Alette di pollo BBQ al forno

Avete inaugurato la stagione estiva con le prime serate in giardino? Di solito il barbecue, l’odore di carbonella e la carne che sfrigola sul fuoco è un must ma, non tutti sono ben riforniti di griglie ardenti. Nessun problema, basta un forno e la giusta speziatura delle carni per avere un’aroma da vero BBQ americano con i fiocchi. Continua a leggere “Alette di pollo BBQ al forno”

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Involtini pugliesi di melanzane

Con la carne macinata si possono fare magie: ragù, sughi, polpette, polpettoni, hamburger e deliziosi involtini! Come questi dal sapore pugliese con pomodoro, melanzane e peperoncino. Da provare e gustare! Continua a leggere “Involtini pugliesi di melanzane”

Rombo al forno con patate

Il rombo, pregiato pesce d’acqua salata, non ha bisogno di cotture stravaganti. Le sue carni bianche e prelibate si prestano alla cottura al forno con un classico accompagnamento di patate, pomodorini e limoni arrostiti che donano sapidità e profumi mediterranei al pesce. Continua a leggere “Rombo al forno con patate”

Spiedini di pollo e verdure alla paprika

Il primo maggio lo si festeggia in giardino, inaugurando la stagione delle grigliate in famiglia e con gli amici. Un’idea golosa da proporre, facile, light e sopratutto saporita, sono gli spiedini. Stavolta ve li propongo ricchi di verdure colorate e aromatizzati alla paprika affumicata. Continua a leggere “Spiedini di pollo e verdure alla paprika”

Pollo alla senape Maille al sesamo e miele

Nel 1747 nasce a Parigi la prima boutique di Antoine-Claude Maille, fornitore ufficiale di senape alla corte di Re Luigi XV. Da 270 anni Maille si conferma come la senape per eccellenza. Per incontrare ed esaltare non solo i sapori della tradizione francese, ma tante tipologie di ricette e ingredienti, sono state ideate più di 80 versioni.
In ognuna di esse vi è tutta l’eleganza e la raffinatezza di Maille e l’inconfondibile gusto di questa senape francese.

Per questa ricetta ho utilizzato la Senape all’Antica caratterizzata da croccanti grani di senape, un retrogusto di nocciole e travolgenti sentori speziati. Tradizionale ed elegante, la Senape all’Antica Maille è perfetta per aggiungere un tocco in più a tante ricette. Ideale per esaltare il sapore di piatti a base di carne e d’insalate.

Pollo arrosto alla senape maille e miele 1

Pollo alla senape Maille
al sesamo e miele

Ingredienti per 4 persone

2 galletti ruspanti da 550 g ciascuno, 2 cucchiai di Senape all’Antica Maille, 2 cucchiaini di miele, 1 cucchiaio di vino bianco, timo fresco e rosmarino, 10 g di burro, una manciata di semi di sesamo, sale e pepe.

Per una nota agrodolce, potete sostituire il vino bianco con l’aceto balsamico.

Pollo arrosto alla senape maille e miele 2

Procedimento

Scaldate il forno a 220° C.

Inserite un rametto di timo e di rosmarino all’interno di ogni galletto. Salate e pepate. Massaggiate ogni galletto esternamente con il burro e riponeteli su una teglia. Versate un paio di cucchiai d’acqua calda sul fondo per mantenerli morbidi in cottura e infornateli per 20 minuti.

Preparate la salsa mescolando il miele assieme alla senape e la vino bianco.

Estraete quindi la teglia, versate la salsa appena preparata sui galletti, spolverateli con il sesamo e proseguite la loro cottura per ancora 30 minuti abbassando la temperatura a 180°C.

Una volta cotti, servite i galletti arrosto con il loro fondo di cottura e patatine fritte o al forno.

Pollo arrosto alla senape maille e miele 3

Ricetta in collaborazione con Maille, pubblicata per la rivista “q.b Quanto Basta in Cucina”, Aprile 2018.

Pane frattau, una gustosa ricetta dalla Sardegna

Il pane frattau è un piatto sardo, proveniente dalla Barbagia, a base di sfoglie di pane carasau ammorbidite nel brodo, farcite con pomodoro, pecorino grattugiato e sormontate da uova in camicia. Un piatto semplice ma da leccarsi i baffi!

pane frattau 1

Questo piatto povero porta con se numerose leggende e varianti sulla sua origine. Partendo dai racconti del Maestro Martino da Como, si deduce che era molto diffuso cibarsi di pietanze a base di pane inzuppato nel brodo con condito con uova e formaggi (naturalmente in bianco… la scoperta dell’America era ben lontana!). “Frattau” in alcuni casi, potrebbe derivare dalla parola fretta, ovvero fatto in fretta: qui si rimanda a una leggenda che narra un piatto preparato alla svelta per il re Umberto II in visita in Sardegna. Un’altra supposizione è la nascita del pane frattau durante Seconda Guerra Mondiale per la scarsità di cibo; in questo caso “frattau” potrebbe indicare a piccoli pezzi per descrivere il pane spezzato.

Come tutti i piatti della tradizione regionale, le varianti nella preparazione sono numerose: il brodo può esser preparato con carni miste, compresa la carne di pecora oppure il pane può venir ammorbidito con un delicato brodo vegetale o solamente acqua. La salsa, se preparata con pomodori raccolti durante la stagione calda, può esser al naturale, condita con un pizzico di sale e olio, oppure, come piace a me, fatta insaporite con uno spicchio d’aglio e peperoncino. Se non siete abituati a preparare l’uovo in camicia, e non vi sentite sicuri, non preoccupatevi: un classico uovo all’occhio di bue è comunque buonissimo in questo piatto unico!

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Ricetta semplice, ma con le giuste dosi! In collaborazione con Ricette della Nonna, potete trovare le istruzioni cliccando {qui}

Quaglie arrosto e palline fritte di patata

Le rimpatriate familiari, le tavole imbandite della domenica, la preparazione dei piatti con tanta cura “anche quando non si aveva niente”, sono i ricordi più vividi che mia nonna porta con sé della sua giovinezza. Cresciuta in una numerosa famiglia contadina a Persereano, dopo la Seconda Guerra Mondiale, parte di questa dovette trasferirsi a Roma per lavoro. Solo in alcune occasioni come la Fieste dal Perdòn, la vendemmia o durante le feste di Natale, zii e cugini ritornavano in terra natìa.

