Cordon bleu di melanzane

Melanzane, che passione! In estate non posso farne a meno. Questo grosso ortaggio arrivò in Europa nel VII secolo quando gli Arabi conquistarono la Penisola Iberica. Continua a leggere “Cordon bleu di melanzane”

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Verdure gratinate al forno

 Le verdure estive hanno colori, sapori, e profumi unici. Avete mai provato a gratinarle al forno? Otterrete un contorno perfetto per accompagnare secondi piatti di carne o di pesce. Continua a leggere “Verdure gratinate al forno”

Pesto cremoso di zucchine

Si sta avvicinando la stagione delle zucchine e sui banchi del mercato potete già trovare le primizie in fiore. Un’idea per far gustare questa bontà ai bimbi è preparare il pesto cremoso di zucchine, semplice e buonissimo, con poco olio rispetto al pesto tradizionale al basilico. Continua a leggere “Pesto cremoso di zucchine”

Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza

Adoro la farina di ceci! La utilizzo nelle sfiziosità salate come farinate, frittelle, nell’impasto del pane, per le crespelle senza glutine e soprattutto nelle torte salate. Questa che vi propongo oggi, non è una ricetta primaverile, ma si presta alla settimana uggiosa che mi aspetta e soprattutto è un valido pretesto svuota frigo. La frolla salata friabilissima è una valida alternativa alle paste sfoglie e brisée confezionate in quanto è veloce, facile da preparare e molto digeribile.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 1

Quiche alla farina di ceci
con funghi, porri e scamorza

Ingredienti per 4 persone

Per la pasta brisée alla farina di ceci: 75 g di farina bianca di farro, 75 g di farina di ceci, 75 g di burro freddo, 2 – 4 cucchiai d’acqua fredda, sale fino.

Per il ripieno: 250 g di funghi champignon mondati, mezzo porro, 100 g di scamorza grattugiata, 2 uova, 50 ml di panna fresca, 2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato, olio extravergine d’oliva q.b, qualche rametto di timo fresco, sale e pepe.

Per questa quiche ho utilizzato uno stampo da 20 – 22 cm di larghezza per ottenere una torta salata alta. Lo stampo da crostata più basso da 24 cm andrà comunque bene.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 3

Procedimento

Preparate la pasta brisée servendovi di un robot da cucina: versate la farina di farro, la farina di ceci, il sale e il burro freddo a cubetti. Azionate il tutto e frullate. Aggiungete un cucchiaio d’acqua alla volta fino ad ottenere una palla d’impasto. Avvolgete la pasta brisè nella pellicola per alimenti e riponetela a riposare in frigorifero per 30 minuti.

Nel frattempo affettate il porro e tagliate in 4 i funghi mondati e lavati. Soffriggete il tutto in padella per 15 minuti assieme a 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Fate quindi intiepidire.

Sbattete le uova assieme alla panna e ai formaggi grattugiati. Regolate di sale e pepe. Aggiungete quindi i funghi e i porri cotti in padella e mescolate il tutto.

Estraete la pasta brisée dal frigorifero. Scaldate il forno a 180°C in modalità ventilato.

Infarinate leggermente il piano di lavoro e stendete la pasta con un mattarello fino a raggiungere uno spessore di mezzo centimetro. Rivestite uno stampo da 20 – 22 cm e riempite il guscio di pasta con il ripieno appena preparato. Spolverate con timo fresco e infornate. Cuocete la quiche per almeno 40 minuti fino a doratura.

Una volta cotta, estraetela dal forno e fatela riposare per almeno 10 minuti prima di servirla.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 5

La torta pasqualina

La Pasqua e la Primavera sono alle porte. I prati si stanno già tingendo di un verde brillante e nelle radure incominciano a spuntare i primi crocus. È tempo di scampagnate all’aria aperta e di torte, focacce e frittate gustate seduti comodamente su una coperta sull’erba.

Ecco allora che è il momento giusto per preparare la torta pasqualina, secondo la ricetta tradizionale ligure, a base di bietine, spinaci con il mio tocco personale (l’aggiunta del porro) per rendere il tutto più goloso e saporito. La ricotta la conoscete bene, è quella della Fattoria Zoff e le uova sono rigorosamente fresche e di galline felici, comprate pochi giorni fa dal contadino qua vicino.

torta pasqualina 1

La torta pasqualina

Ingredienti per uno stampo da 24 cm

500 g di un mix tra bietina e spinaci, 200 g di ricotta di mucca ben sgocciolata possibilmente BIO,  40 g di parmigiano reggiano grattugiato, 40 g di pecorino grattugiato, mezzo porro, 6 uova, 2 rotoli di pasta sfoglia già pronta, olio extravergine di oliva q.b, sale e pepe.

Per personalizzare il ripieno, potete aggiungere dello speck oppure sostituire le bietine e gli spinaci con carciofi spadellati o verdure di stagione a vostro piacimento come zucchine o asparagi.

