulo.
  • l’aceto di riso o acidulato di riso, ovvero un aceto che deriva dall’acidificazione del sakè, sempre più dolce rispetto al nostro aceto di vino.
  • l’alga kombu utilizzata come insaporitore per esempio nel brodo.
  • l’alga nori utilizzata per preparare il sushi.
  • i fagioli di soia che contengono numerose proprietà nutrizionali e possono esser un valido sostitutivo alla carne. 
  • i fagioli azuki utilizzati soprattutto per l’Anko, una marmellata ottenuta facendoli bollire con acqua e zucchero fino a formare una purea dolce.
  • la farina di riso glutinoso impastata assieme ad acqua per preparare delle palline chiamate Mochi da servire poi, una volta bollite, come dolce. Vengono accompagnate dall’ Anko e da una mostarda di zenzero.
  • il sesamo tostato che rilascia tutti gli oli e tutto il suo sapore, è utilizzato per decoro e per insaporire le pietanze.
  • il daikon è una grande rapa bianca, viene chiamato che ravanello bianco gigante, ed ha un odore molto pepato, ma non forte come il rafano.
  • il cavolo cinese o cavolo di Pechino è molto utilizzato per dare croccantezza e freschezza ai piatti.
  • lo zenzero è un rizoma (radice) dal gusto piccante somigliante al limone. Ha buone proprietà digestive. Oltre a utilizzarlo grattuggiato sulle pietanze, Mami Hamada consiglia di preparare anche la mostarda di zenzero.
  • l’erba cipollina e i  fagiolini verdi sono fondamentali sia per l’impatto visivo e quindi decorativo dei piatti, sia perché conferiscono freschezza ad ogni boccone.

Il riso inoltre è la pietanza maggiormente consumata in Giappone.
La cottura e la preparazione del riso sono molto diverse dalle nostre usanze. Si mangia sopratutto riso bollito in un speciale bollitore e lo si insaporisce con aceto di riso, zucchero e poco sale.

Una volta cotto, il riso viene steso su una stuoia o su un piano di legno. L’importante è che il piano sia piatto in modo che non ci sia un rilascio o una condensa d’acqua. Il riso deve infatti risultare soffice ma asciutto. Lo si bagna con un emulsione di aceto di riso, zucchero e sale e lo si sventola con un ventaglio in modo che si raffreddi. Nello stesso  tempo lo si mescola con un cucchiaio.
Dopo averlo insaporito, lo si copre con dei teli inumiditi e lo si lascia riposare.
I piatti che sono stati presentati al corso erano molto colorati e gustosi.
Partendo in senso orario, in alto a sinistra: CHIRASHIZUSHI, riso insaporito con dei funghi stufati con salsa di soia, zucchero e sake, e salmone cotto al forno e sminuzzato; il piatto è stato decorato con dei fagiolini verdi piatti, alga kombu e sottili tagliatelline di frittata. Questa pietanza viene preparata anche  in anticipo e riposta nel bento, una specie di contenitore per alimenti in plastica.
GOMOKUNI, ovvero lo stufato di soia.
La soia secca viene fatta rinvenire per una notte in acqua, e fatta bollire con la stessa acqua, togliendo la schiuma che si forma di tanto in tanto.
 Il tutto viene poi insaporito aggiungendo delle carote, dell’alga kombu a dadini, salsa di soia, zucchero, sake e dei fagiolini verdi sbollentati per decorare.
AGEDOTOFU, tofu fritto.
Non cibandosi di carne e derivati caseari, i giapponesi consumano il tofu, un formaggio derivato dalla cagliatura del latte estratto dai semi di soia e sucessivamente pressato.
Si presenta simile a una “saponetta” che viene fritta in olio di semi di girasole bollente fino al raggiungimento del tipico colore “pelo di volpe”. Viene servito caldo o freddo accompagnato da daikon e zenzero grattuggiati, decorato con erba cipollina finemente tritata.
ANKO MOCHI CON SAPORE DI ZENZERO
Sono dei gnocchi che si formano dopo aver impastato farina di riso glutinoso e acqua, fino a raggiungere la morbidezza del “lobo dell’orecchio”. Si fanno bollire in acqua bollente e poi immediatamente vengono tuffati in acqua fredda. Vengono poi passati nei semi di sesamo tostati e serviti con mostarda di zenzero e Anko, la marmellata di fagioli Azuki.
I corsi di Cucina orientale sono sponsorizzati dal negozio Petit Lorien di Udine, una bottega di nicchia curata dall’appassionato ”speziale” Gianluca Mingotti. Il negozio offre una vasta scelta di tè, spezie, caffè, sali, pepi, zuccheri, frutta confit, frollini, incesi e lampade. Inoltre una superba collezione di teiere adorna il negozio.
Un breve approfondimento è stato fatto anche riguardo al te Matcha, il tè verde giapponese finemente lavorato, utilizzato nella cerimonia del tè. Le prime foglie di tè, quelle apicali, ovvero all’apice dei rami della Camelia sinensis, vengono raccolte in particolari giorni dell’anno, la sera, per preservare le foglie dalla rugiada dell’alba. Vengono poi cotte al vapore e ridotte in una finissima polvere verde.
Il tè verde Sencha è il tè più diffuso in Giappone, viene raccolto nei mesi di maggio – giugno. Le foglie vengono lavorate in modo che assumano la forma di aghi di pino.
Il Bancha, invece, è un tè verde ricavato dall’ultimo raccolto delle foglie di tè dell’anno, cioè in ottobre. Presenta un profumo di paglia.
Se passate per Udine, o se siete della zona, vi consiglio:
PETIT LORIEN
via delle erbe 1/c, Udine
info@petitlorien.com
FAR EAST FILM FESTIVAL
La rassegna del cinema orientale dal 19 al 27 aprile a udine.
IL VISIONARIO E IL CEC
ovvero il Centro Espressioni Cinematografiche