Era sempre una grande festa, un’accoglienza fatta in buon stile friulano. Il lungo tavolo da pranzo apparecchiato con maestria con grandi tovaglie di cotone candide, immancabili fiaschetti di vino e cestini con pane caldo, accoglieva ben una ventina persone riunite nella sacralità del pranzo della domenica. Si incominciava il pasto con un buon brodo di gallina, preparato con tutte le verdurine dell’orto. Seguiva un secondo piatto rigorosamente a base di animali di bassa corte come polli, anatre, oche o piccole quaglie. Queste ultime erano sicuramente le più prelibate, accompagnate dalle balutìs, palline fritte di patata dal gusto inconfondibile apprezzate dalla zia Miriam, servite sia come contorno o come dolce, spolverate con zucchero alla vaniglia per accontentare i bimbi come dessert. Seguivano formaggi e salumi di produzione propria e per finire l’immancabile torta alla frutta.

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Quaglie arrosto agli scalogni

Ingredienti per 4 persone

8 quaglie eviscerate e senza testa, 150 g di pancetta più 16 fette per bardare la carne, un mazzetto aromatico (salvia, timo e rosmarino), 40 g di burro, 1 cucchiaio d’olio, 1 bicchiere di vino bianco, 8 scalogni, qualche foglia di salvia, sale e pepe.

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Procedimento

Tritate finemente la pancetta assieme alle erbe aromatiche. Riempite con il battuto appena ottenuto le quaglie. Bardatele con le fettine di pancetta che avete tenuto da parte e legatele con il filo da cucina.

Fate fondere il burro assieme all’olio e a qualche foglia di salvia. Rosolate le quaglie nel tegame su tutti e due i lati, aggiungete gli scalogni sbucciati e tagliati in 4 parti, sfumate con il vino bianco, coprite la padella e abbassate il fuoco.

Cuocete la quaglie a fuoco lento per un’ora aggiungendo qualche mestolo di brodo se necessario.

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“Balùtis”, palline fritte di patate

Ingredienti per 4 persone

500 g di patate vecchie o a pasta bianca (per gnocchi), 1 uovo, 200 g di farina 00, 1 cucchiaino di lievito per torte salate (o per dolci ma non vanillinato), la scorza di 1 limone, 50 g di burro, un pizzico di noce moscata, sale e pepe, 1 litro d’olio per friggere.

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Procedimento

Pelate le patate, tagliatele a tocchetti e cuocetele a vapore.

Una volta cotte, schiacciatele in una ciotola con lo schiaccia patate, unite il burro, mescolate il tutto e fate intiepidire. Unite l’uovo, la scorza di limone, un pizzico di noce moscata, sale e pepe. Impastate il tutto unendo poco alla volta la farina mescolata al lievito. Dovrete ottenere un impasto sodo simile a quello per gli gnocchi. Prelevate delle piccole porzioni di impasto grandi quanto una nocciolina e formate delle palline.

Friggete le palline in olio bollente fino a quando non saranno belle dorate. Raccoglietele con un mestolo forato e fatele sgocciolare sulla carta assorbente da cucina. Servitele calde come accompagnamento a secondi piatti o come aperitivo, oppure spolverate di zucchero semolato come dolce a fine pasto.

Il vino in abbinamento

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Articolo pubblicato per la rivista “q.b”  Ottobre 2017

Frittatine di patate e carote al forno

La frittata è il mio pass-par-tout. Un’omlette a colazione durante il weekend, una frittata a pranzo con quello che c’è nel frigo o una frittata salva cena non guasta mai! L’importate è avere la giusta scorta di uova fresche e rigorosamente di galline felici.

frittatine di patate e carote al forno 1

Le frittate più buone mai mangiate le ho assaggiate in Spagna, rigorosamente a base di patate e cipolla, come la tradizione culinaria delle tortillas insegna. A colazione, come farcitura di una baguette o nell’aperitivo serale, gli spagnoli non rinunciano a questa pietanza tanto semplice quanto gustosa!  Pensate che nel 1535 fu preparata presso la certosa di Padula (in provincia di Salerno) una frittata con ben mille uova in onore di Carlo V di Spagna che sostò presso la certosa con il suo esercito di ritorno vittorioso dalla battaglia di Tunisi. Anche la storia ci testimonia quanto gli spagnoli ne fossero ghiotti e questo evento, citato nel film C’era una volta… di Francesco Rosi con Sophia Loren e Omar Sharif, viene ancora oggi celebrato ogni anno il 10 agosto. Invece a Colli a Volturno, un piccolo paese nella provincia di Isernia, ogni anno nel giorno di Pasqua si rinnova una storica tradizione: ogni famiglia cucina una frittata contenente dalle 100 alle 500 uova, alle quali si aggiungono vari prodotti locali come salsiccia, prosciutto, formaggio e quant’altro!

La mia ricetta invece è tutt’altro che da record: è una sorta di antipastino, finger food, un secondo leggero o un piattino da brunch da mangiare in pochi bocconi. A base di verdurine come patate e carote, viene cotta al forno in stampini mono porzione e può esser servita tiepida o a temperatura ambiente.

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In collaborazione con Ricette della Nonna  potete sbirciare la mia ricetta per controllare le dosi e le tempistiche di preparazione cliccando {qui}.

Cozze alla busara

Chi passa per Trieste di certo ha sentito parlare degli scampi alla busara o bùzara. Si tratta della tipica preparazione di crostacei in rosso, conditi con cipolla, aglio e pomodoro. Ma la vera origine di questa ricetta non rimanda al capoluogo triestino bensì alla città di Fiume, Rijeca in croato, che ha fatto parte del Regno d’Italia dal 1924 al 1945.

I crostacei provenienti dal golfo croato erano parecchio apprezzati già nel XIX secolo: Antonio Papadopoli, gastronomo e comico veneto, ne tesse le lodi nella sua bizzarra ma interessantissima Gastronomia Sperimentale del 1866. “Un giorno un forestiero disse: benedetto Fiume, le sue donne, i suoi scampi! Io invece secondo il mio gusto esclamerei: benedetto Fiume per i suoi scampi prima, e per le sue donne dopo”. Dall’Istria, dopo la Prima Guerra Mondiale, la busara sconfinò fino ad approdare a Trieste e da allora diventò un vanto della cucina triestina di mare.