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Procedimento

Lavate e sbollentate la bietina e gli spinaci per 10 minuti in acqua leggermente salata. Scolate il tutto, lasciate intiepidire le verdure e strizzatele molto bene. Affettate finemente il porro e soffriggetelo a fuoco basso con poco olio d’oliva fino a quando non sarà diventato tenero. Poi fatelo raffreddare.

Preparate il ripieno della torta pasqualina amalgamando bene la ricotta con 1 uovo, le verdure tritate al coltello, il porro,  il parmigiano e il pecorino grattugiati. Lavorate bene il tutto aggiungendo poco sale e pepe.

Prendete uno stampo tondo da 24 cm di diametro non troppo basso, e foderatelo con la carta forno e il primo rotolo di pasta sfoglia. Riempitelo quindi con il ripieno preparato precedentemente. Aiutandovi con un cucchiaio, formate 4 piccole fossette nel ripieno e sgusciate in ciascun incavo un uovo intero in modo che, durante la cottura, diventi sodo. Chiudete la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate il bordo del disco della base all’interno sigillandolo delicatamente.

Spennellate la superficie con l’ultimo uovo sbattuto e foratela con la punta di una forchetta. Infornate la torta Pasqualina a forno caldo a  180 °C e cuocetela per circa 40 minuti. Una volta pronta, estraetela dal forno e fatela raffreddare completamente a temperatura ambiente prima di servirla a fette.

Ricetta pubblicata per la rivista “q.b Quanto Basta in Cucina”,  Marzo 2018.

Quaglie arrosto e palline fritte di patata

Le rimpatriate familiari, le tavole imbandite della domenica, la preparazione dei piatti con tanta cura “anche quando non si aveva niente”, sono i ricordi più vividi che mia nonna porta con sé della sua giovinezza. Cresciuta in una numerosa famiglia contadina a Persereano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, parte di questa dovette trasferirsi a Roma per lavoro. Solo in alcune occasioni come la Fieste dal Perdòn, la vendemmia o durante le feste di Natale, zii e cugini ritornavano in terra natìa.

Era sempre una grande festa, un’accoglienza fatta in buon stile friulano. Il lungo tavolo da pranzo apparecchiato con maestria con grandi tovaglie di cotone candide, immancabili fiaschetti di vino e cestini con pane caldo, accoglieva ben una ventina persone riunite nella sacralità del pranzo della domenica. Si incominciava il pasto con un buon brodo di gallina, preparato con tutte le verdurine dell’orto. Seguiva un secondo piatto rigorosamente a base di animali di bassa corte come polli, anatre, oche o piccole quaglie. Queste ultime erano sicuramente le più prelibate, accompagnate dalle balutìs, palline fritte di patata dal gusto inconfondibile apprezzate dalla zia Miriam, servite sia come contorno o come dolce, spolverate con zucchero alla vaniglia per accontentare i bimbi come dessert. Seguivano formaggi e salumi di produzione propria e per finire l’immancabile torta alla frutta.

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Quaglie arrosto agli scalogni

Ingredienti per 4 persone

8 quaglie eviscerate e senza testa, 150 g di pancetta più 16 fette per bardare la carne, un mazzetto aromatico (salvia, timo e rosmarino), 40 g di burro, 1 cucchiaio d’olio, 1 bicchiere di vino bianco, 8 scalogni, qualche foglia di salvia, sale e pepe.

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Procedimento

Tritate finemente la pancetta assieme alle erbe aromatiche. Riempite con il battuto appena ottenuto le quaglie. Bardatele con le fettine di pancetta che avete tenuto da parte e legatele con il filo da cucina.

Fate fondere il burro assieme all’olio e a qualche foglia di salvia. Rosolate le quaglie nel tegame su tutti e due i lati, aggiungete gli scalogni sbucciati e tagliati in 4 parti, sfumate con il vino bianco, coprite la padella e abbassate il fuoco.

Cuocete la quaglie a fuoco lento per un’ora aggiungendo qualche mestolo di brodo se necessario.

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“Balùtis”, palline fritte di patate

Ingredienti per 4 persone

500 g di patate vecchie o a pasta bianca (per gnocchi), 1 uovo, 200 g di farina 00, 1 cucchiaino di lievito per torte salate (o per dolci ma non vanillinato), la scorza di 1 limone, 50 g di burro, un pizzico di noce moscata, sale e pepe, 1 litro d’olio per friggere.

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Procedimento

Pelate le patate, tagliatele a tocchetti e cuocetele a vapore.

Una volta cotte, schiacciatele in una ciotola con lo schiaccia patate, unite il burro, mescolate il tutto e fate intiepidire. Unite l’uovo, la scorza di limone, un pizzico di noce moscata, sale e pepe. Impastate il tutto unendo poco alla volta la farina mescolata al lievito. Dovrete ottenere un impasto sodo simile a quello per gli gnocchi. Prelevate delle piccole porzioni di impasto grandi quanto una nocciolina e formate delle palline.