Secondo varie fonti, la busara o buzara o busera, possiede diverse etimologie. La prima rimanderebbe a una grossa pentola in coccio o in ferro con cui si preparava questa ricetta sulle barche dei pescatori, la buzara in lingua locale. Ma la leggenda più suggestiva confermata da Mario Doria nel suo Grande Dizionario di Dialetto Triestino è collegata alla parola busiara, ovvero bugiarda. Non sempre i marinai pescavano scampi, e non sempre il pesce invenduto era pesce di pregio: in questo modo si mascherava il pescato avanzato con questa ricca preparazione, “bugiarda” appunto, perchè non conteneva i prelibati crostacei.

Da Trieste questa ricetta sugosa “da scarpetta” arrivò fino a Venezia, anche lì porto di mare ricco di pesce e divenne subito rielaborata per creare un famosissimo primo piatto: gli spaghetti alla busera, personalizzabili con crostacei e altri frutti di mare. Da qui anche la mia personale interpretazione più veloce con delle golose cozze.

Cozze alla busera 1

Cozze alla busara

Ingredienti per 4 persone

2 kg di cozze, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 500 g di polpa di pomodori, 1 bicchiere di vino bianco, un mazzo di prezzemolo fresco, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, un pizzico di peperoncino, sale fino se serve.

Potete trasformare questo prelibato piatto in un sugo per la pasta per 5 – 6 persone.

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Procedimento

Pulite molto bene le cozze. Io le verso nel lavandino del lavello della cucina precedentemente riempito con acqua fresca. Servendomi poi di una spugna tipo paglietta, gratto i gusci per eliminare eventuali residui calcarei o di alghe. Poi, elimino la barbetta di ogni mollusco tirandola verso il basso.Se avete la possibilità di trovare delle cozze già pulite, buon per voi… salterete questo lungo passaggio!

Tritate ora finemente la cipolla assieme all’aglio. Scaldate in un ampio tegame l’olio, versate la cipolla e l’aglio e fate soffriggere dolcemente il tutto per 5 minuti. Versate la polpa di pomodoro, insaporite con il peperoncino e un pizzico di sale (poco!).

Aggiungete ora le cozze alla preparazione, bagnate con il vino bianco, mescolate il tutto e coprite con un coperchio. Mantenete il fuoco medio. Dopo circa una decina di minuti, scoperchiate il tegame ancora la cottura per altri 10 minuti in modo che il sughino si addensi.

Tritate il prezzemolo, spolveratelo sulle cozze e servitele belle calde, accompagnate da pane tostato e da un buon calice di vino bianco.

Il vino in abbinamento

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Salmone in crosta di cous cous al mais e pistacchi (senza glutine)

Il salmone è un alimento ricco di valori nutritivi e completo, quasi paragonabile alla carne ma con meno calorie. È considerato un super food molto digeribile e nutriente grazie alla presenza di grassi salutari per il nostro organismo. Ha valori nutrizionali ben alti il salmone selvaggio, quello pescato nei mari dell’Atlantico, nelle zone fredde dell’Alaska oppure quello norvegese, di origini più europee.

A differenza del pesce allevato, il salmone selvaggio ha sviluppato una “muscolatura” tipica del pesce nato e vissuto in larghi spazi e in grado di aver nuotato senza costrizioni e si è nutrito di elementi naturali presenti nelle acque. Scegliete quindi sempre salmone selvaggio per i vostri pasti a base di pesce! E accompagnatelo sempre da verdure cotte o crude. Un’idea per cucinarlo è al forno, gratinato. Questa volta non con del pane grattugiato, ma con del cous cous al mais senza glutine di Piaceri Mediterranei, insaporito con prezzemolo, scorza di limone e pistacchi tritati.

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Salmone in crosta di cous cous di mais e pistacchi

Ingredienti per 4 persone

4 filetti di salmone senza spine e senza pelle, 80 g di cous cous al mais senza glutine Piaceri Mediterranei, 2 cucchiai colmi di pistacchi tritati, 1 limone, 2 cucchiai di prezzemolo tritato, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, una manciata di fiori di cappero per servire, erbe aromatiche fresche a piacere, sale e pepe.

Un po’ di consigli per diverse varianti: se non amate il salmone, questa panatura si abbina benissimo ai tranci freschi di tonno o pesce spada. Se invece siete a corto di pistacchi, provate a sostituirli con mandorle tostate tritate al coltello.

Procedimento

1 salmone cous cous

Preparate il cous cous al mais senza glutine di Piaceri Mediterranei secondo le istruzioni riportate sulla confezione: riempite un pentolino con dell’acqua leggermente salata e portate il tutto a bollore. Versate il cous cous, cuocetelo per 2 minuti. Poi scolatelo, allargatelo su un piatto e fatelo raffreddare. Una volta freddo, sgranatelo con le mani e conditelo con 2 cucchiai di olio extravergine di oliva, i pistacchi tritati, la scorza di mezzo limone e prezzemolo tritato. Mescolate bene il tutto.

2 salmone cous cousScaldate il forno a 180° C.

Disponete i filetti di salmone su una teglia rivestita di carta forno, salateli, pepateli e spruzzateli con un po’ di succo di limone. Disponete la panatura al cous cous sopra ogni filetto. Infornate i filetti di salmone a forno caldo e cuoceteli per 15 minuti fino a quando il pesce non sarà cotto e la panatura croccante.

Disponete i filetti sui piatti, decorateli con erbe aromatiche fresche e fiori di cappero. Serviteli con un contorno di patate o purè aromatizzato all’erba cipollina.

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Caesar Salad al pollo croccante (senza glutine)

La Caesar Salad è un’insalata molto ricca di ingredienti, tipica della cucina americana nata nel 1924 in onore della festa del 4 luglio. Il suo creatore, lo chef Cesare Cardini, italiano d’origine e poi emigrato negli Stati Uniti, ideò questo piatto con quei pochi ingredienti che aveva a disposizione: pollo, lattuga, crostini di pane, scaglie di parmigiano e qualche acciuga. Si dice che proprio in suo onore, questa insalata prese il nome di Caesar Salad.