Friggete le palline in olio bollente fino a quando non saranno belle dorate. Raccoglietele con un mestolo forato e fatele sgocciolare sulla carta assorbente da cucina. Servitele calde come accompagnamento a secondi piatti o come aperitivo, oppure spolverate di zucchero semolato come dolce a fine pasto.

Il vino in abbinamento

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Articolo pubblicato per la rivista “q.b”  Ottobre 2017

Frittatine di patate e carote al forno

La frittata è il mio pass-par-tout. Un’omlette a colazione durante il weekend, una frittata a pranzo con quello che c’è nel frigo o una frittata salva cena non guasta mai! L’importate è avere la giusta scorta di uova fresche e rigorosamente di galline felici.

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Le frittate più buone mai mangiate le ho assaggiate in Spagna, rigorosamente a base di patate e cipolla, come la tradizione culinaria delle tortillas insegna. A colazione, come farcitura di una baguette o nell’aperitivo serale, gli spagnoli non rinunciano a questa pietanza tanto semplice quanto gustosa!  Pensate che nel 1535 fu preparata presso la certosa di Padula (in provincia di Salerno) una frittata con ben mille uova in onore di Carlo V di Spagna che sostò presso la certosa con il suo esercito di ritorno vittorioso dalla battaglia di Tunisi. Anche la storia ci testimonia quanto gli spagnoli ne fossero ghiotti e questo evento, citato nel film C’era una volta… di Francesco Rosi con Sophia Loren e Omar Sharif, viene ancora oggi celebrato ogni anno il 10 agosto. Invece a Colli a Volturno, un piccolo paese nella provincia di Isernia, ogni anno nel giorno di Pasqua si rinnova una storica tradizione: ogni famiglia cucina una frittata contenente dalle 100 alle 500 uova, alle quali si aggiungono vari prodotti locali come salsiccia, prosciutto, formaggio e quant’altro!

La mia ricetta invece è tutt’altro che da record: è una sorta di antipastino, finger food, un secondo leggero o un piattino da brunch da mangiare in pochi bocconi. A base di verdurine come patate e carote, viene cotta al forno in stampini mono porzione e può esser servita tiepida o a temperatura ambiente.

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In collaborazione con Ricette della Nonna  potete sbirciare la mia ricetta per controllare le dosi e le tempistiche di preparazione cliccando {qui}.

Bastoncini croccanti di melanzane al forno

Tempo di cene all’aperto e di aperitivi lunghi a casa con gli amici. In questa stagione ci si può sbizzarrire con le primizie dell’orto e sul banco del fruttivendolo ci sono molte varietà di verdure a buon prezzo. È la stagione di melanzane, zucchine, cetrioli, pomodori, fagiolini di tutte le taglie e colori, e poi ancora melanzane, peperoni e carote novelle.

Si possono preparare numerose ricette e per lo più servirle fredde o a temperatura ambiente, preparandole in anticipo… forse ancora più buone! (Come ad esempio questa parmigiana di zucchine veloce da preparare o la tradizionale parmigiana di melanzane…)

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Si possono preparare dei frittini non fritti di verdure, deliziosamente croccanti e cotti al forno. Io li preparo con le melanzane, tagliate a bastoncini e lasciate un po’ nel sale in modo che si ammorbidiscano subito.

Il segreto, poi, sta nella panatura: per far sì che non diventi secca ho mescolato il pan grattato al parmigiano e a un goccio d’olio. Questo mix non solo conferisce croccantezza ma dona anche sapidità a questo delizioso antipastino.

In alternativa alle melanzane si possono utilizzare zucchine (anch’esse anticipatamente leggermente passate nel sale e ben asciugate), fagiolini sbollentati o funghi champignon affettati grossolani.  Sono ottime da servire appena sfornate oppure tiepide.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia ricetta con tutte le dosi e le istruzioni cliccando {qui}.

Parmigiana estiva di melanzane, pomodorini e ricotta salata

La parmigiana di melanzane è l’emblema dell’italianità, è il piatto più conosciuto e consumato dello stivale e quello che si presta numerose varianti e, naturalmente, alleggerimenti della ricetta. Numerose regioni si contendono l’origine della ricetta e il vero nome: “Parmigiana di melanzane” o “Melanzane alla parmigiana”? Da qui inizia il battibecco tra la Sicilia, Parma e Napoli.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata 2

Risalgo quindi all’arrivo della materia prima: la melanzana. Non immagino i fruttivendoli dell’epoca quando nel XV secolo videro arrivare questi ortaggi viola portati dagli Arabi, che a loro volta la scoprirono in India: come prima tappa arrivarono in Sicilia. Ecco quindi eliminata la possibile origine parmense. In siciliano “parmiciana” è l’insieme delle assi di legno che compongono una persiana: ecco quindi spiegata il modo di disporre le fettine di melanzana. A “parmiciana”, appunto.