Il passare del tempo e le nuove tendenze alimentari procrearono numerose varianti di questa ricetta: con bacon, con pollo grigliato o pollo fritto, con o senza uova sode. La ricetta originale prevede di “profumare” la ciotola dell’insalata sfregandola con dell’aglio e con delle acciughe in modo che l’insalata prenda solo l’odore. Questa versione super croccante prevede una panatura senza glutine del pollo a base di Pan grattugiato senza glutine Piaceri Mediterranei e corn flakes, dolcemente cotto in forno. Questa ricetta è stata pensata assieme a Piaceri Mediterranei per garantire anche a chi ha allergie o intolleranze al glutine di gustare al meglio secondi piatti, piatti unici o insalate con un tocco croccante… anche senza glutine!

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Caesar Salad al pollo croccante

Ingredienti per 4 persone

Per la Caesar Salad: 4 fettine tagliate spesse di petto di pollo, il succo di mezzo limone, una tazza di latte, 1 uovo, 4 manciate di corn flakes di mais senza zucchero e senza glutine, 6 cucchiai di Pan grattugiato senza glutine Piaceri Mediterranei, 1 cespo grande della vostra lattuga preferita, 100 g di scaglie di parmigiano, 10 acciughine sott’olio, 3 fette di Pan Bauletto senza glutine Piaceri Mediterranei, timo fresco q.b., 2 spicchi d’aglio, Sale e pepe, Olio extravergine di oliva

Per il dressing: 2 cucchiai di senape senza glutine, 1 cucchiaio d’olio di semi, 1 cucchiaino di miele, 2 cucchiaini di aceto balsamico.

Come accompagnare un’insalata così ricca? La birra iOi  senza glutine, prodotta con malto d’orzo senza glutine deve il suo nome ad un’esclamazione di gioia in lingua friulana. Profumata, fresca e leggera ben si addice a questo piatto così estivo.

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Procedimento

Lavate accuratamente la lattuga e asciugatela.

Mescolate in una pirofila il succo di limone con il latte. Immergete il pollo nel liquido e lasciatelo marinare per 30 minuti.

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Scaldate il forno a 200° C ventilato.

Frantumate grossolanamente con le mani di corn flakes e miscelateli al Pane grattugiato senza glutine Piaceri Mediterranei.

Estraete il pollo dal liquido, sgocciolatelo, salatelo e pepatelo. Sbattete l’uovo e passate le fettine di pollo nell’uovo sbattuto e nella panatura pressandola bene in modo che aderisca alla carne. Disponete le fettine di pollo su una teglia, condite con un filo d’olio, profumate con un po’ di foglioline di timo e infornate. Cuocete il pollo per 20 – 30 minuti rigirandolo spesso. Quando sarà ben dorato estraetelo dal forno e lasciatelo intiepidire.

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Riducete a dadini le fette di Pan Bauletto senza glutine Piaceri mediterranei e fatele saltare in padella con uno spicchio d’aglio e un goccio d’olio fino a quando non saranno dorati e croccanti. Con l’altro spicchio d’aglio pelato e tagliato a metà profumate i piatti strofinandolo leggermente sul bordo.

Disponete la lattuga in ogni piatto, conditela leggermente con sale, pepe e olio. Preparate il dressing emulsionando la senape con l’olio, il miele e l’aceto balsamico.

Scaloppate ora il pollo tagliandolo a fettine e disponendole sulla lattuga. Suddividete per ogni porzione i crostini, le acciughine e le scaglie di parmigiano. Condite con il dressing agrodolce appena preparato e servite.

 

Sogliola al limone, piselli e salsa verde

Pesce grasso o pesce magro? In qualsiasi tipo di preparazione, fritto, al vapore, al cortoccio, al forno, rosolato… qualsiasi tipo di pesce fa sempre bene alla salute!

In base al diverso apporto di grassi, i pesce si distinguono in:

  • pesci magri o pesci “bianchi” come la spigola, il luccio, il merluzzo, l’orata, la rana pescatrice, il merlano, la razza, la sogliola, la platessa, la trota … Il loro contenuto di grassi non supera l’ 1% ma i pesci di questa categoria hanno un elevato apporto proteico.
  • pesci grassi o pesci “azzurri” come l’aringa, l’anguilla, il tonno, il salmone, e il pesci semi grassi come le sardine, il rombo, le acciughe, gli sgombri e il pesce spada. Queste tipologie hanno un contenuto di grassi che va dal 5% al 15% e sono ricchi di omega 3.

Oggi dal pescivendolo ho trovato dei deliziosi e delicati filetti di sogliola. Ho deciso di accompagnarli con dei piselli primavera e una gustosa salsa verde alle erbe aromatiche.

Sogliola al limone, piselli e salsa verde

Ingredienti per 4 persone

4 filetti di sogliola grandi (o 8 piccoli), 4 fettine di pancetta affumicata affettata sottile, 400 g di piselli primavera surgelati o freschi, 2 piccoli cipollotti o 2 scalogni, 50 g di burro, succo e scorza di 1/2 limone, 3 cucchiai di farina, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per la salsa: 50 g di prezzemolo fresco, 50 g di basilico fresco, 100 ml d’olio extravergine di oliva, 1 cucchiaino di senape, un piccolo spicchio d’aglio (facoltativo), 2 filetti d’acciuga tritati, sale e pepe.

Se non riuscite a trovare i filetti di sogliola, i filetti di platessa vanno comunque bene. Se sono piccolini, calcolate 2 a testa.

Procedimento

Preparate per prima la salsa: spezzettate con le mani il prezzemolo e il basilico. Versateli nella brocca di un frullatore (o di un frullatore a immersione), aggiungete l’aglio tritato al coltello, la senape, l’olio, le acciughe spezzettate, sale e pepe. Frullate il tutto fino ad ottenere un’emulsione.

Sciacquate i piselli sotto l’acqua corrente e versateli in una pentola. Tritate grossolanamente i cipollotti (o gli scalogni) e aggiungeteli ai piselli. Versate dell’acqua fino a raggiungere un dito al di sopra dei piselli e portate a ebollizione. Fate cuocere il tutto fino a quando l’acqua non sarà evaporata e i piselli cotti. Versate quindi 1 cucchiaio d’olio d’oliva, regolate di sale e pepe e fateli leggermente insaporire a fuoco medio. Teneteli al caldo.

Lavate ed asciugate i filetti di sogliola o di platessa. Infarinateli con la farina e scuoteteli bene per eliminare la farina in eccesso. Scaldate una padella e fate fondere il burro assieme a 2 cucchiai d’olio. Adagiate i filetti di pesce e rosolateli pochi minuti per lato a fuoco alto. Sfumate con il succo di limone, insaporite con la scorza, poco sale e pepe. Rosolate nella stessa padella anche le fettine di pancetta.

Impiattate i filetti di sogliola al limone con un po’ del loro sughino. Suddividete i piselli nei piatti, le fettine croccanti di pancetta e condite in tutto con qualche cucchiaiata di salsa verde.

Polpette di trota e patate al forno

Una polpetta tira l’altra e alla loro forma tondeggiante così perfetta non si può dir di no. Le polpette sono un simpatico modo alternativo di mangiare carne, pesce o verdure a patto che il loro metodo di cottura sia sano e non siano intrise d’olio, unte e bisunte. Per questo prediligo quindi le cotture al forno o in padella con pochi grassi ma lo stesso gustose e con una golosa crosticina esterna.

Oggi le ho provate con la trota salmonata e le patate. Con queste dosi si sfamano tranquillamente 3 – 4 persone. La cottura al forno è una furbata. Vi assicuro che l’impanatura esterna non sarà secca ma croccante e gustosa… Provare per credere!

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Polpette di trota e patate al forno

Ingredienti per circa 25 polpette

Per le polpette: 300 g di trota salmonata in filetto, 150 – 200 g di patate a pasta gialla, 1 uovo, 2 cucchiai di pangrattato, mezzo porro, 2 cucchiai di parmigiano, sale, pepe, olio d’oliva.

Per l’impanatura: 3 fette di pane in cassetta, 3 cucchiai di pangrattato secco, 3 cucchiai d’olio di semi di girasole o d’oliva più un po’, 1 uovo sbattuto, 2 cucchiai di farina 00.

Che pesce utilizzare al posto della trota salmonata? Qualsiasi pesce vi piaccia! Vi consiglio il salmone in filetto, il merluzzo o il baccalà dissalato. Naturalmente ricordatevi di eliminare tutte le lische!

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Procedimento

Prendete i filetti di trota e sciacquateli bene sotto l’acqua fredda. Privateli di eventuali lische servendovi di un’apposita pinzetta. Cuocete i filetti di trota al vapore e lasciateli poi raffreddare bene. Eliminate la pelle ed eventuali parti da scartare. Schiacciate la polpa del pesce con una forchetta, salatela e pepatela leggermente e tenetela da parte.

Pelate le patate, riducetele a tocchetti e cuocetele a vapore. Nel frattempo mondate, lavate e tritate il porro. Stufatelo in padella con 1 cucchiaio d’olio d’oliva, sale e pepe. Una volta morbido, unitelo alla trota.

Quando le patate saranno ben cotte, pressatele con lo schiacciapatate e radunate la purea in una ciotola capiente. Versate la trota e il porro, il parmigiano grattugiato, il pan grattato e l’uovo. Impastate il tutto con una forchetta, regolate di sale e pepe. Se volete potete aromatizzare il composto con un po’ di scorza di limone e un cucchiaio di prezzemolo fresco tritato. Riponete il composto a riposare e rassodare in frigorifero per almeno 2 ore. In questo modo potrete arrotolare le polpette con più facilità.

Radunate nel mixer il pane in cassetta spezzettato, il pan grattato, l’olio e frullate bene il tutto.

Trascorse le due ore di riposo estraete la ciotola con il composto per le polpette dal frigorifero e scaldate il forno a 200° C.

Aiutandovi con un cucchiaio, prelevate delle porzioni di composto, arrotolatele tra le mani e posizionatele su un piatto. Una volta pronte le polpettine, spolveratele di farina aiutandovi setacciandola con un colino: in questo modo si infarineranno solo leggermente. Passatele poi una per una nell’uovo sbattuto e nel composto di pane e olio frullati. Pressate bene le polpettine tra le mani in modo che la impanatura aderisca bene.

Rivestite una teglia con un foglio di carta forno e spennellatela con un goccio d’olio di semi. Disponete le polpettine ben distanziate, infornatele e cuocetele in forno ventilato per almeno 30 minuti.

Quando saranno diventate croccanti e dorate, lasciatele riposare un paio di minuti nel forno spento prima di servirle. Sono ottime tiepide o fredde, servite come piatto unico accompagnato da una fresca insalata o come sanck d’aperitivo.

 

 

Tajine di kefta, ceci e verdure speziate

La tajine è un piatto, una pentola ma io direi anche una filosofia. Si tratta della nonna maghrebina, antenata delle pentole in ghisa o in ceramica adatte a lunghe cotture. La tajine tradizionale, fatta in terracotta, è utile per tutte le preparazioni che richiedono una cottura dolce per concentrare al massimo gli aromi. Al suo interno si possono cucinare svariate pietanze (carne, pesce, verdure, uova) con pochi grassi ma con tanto sapore.

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Qui di seguito vi riporto un vademecum per l’utilizzo e il mantenimento di una tajine di terracotta. In commercio se ne trovano di tutte le forme e di tutti i materiali ma la migliore, a mio avviso, è questa: tradizionale con materiale al 100% naturale. Le tajine grezze di terracotta le trovate nei negozi arabi o etnici (la mia è costata solo 12 euro!) ma assicuratevi che si internamente smaltata.

Se avete una tajine tradizionale di terracotta, prima del suo primo utilizzo, lasciatela in ammollo in acqua e aceto per almeno 24 ore. Poi sciacquatela e fatela asciugare a temperatura ambiente. La maggior parte delle tajine di terracotta sono smaltate internamente e non necessitano di esser unte.

La tajine si presta a una cottura a fuoco lento o moderato, non troppo forte, al fine di non danneggiare la terracotta e per far sì che la cottura rilasci tutti i suoi sapori. Inoltre questa pentola “detesta” gli choc termici: non è adatta ad esser messa vuota sul fuoco, nè a ricevere acqua fredda durante la preparazione. Inoltre, una volta pronto il pasto al suo interno, non è consigliato riporla su una superficie fredda (ad esempio di marmo): meglio adagiarla su un tagliare di legno.