Il nome potrebbe anche derivare da “petronciana”, il termine con cui veniva chiamata la melanzana all’epoca. Ne parla anche l’Artusi citando il vero significato della parola: “mela insana”. In effetti tutto ciò che all’epoca era commestibile ma era caratterizzato da un colore scuro, nero o viola, poteva esser attribuito a un cibo del peccato o del demonio.

Sicuramente dopo qualche spifferata da parte di qualche greco sul modo di cottura e composizione del piatto a imitazione della Moussakà, troviamo la prima testimonianza storica sulla parmigiana nel Cuoco galante (1733) di Vincenzo Corrado, cuoco pugliese al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700. Corrado, tuttavia, nella sua ricetta utilizza le zucchine anziché le melanzane, fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro e poi ripassate in forno. Assai più simile alla ricetta odierna quella descritta nel 1839 da Ippolito Cavalcanti nella sua Cusina casarinola co la lengua napolitana: “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata

Questa ricetta ebbe così tanto successo che risalì la penisola passando per Napoli, patria del fritto e di tutte queste golosità, dove venne arricchita da mozzarella. Arrivò fino a Parma dove il locale parmigiano reggiano sostituì il meridionale pecorino. Proprio nel XVII secolo con il termine “cucinare alla maniera dei Parmigiani” o “cucinare a parmigiana” si indicava il modo di cucinare le verdure a strati.

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Oggi numerose versioni arricchiscono il modo di cucinare la parmigiana. Con pomodoro fresco al posto della passata, con mozzarella o altri formaggi a pasta semi molle, arricchita da prosciutto o altro ben di Dio. La mia versione a torretta, preparata con le melanzane lunghe, è un’ottima idea per gli antipasti estivi, da profumare con il basilico del balcone e ideale da consumare tiepida sul terrazzo con gli amici assieme a un fresco calice di vino bianco del sud. In collaborazione con Ricette della Nonna potete trovare la mia versione cliccando {qui}.

Buricche ebraiche di melanzane

Sono una fanatica della cucina ebraica e il periodo estivo ben si presta per la preparazione di alcuni piatti che possono essere consumati anche freddi. Ne sono esempio le buricche di melanzane: croccanti mezzelune ripiene di pomodoro, melanzane e cipolla dal gusto agrodolce.

Buricche di melanzane 1

Buricche ebraiche di melanzane

Ingredienti per 15 buricche medie

Per la pasta esterna: 250 g di farina semi integrale di tipo “2”, 80 g di acqua, 80 g d’olio di semi di girasole, un cucchiaino di sale, 1 uovo sbattuto, semi di papavero.

Per il ripieno: 500 g di melanzana, 1 cipolla bionda, 300 g di polpa di pomodoro, 1 cucchiaino di aceto di vino, 1 cucchiaino di zucchero, un pizzico di peperoncino piccante, 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva, sale.

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Procedimento

Preparate per primo il ripieno delle buricche: pelate le melanzane con un pelino e riducetele a dadini piccoli. Affettate la cipolla finemente e riponetela assieme alle melanzane in un pentolino, aggiungete la polpa di pomodoro, l’olio d’oliva, il sale, l’aceto e lo zucchero. Coprite e riponete sul fornello. Fate cuocere il tutto a fuoco basso. Durante al cottura il tutto diventerà una sorta di pappetta. Se vedete che le verdure tenderanno ad attaccarsi sul fondo, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua. Una volta pronto il ripieno, fatelo raffreddare bene.

Dedicatevi ora alla pasta esterna. La maggior parte delle torte salate ebraiche sono preparate con questo metodo: portate ebollizione l’acqua, il sale e l’olio di semi. Formate una fontana con la farina e versate il liquido bollente al centro. Lavorate inizialmente il tutto con una forchetta per non scottarvi. Continuate poi con le mani fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare per 30 minuti in frigo.

Infarinate la spianatoia e stendete la sfoglia infarinandola abbondantemente ogni volta che ci sarà bisogno. Tirate la pasta fino ad ottenere uno spessore di 3 millimetri. Tagliate dei cerchi con uno stampo tondo, riempiteli con un po’ di ripieno a base di melanzane e chiudeteli a mezzaluna. Sigillateli con una forchetta. Disponete le buricche su una teglia rivestitadi carta forno, spennellatele con l’uovo sbattuto e spolveratele con i semi di papavero.

Scaldate il forno ventilato a 180° C e infornate le buricche di melanzane. Cuocetele per 20 – 30 minuti fino a quando saranno dorate e croccanti.

Servitele tiepide o fredde.

{Ricetta tratta e adattata dal canale YouTube Rosso Rimmon}

 

 

Torta salata ai broccoli e noci

Le torte salate sono molto volte in giusto pretesto e la giusta trovata per le cene veloci, per i pranzi riscaldati del giorno dopo e per le scampagnate tra amici. Sono lo svuota frigo per antonomasia, quando ti bastano solo qualche pezzettino di formaggio, un uovo, verdure e, perché no, anche frutta… (vi dico solo che con il gorgonzola, radicchio e qualche pezzettino di pera otterrete una quiche che farà resuscitare le papille gustative!!!)