Per pulire le tajine di terracotta, vi raccomando di non utilizzare detergenti per piatti. Io di solito sciolgo una punta di bicarbonato in abbondante acqua tiepida e la lascio in ammollo un paio di ore. Poi la pulisco accuratamente con una spugna e la lascio sgocciolare e asciugare bene. Secondo la tradizione marocchina, per eliminare eventuali residui di cibo attaccati sul fondo, si consiglia di far bollire poco latte nella pentola e lasciarlo raffreddare e riposare.

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Veniamo quindi al piatto: non me le vogliano le mie care amiche maghrebine che, tirandomi le orecchie mi direbbero “con i kefta non ci vanno i ceci!” ma a me l’abbinamento mi piace assai. I kefta (chiamati anche kofta) sono delle polpette di carni miste speziate, che si possono cucinare alla griglia infilzate su degli spiedini oppure stufate nella tajine. Nella mia versione il macinato di manzo è arricchito da macinato di agnello (possibilmente halal secondo la tradizione maghrebina) e di vitello.

Tajine di kefta, ceci e verdure speziate

Ingredienti per 4 persone (tajine dal diametro di 26 – 28 cm)

Per i kefta: 300 g di macinato di manzo, 100 g di macinato di vitello, 100 g di macinato d’agnello o montone halal, 1 uovo, 1 cucchiaio colmo di prezzemolo tritato finemente, 1 cucchiaino scarso di cumino in polvere, 1 cucchiaino di paprika dolce, sale e pepe.

Per le verdure: 200 g di polpa di pomodoro fresca, 10 cipolline piccole tipo borettane, 400 g di ceci cotti in scatola, mezzo peperone rosso, mezzo peperone giallo, 1 carota, 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 cucchiaino di paprika, mezzo cucchiaino di curcuma, mezzo cucchiaino di zenzero in polvere, 1 cucchiaio di prezzemolo, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 60 ml d’acqua, sale e pepe.

Se non vi piace la carne di agnello o di montone, potete sostituirla con lo stesso peso di manzo o agnello macinato. Se vi piace, alle verdure potete aggiungere uno spicchio d’aglio tritato finemente.

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Procedimento

Preparate le polpettine: versate le carni macinate, le spezie e l’uovo in una ciotola. Aggiungete il prezzemolo, sale e pepe. Impastate in tutto e formate delle palline dalla forma allungata.

A parte affettate i peperoni e le carote a listarelle non troppo fini. Tagliate in 4 le cipolline e sciacquate i ceci sotto acqua corrente. Versate tutte le verdure e la polpa di pomodoro nella tajine. Condite con sale, pepe e 1 cucchiaio d’olio. A parte preparate la salsa alle spezie: versate il una ciotola il prezzemolo tritato, le spezie, 1 cucchiaio d’olio d’oliva ed emulsionate il tutto. Versate la salsa sopra la verdure e adagiate infine le polpettine a raggiera.

Posizionate la tajine su un fornello e accendete il fuoco al minimo. Fate cuocere il tutto per 30 -40 minuti. Poi portate la tajine a tavola e servite il pasto accompagnando il tutto da qualche cucchiaiata di cous cous.

Kofta di vitello al limone e miele

Tipici della cucina mediorientale, i kofta, chiamati anche kefta, sono delle polpette di carne cotte alla griglia. Insaporite con spezie, erbe aromatiche  e condimenti saporiti, sono molto gustose e ben si prestano ad accompagnare un piatto di cous cous, un’insalata di stagione o a esser serviti come antipasto in piedi.

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Kofta di vitello al limone e miele

Ingredienti per 12 spiedini

1 scalogno, 1 limone non trattato, 1/2 bulbo di lemongrass (facoltativo), 1 piccolo mazzetto di prezzemolo, 400 g di macinato di vitello, 1 tuorlo d’uovo, 50 g di farina 00, 4 cucchiai d’olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di miele, sale e pepe.

Per i palati più “robusti”, aromatizzate questi kofta con uno spicchio d’aglio schiacciato e un pizzico di peperoncino macinato. Se vi piace l’agnello, sostituite metà quantitativo di macinato di vitello con macinato d’agnello. Questa ricetta è stata adattata dal libro di Valéry  Drouet “Stuzzichini, lecca – lecca e Co.” .

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Versate la carne di vitello macinata in una ciotola, salatela e pepatela e aromatizzatela con la scorza di limone e 1 cucchiaio abbondante di succo.

Mondate gli scalogni e radunateli in un mixer assieme al bulbo di lemongrass e al prezzemolo. Tritate finemente  e aggiungete il tutto alla carne. Versate metà della farina (25 g ) e il tuorlo d’uovo. Mescolate il tutto con le mani e lasciate riposare il frigorifero per almeno 1 ora.

Se utilizzate degli spiedini di legno, metteteli in ammollo in acqua fredda.

Prelevate delle porzioni di impasto e formate delle polpettine allungate. Avvolgete le polpettine sugli spiedini e infarinatele leggermente con la farina rimasta.

Scaldate l’olio in una padella antiaderente e cuocete gli spiedini girandoli spesso. Mescolate in una ciotola 1 cucchiaio di succo di limone assieme al miele e versatelo sulla carne. Fate rosolare e glassare bene i kofta di vitello.

Serviteli caldi o tiepidi assieme a una fresca insalatina di stagione.

Frico agli asparagi

C’è chi lo preferisce croccante, chi con le patate e tanta cipolla, chi solo con le patate, chi soffiato a palla. Il frico, goloso tortino di patate e formaggi, è il piatto tipico di noi friulani e … posto che vai, frico che trovi. Le varianti di preparazione, nonostante abbia solo pochi e semplici ingredienti (patate, formaggi e in alcuni casi cipolla), sono davvero moltissime.

Gli ingredienti base – formaggi e patate – devono però esser rigorosamente locali, e lì non ci piove:

  • le patate non sono tutte uguali, ci sono patate e patate. Le migliori per il frico sono la varietà Kennebeck, coltivate in molte zone del Friuli ma soprattuto nel comune di Gòdia. Conosciutissima è infatti la Patata di Godia.  Quello che rende queste patate sono innanzitutto i terreni dove vengono coltivate, che anticamente costituivano il letto del torrente Torre. Ciò ha permesso a questi campi di essere caratterizzati da un pH leggermente acido e da una buona percentuale di ferro. In secondo luogo il microclima favorisce una crescita ottimale del tubero. Questa combinazione di condizioni rende la zona particolarmente adatta alla coltivazione di questo tubero.
  • la scelta dei formaggi, perchè per il frigo non ne basta solo una tipologia. Anticamente il frico era una pietanza povera che però dava “sostanza” per i suoi ingredienti. I formaggi utilizzati erano quelli che noi potremmo chiamare gli avanzi del frigo, ovvero avanzi di formaggi di varie stagionature. Oggi noi friulani ben sappiamo che per cucinare un frico a regola d’arte dobbiamo procurarci almeno 3 stragionature di formaggi, necessari per dare sapore, morbidezza e croccantezza esterna: una formaggio molto fresco di almeno 2 mesi, un formaggio stagionato di almeno 6 mesi e un formaggio stravecchio di oltre un anno. Sapientemente grattugiati o ridotti a piccoli pezzi… e per dare un tocco di profumo, una grattata di ricotta affumicata.

L’aggiunta della cipolla invece è facoltativa. Negli ultimi tempi la ricetta del frico si è evoluta e, oltre alle patate, ha visto l’aggiunta nella ricetta anche di altri prodotti orticoli stagionali: zucca, radicchio, erbe aromatiche e perfino mele. La mia versione primaverile invece ve la propongo con gli ultimi asparagi verdi della stagione.

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Frico agli asparagi

Ingredienti per 4 persone

400 g di patate, 150 g di formaggio di media stagionatura, 100 g di formaggio fresco, 50 g di formaggio stravecchio, 50 g di ricotta affumicata molto asciutta, 200 g di asparagi verdi, 1 cipolla, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per un frico per 4 persone, procuratevi una padella antiaderente larga almeno 24 cm.

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Procedimento

Pelate le patate, riducetele a cubetti e lessatele in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saranno tenere.

A parte tagliate la cipolla a listarelle sottili. Mondate gli asparagi e tagliateli a rondelle. Scaldate 2 cucchiai d’olio in una padella, versate la cipolla, agli asparagi verdi e stufateli dolcemente a fuoco basso, coprendo il tutto con un coperchio. Cuoceteli fino a quando non si saranno inteneriti. Salate e pepate.

Nel frattempo, grattugiate con una grattugia a fori grossi i formaggi e mescolateli.

Versate le patate a dadini nella padella dove avrete cotto la cipolla assieme agli asparagi e schiacciate il tutto grossolanamente con una forchetta. Aggiungete i formaggi e mescolate.

Alzate il fuoco, appiattite il tutto con un mestolo a mò di tortino e lasciate che nella parte inferiore del frico di formi una bella crosticina. Scuotetelo di tanto in tanto in modo che non si attacchi. Giratelo spesso servendovi o di un piatto o di un coperchio.

Il frico sarà pronto dopo circa 20 minuti di cottura. Entrami i lati del tortino dovranno esser dorati e croccanti. Trasferite il frico su un piatto da portata e servitelo subito, accompagnandolo da fette di polenta abbrustolita.

 

Verdure, gamberoni, calamari e pesce bianco in vasocottura

Non si smette mai d’imparare e di arricchirsi. Nella mia collaborazione per la scoperta di nuovi utilizzi e abbinamenti con l’Asperum, mai mi sarei immaginata di poter testare anche un nuovo metodo di cottura.

Gloria Midolini, mia cara amica, mi consigliò vivamente questa cottura delicata ma allo stesso tempo in grado di concentrare i sapori in un unico vasetto, ideale da abbinare al suo aceto balsamico.

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La vasocottura altro non è che la cottura in vaso. Si procede come faceva la nonna per sterilizzare i vasetti di marmellata ben chiusi, immersi in acqua avvolti da candidi strofinacci di cotone. Allo stesso tempo, la pietanza racchiusa nel vetro viene cotta come in una sorta di pentola a pressione. È un metodo di preparazione delicato, che esalta i sapori più nascosti delle pietanze.

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Verdure, calamari, gamberoni e pesce bianco in vasocottura

Ingredienti per 4 persone

20 gamberoni freschi e grandi, 400 g di pesce bianco come merluzzo fresco, pesce persico o rana pescatrice, 10 calamaretti freschi, 1 gambo di sedano bianco, 1 carota, 1 zucchina, 1 cucchiaio di vino bianco, 1 cucchiaio di succo di limone, sale e pepe, olio extravergine di oliva, qualche goccia di aceto balsamico Asperum IV invecchiato 15 anni, erbette fresche per servire.

Per realizzare al meglio la vasocottura ho utilizzato i contenitori ermetici in vetro della Weck. Li potete trovare su Amazon o consultando il sito {qui}.

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Tagliate le verdure a julienne, riponetele in una ciotola, salatele, pepatele e conditele con un goccio d’olio. Mescolatele e lasciatele riposare per almeno un’ora per ammorbidirle per bene.

A parte sgusciate i gamberi ed eliminate il filetto nero, tagliate il pesce bianco a cubetti, mondate, pulite e riducete i calamari a rondelle. Riponete il pesce in una ciotola. Insaporitelo con il vino bianco, il succo di limone, sale e pepe. Lasciate marinare il pesce per almeno 30 minuti.

Scolate la verdura da eventuale liquido che si sarà formato. Unitela al pesce e mescolate il tutto. Riempite 4 vasetti di vetro e richiudeteli con il tappo.

Riponete i vasetti in una pentola a sponde alte e avvolgeteli con un panno da cucina per far sì che in cottura non si rompano. Versate dell’acqua tiepida (non bollente!) nella pentola fino a raggiungere i 3/4 d’altezza dei vasetti.  Mettete la pentola sul fuoco e, dal momento dell’inizio del bollore, cuocete il pesce per 15 – 20 minuti. Controllate il colore del pesce dal vetro dei vasetti per esser sicuri che sia ben cotto.

Una volta pronti, asciugate bene i vasetti, scoperchiateli, condite il pesce e le verdure con erbette fresche, un giro d’olio e qualche goccia d’Asperum IV. Servite subito.