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Oggi nel mio frigorifero giacevano un broccolo, una manciata di noci e mezza confezione di philalephia in via di scadenza… guardate un po’ che meraviglia ho sfornato! In questo caso ho aggiunto anche un uovo sbattuto con un po’ di panna e parmigiano, giusto per legare il tutto.

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Per le giuste dosi di questa gustosa torta salata, in collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia ricetta cliccando {qui}.

Fagioli con le cotiche

Sembra che questa ricetta provenga dal Lazio ma in verità, i fagioli con le cotiche, sono un piatto povero e allo stesso tempo sostanzioso comune in tutta Italia, sopratutto al centro (in Umbria, Marche e Toscana). Al nord ritroviamo i fagioli grassi (feseuj grass) piemontesi oppure qui in Friuli la mignestre misturade: entrambi le preparazioni più o meno brodose prevedono tra gli ingredienti i fagioli e le verdure dell’orto resi più succulenti da pezzetti di cotiche, trippa e piccoli “avanzi” di insaccati come cotechino, saguinaccio e ossa di prosciutto per insaporire il tutto. Al giorno d’oggi potremo paragonare questi piatti alla famosa padellata di legumi divorata da Terence Hill nel film “Lo chiamavano Trinità“.

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Questo piatto così calorico di certo non rimanda ai canoni salutistici moderni ma per molti è un ritorno ai vecchi sapori d’infanzia. Le cotiche, un tempo più popolari sul mercato, ancor oggi, su richiesta, sono reperibili dal macellaio che, molto probabilmente, regala queste parti meno nobili del maiale. Si tratta del famoso “Quinto Quarto” del maiale, uno dei pezzi meno pregiati, ma che normalmente troviamo negli insaccati consumati durante le feste natalizie – vedi cotechini e zamponi – e che un tempo venivano dati ai lavoranti dei macelli assieme alla paga e qualche frattaglia.

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Siete nostalgici di questi sapori? In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, troverete la mia versione cliccando {qui}.

Composta di zucca al balsamico

Arriva Novembre, è ora ti far scorta di zucche! Questo ortaggio è uno dei miei preferiti e, oltre a consumarlo arrostito, in succulenti risotti o cremose zuppe, ho provato perfino a trasformarlo in una gustosa composta, ideale come accompagnamento a un tagliere di formaggi. Provate a impreziosirla con qualche goccia d’Asperum, il gusto sarà unico!

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Composta di zucca al balsamico

Ingredienti per 2 vasetti da 250 g

500 g di polpa di zucca mantovana già mondata (pesata senza semi e buccia), 180 g di zucchero semolato, mezza stecca di cannella, un cucchiaio di succo di limone, 3 cucchiai di aceto balsamico Asperum IV invecchiato 15 anni.

Questa composta i sposa bene con formaggi stravecchi, erborinati, di latte ovino o di capra.

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Procedimento

La notte prima riducete la zucca a dadini e riponeteli in ciotola capiente assieme allo zucchero. Mescolate, coprite e mettetele la ciotola al fresco. Lasciate riposare il tutto per una notte.

L’indomani trasferite il tutto in una pentola. Aggiungete il succo di limone, la cannella e portate il tutto sul fuoco. Aggiungete mezzo bicchiere d’acqua e portate lentamente a bollore. Cuocete la composta per un’ora. Eliminate la cannella e frullatela con un frullatore a immersione per renderla vellutata. Aggiungete l’aceto balsamico e riportatela a bollore per altri 10 minuti.

Una volta pronta, invasate la composta in vasetti puliti e sterilizzati. Chiudeteli con un coperchio e sterilizzateli.

Crocchette di miglio e zucchine al forno (senza glutine)

Il miglio è un non- cereale antico, privo di glutine e ricco di nutrienti. Negli ultimi anni è diventato un seme molto apprezzato in quanto contiene molte fibre, rame,proteine e vitamine del gruppo B.

É un alimento molto versatile: la farina può esser utilizzata per dei gustosi biscotti, pancakes e frittelle, mentre i semi posso venir consumati in gustose zuppe invernali,sgranati a mo’di cous cous per gustose insalate estive o mescolati a verdure per creare delle golose crocchette, ideali per grandi e piccini.

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Crocchette di miglio e zucchine al forno

Ingredienti per 10 – 12 crocchette

100 g di miglio BIO, 200 ml d’acqua, 2 piccoli scalogni, 1 grossa zucchina, una manciata di prezzemolo, 1 uovo intero, mezzo cucchiaino di curry in polvere, 2 cucchiai di parmigiano, olio extravergine d’oliva sale e pepe.

Ho imparato a cucinare il miglio con lo stesso metodo che utilizzo per cucinare il riso basmati. Seguite tutti i punti della preparazione per ottenere un miglio ben sgranato e completamente asciutto.

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Procedimento

Riponete il miglio in una ciotola e copritelo con dell’acqua fresca. Lasciatelo in ammollo per almeno 30 minuti. Poi scolatelo bene.

A parte portate a ebollizione l’acqua. Potete alternativamente utilizzare un brodo leggero di verdure.

In un altra pentola, possibilmente antiaderente, versate il miglio e tostatelo a fuoco alto fino a quando non si sarà asciugato. Versate i 200 ml d’acqua bollente, abbassate la fiamma e coprite subito.  Cuocete il miglio a fuoco bassissimo per 15 minuti. Poi chiudete la fiamma e lasciatelo coperto  per almeno 5 minuti. Trascorso questo tempo, scoperchiatelo e sgranatelo  con una forchetta. Trasferitelo su un piatto e lasciatelo raffreddare.

Grattugiate la zucchina e spremetela bene tra le mani in modo da far fuoriuscire l’acqua di vegetazione. Riponetela in una ciotola assieme al miglio raffreddato. Tritate finemente i due scalogni assieme al prezzemolo e aggiungetelo al composto. Insaporite con sale, pepe, un pizzico di curry e parmigiano. Mescolate, sgusciate l’uovo e amalgamate bene il tutto. Riponete a rassodare il frigorifero per almeno 20 minuti.

Scaldate il forno a 200° C.

Rivestite con la carta forno una teglia e spennellatela con poco olio d’oliva.

Servendovi di un coppa pasta tondo o di una formina per biscotti, formate le crocchette pressandole bene con il dorso di un cucchiaio. Riponetele sulla teglia e spennellatele con l’olio.

Infornatele e cuocetele per 20 minuti, rigirandole 2 -3 volte fino a quando non saranno diventate dorate e croccanti.

Servitele calde o tiepide assieme alla gustosa salsa tzatziki.

Frico agli asparagi

C’è chi lo preferisce croccante, chi con le patate e tanta cipolla, chi solo con le patate, chi soffiato a palla. Il frico, goloso tortino di patate e formaggi, è il piatto tipico di noi friulani e … posto che vai, frico che trovi. Le varianti di preparazione, nonostante abbia solo pochi e semplici ingredienti (patate, formaggi e in alcuni casi cipolla), sono davvero moltissime.

Gli ingredienti base – formaggi e patate – devono però esser rigorosamente locali, e lì non ci piove:

  • le patate non sono tutte uguali, ci sono patate e patate. Le migliori per il frico sono la varietà Kennebeck, coltivate in molte zone del Friuli ma soprattuto nel comune di Gòdia. Conosciutissima è infatti la Patata di Godia.  Quello che rende queste patate sono innanzitutto i terreni dove vengono coltivate, che anticamente costituivano il letto del torrente Torre. Ciò ha permesso a questi campi di essere caratterizzati da un pH leggermente acido e da una buona percentuale di ferro. In secondo luogo il microclima favorisce una crescita ottimale del tubero. Questa combinazione di condizioni rende la zona particolarmente adatta alla coltivazione di questo tubero.
  • la scelta dei formaggi, perchè per il frigo non ne basta solo una tipologia. Anticamente il frico era una pietanza povera che però dava “sostanza” per i suoi ingredienti. I formaggi utilizzati erano quelli che noi potremmo chiamare gli avanzi del frigo, ovvero avanzi di formaggi di varie stagionature. Oggi noi friulani ben sappiamo che per cucinare un frico a regola d’arte dobbiamo procurarci almeno 3 stragionature di formaggi, necessari per dare sapore, morbidezza e croccantezza esterna: una formaggio molto fresco di almeno 2 mesi, un formaggio stagionato di almeno 6 mesi e un formaggio stravecchio di oltre un anno. Sapientemente grattugiati o ridotti a piccoli pezzi… e per dare un tocco di profumo, una grattata di ricotta affumicata.

L’aggiunta della cipolla invece è facoltativa. Negli ultimi tempi la ricetta del frico si è evoluta e, oltre alle patate, ha visto l’aggiunta nella ricetta anche di altri prodotti orticoli stagionali: zucca, radicchio, erbe aromatiche e perfino mele. La mia versione primaverile invece ve la propongo con gli ultimi asparagi verdi della stagione.

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Frico agli asparagi

Ingredienti per 4 persone

400 g di patate, 150 g di formaggio di media stagionatura, 100 g di formaggio fresco, 50 g di formaggio stravecchio, 50 g di ricotta affumicata molto asciutta, 200 g di asparagi verdi, 1 cipolla, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per un frico per 4 persone, procuratevi una padella antiaderente larga almeno 24 cm.

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Procedimento

Pelate le patate, riducetele a cubetti e lessatele in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saranno tenere.