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Filetto di maiale in crosta

Avete un pranzo importante nel weekend? Nessuna crisi di panico: oggi vi propongo un secondo piatto facile e veloce da preparare, di sicuro effetto. Vi basta un rotolo di pasta sfoglia, un filetto di maiale o di manzo e un po’ di senape.

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Un abbinamento che di solito prediligo è il maiale assieme alle mele e alla senape. Il gusto acidulo, saporito e dolce aiuta a intenerire e a sgrassare questa carne.

Per questa ricetta ho utilizzato una senape molto particolare. Si tratta della Senape dolce BIO alle mele Bauernladen composta da semi di senape interi, pezzi di mela disidratati e succo di mela. Ha un sapore dolce e ben si sposa anche assieme al salmone affumicato, all’insalata di patate o alla friulanissima trota Fil di Fumo Friultrota di San Daniele.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, troverete la mia ricetta del Filetto in crosta cliccando {qui}.

Pollo alle prugne e mandorle

Il pollo alle prugne è una pietanza tipica del Maghreb che tradizionalmente viene cotta nelle tajine, contenitori conici di coccio adatti per le lunghe cotture. Può esser impreziosita da spezie e altre sorti di frutta secca. Oggi vi propongo questa ricetta accompagnata da un delizioso sughino a base di prugne, mandorle e aceto balsamico.

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Pollo alle prugne e mandorle

Ingredienti per 4 persone

8 cosce di pollo ruspante, 2 scalogni, 1 spicchio d’aglio in camicia, 1 cucchiaio di senape di Digione in grani, 2 cucchiai di aceto balsamico, 100 ml di Porto, mezzo litro di brodo vegetale leggero, 2 manciate di prugne secche denocciolate, 1 manciata di mandorle pelate, un paio di rametti di timo fresco, sale e pepe, olio extravergine di oliva.

Per questa ricetta ho utilizzato il condimento balsamico Asperum V, l’aceto balsamico dell’azienda Midolini invecchiato 5 anni. Il Porto è un vino liquoroso portoghese. Se non lo trovate, potete tranquillamente sostituirlo con del Marsala o dello Sherry.

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Procedimento

Eliminate eventuali piume presenti sulle cosce di pollo fiameggiandole sul fornello. Scaldate 1 cucchiaio d’olio in un largo tegame e dorate su tutti i lati la carne, salandola e pepandola leggermente. Una volta che sarà ben rosolata, togliete al carne dalla padella e aggiungete lo scalogno precedentemente tritato fine e l’aglio in camicia.

Fate soffriggere per almeno 5 minuti a fuoco dolce. nel frattempo mescolate in una ciotola il Porto assieme ala senape e all’aceto balsamico. Adagiate le cosce di pollo, spolveratele con le foglioline di timo, alzate la fiamma e bagnate con il liquido appena preparato. lasciate evaporare l’alcol, poi bagnate con due mestoli di brodo, coprite con un coperchio e cuocete le cosce di pollo per una ventina di minuti.

Aggiungete poi le prugne secche e le mandorle e proseguite la cottura per altri 20. Se necessario, aggiungete in cottura dei mestoli di brodo per non asciugare troppo il sughino. Una volta pronto, eliminate l’aglio in cmaicia e servite il pollo ben caldo.

Pollo all’harissa e salsa allo yogurt

La cucina etnica è la mia passione e girare i negozi etnici setacciandoli in lungo e in largo alla ricerca di nuovi ingredienti è il mio passatempo preferito. Nello shop – macelleria araba a Udine ho trovato l’harissa, una piccante pasta a base di peperoncini macinati e spezie. Piccante ma allo stesso tempo saporita e ricca di profumi. L’ho utilizzata come marinata per il pollo trovando spunto dalla ricetta di Donna Hay trovata {qui}. Il tutto è accompagnato da una fresca salsa allo yogurt. Se vi piace, preparate del cous cous condito con ceci cotti, cipolla rossa tritata, pomodorini e prezzemolo da abbinare al pollo per avere un piatto unico.

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L’harissa è una salsa tipica del Nordafrica e diffusa soprattutto in Tunisia. Il termine deriva dalla radice araba harasa che significa pestare. Questa salsa simile al concentrato di pomodoro è a base di peperoncino rosso fresco, aglio alla quale si aggiunge l’olio d’oliva e spezie come il coriandolo, il cumino oppure il carvi. Lo trovate in commercio nei negozi etnici specializzati in alimentari arabi.

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Pollo all’harissa e salsa allo yogurt

Ingredienti per 4 persone

2 spicchi d’aglio grandi schiacciati, 1 cucchiaio di harissa, 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di succo di limone, 2 cucchiaini di miele, 800 g – 1 kg di fusi di pollo (cosce, sovracosce, ali di pollo, petto, possibilmente con la pelle), 1 limone tagliato in 4, sale e pepe, un rametto di timo.

Per la salsa allo yogurt

140 g di yogurt greco, un rametto di menta fresca, una spruzzata di succo di limone.

Per preparare l’harissa fatta in casa radunate in un mixer 1 spicchio d’aglio schiacciato, 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro, 1 cucchiaino di succo di limone, 1 cucchiaio di peperoncino in polvere tipo “chili”, 1 cucchiaino di paprika dolce, una punta di pepe di cayenna e un pizzico di cumino in polvere. Frullate aggiungendo 125 ml d’olio extravegine di oliva a filo. Otterrete circa 130 ml di pasta harissa piccante.

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Procedimento

Scaldate il forno a 200°C. Inumidite della carta forno con dell’acqua, strizzatela e rivestite una teglia.

In una ciotola capiente radunate l’aglio schiacciato, l’harissa, il miele, il succo di limone, sale e pepe. Adagiate i fusi di pollo nella salsa e massaggiate bene in tutto con le mani.  Adagiate i fusi di pollo nella teglia rivestita di carta forno, versateci sopra la salsa e l’aglio. Adagiate sul pollo le 4 fette di limone e le foglie di timo fresco. Infornate e cuocete per 30 – 40 minuti girando di tanto in tanto il pollo.

A parte mescolate lo yogurt con le foglie di menta tritate. Aggiungete qualche goccia di succo di limone e riponete il tutto in una ciotolina.

Una volta cotto, estraete il pollo dal forno. Servitelo con dei pomodori freschi, la salsa allo yogurt e spolveratelo con una manciata di prezzemolo tritato grossolanamente.

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