A parte tagliate la cipolla a listarelle sottili. Mondate gli asparagi e tagliateli a rondelle. Scaldate 2 cucchiai d’olio in una padella, versate la cipolla, agli asparagi verdi e stufateli dolcemente a fuoco basso, coprendo il tutto con un coperchio. Cuoceteli fino a quando non si saranno inteneriti. Salate e pepate.

Nel frattempo, grattugiate con una grattugia a fori grossi i formaggi e mescolateli.

Versate le patate a dadini nella padella dove avrete cotto la cipolla assieme agli asparagi e schiacciate il tutto grossolanamente con una forchetta. Aggiungete i formaggi e mescolate.

Alzate il fuoco, appiattite il tutto con un mestolo a mò di tortino e lasciate che nella parte inferiore del frico di formi una bella crosticina. Scuotetelo di tanto in tanto in modo che non si attacchi. Giratelo spesso servendovi o di un piatto o di un coperchio.

Il frico sarà pronto dopo circa 20 minuti di cottura. Entrami i lati del tortino dovranno esser dorati e croccanti. Trasferite il frico su un piatto da portata e servitelo subito, accompagnandolo da fette di polenta abbrustolita.

 

Polpettone di patate e fagiolini alla genovese

La stagione calda si avvicina e il profumo delle piante aromatiche del mio giardino riempie l’aria: maggiorana, origano, dragoncello, un paio di piantine di timo, basilico di ogni sorta e grandi vasi pieni di salvia, menta, sedano e prezzemolo.

Stagione estiva per me significa anche più giorni “meat-less” ovvero senza carne e questo polpettone fa al caso mio.

Polpettone genovese 1

Lo “Sciattamàiu” è una sorta di tortino a base di patate e fagiolini verdi, insaporito da formaggio grattugiato e impreziosito da una golosa crosticina di pan grattato. Lo si può preparare sia in uno stampo quadrato che tondo, ed è ottimo servito tiepido o a temperatura ambiente. Nel dialetto genovese, “Sciattamàiu” significa letteralmente “schiatta marito” perchè le care mogli genovesi lo preparavano spesso ai loro consorti e dovevano ben badare che non fosse mangiato a “sciattapansa”, con ingordigia.

La ricetta base è facilissima e secondo me, ben si presta a esser personalizzata come più vi piace: profumate l’impasto del polpettone con le erbe aromatiche del vostro giardino, insaporite le patate con qualche cucchiaiata di pesto, oppure sostituite i fagiolini con piselli lessati o fave.

Polpettone genovese 2

In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete trovare questa deliziosa ricetta “schiatta mariti” cliccando {qui}.

Asparagi al prosciutto in sfoglia

Siete amanti degli asparagi e vi serve un’idea sfiziosa da proporre come antipasto o aperitivo? Vi consiglio dei gustosi asparagi in sfoglia, facili, veloci e d’effetto. Si preparano rapidamente e sono ottimi se accompagnati da qualche goccia d’aceto balsamico.

Asparagi e prosciutto in sfoglia 2

Asparagi al prosciutto in sfoglia

Ingredienti per 4 persone

20 asparagi verdi, 20 fette di prosciutto crudo affumicato di Sauris , 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare, 20 g di burro, aceto balsamico.

Per questa ricetta ho utilizzato l’Aceto Balsamico Asperum IV, invecchiato 15 anni dell’Azienda Midolini.

Asparagi e prosciutto in sfoglia 1

Spuntate l’estremità dura degli asparagi verdi e lavateli sotto l’acqua corrente. Portate a ebollizione dell’acqua e sbollentate gli asparagi per 5 minuti. Poi scolateli, lasciateli raffreddare e asciugateli bene con un panno da cucina.

Arrotolate una fetta di prosciutto crudo affumicato per ogni asparago. Srotolate la pasta sfoglia e tagliate con un coltello affilato tanto strisce larghe almeno 1 cm – 1,5 cm. Arrotolate la pasta sfoglia sugli asparagi e posizionateli ben distanziati su delle teglie rivestite di carta forno. Fate fondere il burro e spennellate gli asparagi (soprattutto le punte) e la sfoglia.

Scaldate il forno a 200°C e infornate a forno caldo. Cuocete gli asparagi in sfoglia fino a doratura. Lasciateli poi intiepidire e serviteli accompagnandoli con il balsamico da intingere.

Minestra di primavera e uovo pochè

Dopo averne provate tante, ho decretato che questa è la mia preferita. Ha un vivido color verde ed è profumata e ricca di sapore.

Si tratta della minestra di primavera con le primizie dell’orto: zucchine novelle, dolci pisellini primavera, profumati asparagi e cipollotti freschi. Il tutto impreziosito dal genuino sapore di un delizioso uovo fresco in camicia.

Minestra verdure di primavera 1

Imparare a fare un uovo pochè (ovvero in camicia) non è affatto facile. Avevo perso ogni speranza fino a quando non mi sono imbattuta in un brillante video di Jamie Oliver. A voi la scelta della tecnica da utilizzare! Non serve conoscere bene la lingua inglese, il video è di facile comprensione e lo troverete {qui}.

Minestra verdure di primavera 2

Vi va di cimentarvi nell’impresa? Questa minestra è ottima se accompagnata con un crostone di pane casereccio appena tostato. In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta cliccando {qui}.

Polpette di lenticchie al pomodoro

I legumi dovrebbero esser un importante componente del nostro piano alimentare. Sono fonti di proteine, ne contengono quasi il doppio rispetto a carni e cereali, ma di qualità inferiore. L’associazione legumi – cereali (come ad esempio due tipici piatti della tradizione italiana: pasta e ceci o risi e bisi) migliora la qualità proteica.

Le lenticchie sono ricche di ferro e non dovrebbero esser consumate solo nei periodi natalizi e durante capodanno! Dovrebbero diventare un alimento importante da consumare durante tutto l’anno. Ricordatevi però l’importanza dell’abbinamento con un cereale: che ne dite di queste deliziose polpette al pomodoro, accompagnate da dei croccanti crostoni di pane tostato?

Polpette di lenticchie al pomodoro

Polpette di lenticchie al pomodoro

Ingredienti per 4 persone

125 g di lenticchie secche umbre o varietà beluga, 1 foglia d’alloro, mezzo porro, una piccola carota, mezza costa di sedano, 1 spicchio d’aglio, un rametto di timo, un pizzico di peperoncino, un pizzico di origano secco, una tazzina da caffè di vino rosso, 1 rosso d’uovo, un cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 20 g di pane in cassetta, 30 g di pangrattato, 20 g di nocciole, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Esistono numerose varietà di lenticchie! Per questa ricetta vi consiglio le lenticchie umbre, quelle marroncine e piccoline oppure le lenticchie nere chiamate anche beluga. Io ho fatto un mix delle due. Entrambi non necessitano di ammollo.

Polpette di lenticchie al pomodoro 2

Procedimento

Sciacquate le lenticchie sotto l’acqua corrente e lessatele in abbondante acqua salata. Una volta cotte, scolatele bene.

Tritate finemente il porro assieme alla carota e al sedano. Scaldate in una pentola 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva assieme allo spichio d’aglio in camicia. Aggiungete il sedano, il porro, la carota, le lenticchie, l’alloro, l’origano secco e le foglie di timo. Stufate il tutto per 5 minuti. Insaporite con un po’ di sale e peperoncino.Sfumate con il vino rosso. Lasciate evaporare e poi spegnete il fuoco. Fate raffreddare bene. Eliminate l’aglio.

Radunate il pan grattato, il pane in cassetta e la granella di nocciole in un mixer e frullate il tutto.

Schiacciate il composto di verdure e lenticchie con una forchetta. Unite il rosso d’uovo, il prezzemolo e metà del trito di pane e nocciole. Impastate bene il tutto e formate le polpette. Passatele nella metà del trito di pane e nocciole che avete tenuto da parte.

Scaldate il forno a 200°C.

Rivestite con un foglio di carta forno una teglia. Disponete le polpette e irroratele con un filo d’olio. Infornate a forno caldo e cuocetele per 20 minuti.

Nel frattempo preparate la salsa di pomodoro: cuocetela in una pentola assieme a un cucchiaio d’olio, qualche foglia di basilico fresco, sale e pepe. Fate asciugare un po’ il sugo.

Quando le polpette saranno cotte, tuffatele nel pomodoro e lasciatele cuocere un paio di minuti. Servitele subito accompagnandole con la salsa e con crostoni di pane tostato.

Sformato agli asparagi bianchi e rucola

Vi serve un’altra idea per Pasqua? Allora vi consiglio questo delicato sformato agli asparagi bianchi. La realizzazione è facilissima e come accompagnamento, per far fiorire il vostro piatto, vi consiglio un’insalatina fiorita alla rucola e boccioli di fiorellini edibili.

Sformato asparagi 1

L’asparago è l’ortaggio emblema della Primavera e ogni anno lo troviamo sul mercato ortofrutticolo da fine marzo a inizio giugno. I diversi tipi in commercio sono:

  • l’asparago bianco, che germogliando interamente sotto terra (e quindi in assenza di luce) ha un sapore delicato.
  • l’asparago violetto, dal sapore molto fruttato, è in realtà un asparago bianco che riesce a fuoriuscire dalla terra e, vedendo la luce e attuando un principio di fotosintesi, acquista un colore lilla abbastanza uniforme. Ha un leggero gusto amaro.
  • l’asparago verde che germoglia alla luce del sole come quello violetto, ha però un sapore marcato e il suo germoglio possiede un gusto dolciastro. È il solo asparago che non ha bisogno di essere pelato.

Da non confondersi con i germogli di luppolo o con i germogli di pungitopo, esiste anche l’asparago selvatico, dal sapore marcato ed intenso ma dalle dimensioni più ridotte.

Sformato asparagi 2

In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta sformato agli asparagi bianchi e rucola cliccando {qui}.