Lasagne alla ricotta

Nel frigorifero tengo sempre un paio di confezioni di ricotta “di scorta” che ben si presta ad esser utilizzata nella preparazione di soffici pancakes, per golosi patè da spalmare sul pane o come sostituito del burro nelle torte. A volte la utilizzo nella composizione delle lasagne stemperandola con una semplice salsa besciamella.

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Le lasagne alla ricotta sono il punto di partenza: pasta fresca, ricotta, besciamella, parmigiano grattugiato ed erbe aromatiche. Le varianti per impreziosire invece questo piatto sono invece numerose, in base alla stagionalità dei prodotti (e oserei dire anche in base agli avanzi che girano in frigorifero!)

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Vi do’ alcune dritte e alcuni abbinamenti davvero gustosi per impreziosire questo piatto:

  • melanzane spadellate, prosciutto cotto e pomodorini confit;
  • zucca spadellata con un po’ di salvia, salsiccia sbriciolata o salame fresco sbriciolato o a dadini e castagne;
  • funghi porcini o champignon, radicchio di treviso e una grattatina di ricotta affumicata;
  • zucchine in padella saltate con un po’ di porro e speck;
  • ciuffetti di gorgonzola, peperoni in padella e salsiccia;
  • gamberi freschi tritati, saltati con un tocco di curry e porri;

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Pronti per mettere le mani in pasta e preparare questo gustoso piatto? In collaborazione con Ricette della Nonna potrete trovare la mia ricetta cliccando {qui}.

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Parmigiana veloce di zucchine

É la stagione ideale per cucinare zucchine, peperoni e melanzane… e perchè non farlo infornando una gustosa parmigiana?

La preparazione è facilissima e velocissima. Poi basta infornare, dimenticarsi la parmigiana per una quarantina di minuti e, una volta cotta, sfornarla e lasciarla intiepidire a temperatura ambiente. Leggera, veloce e d’effetto… io me la porterei perfino come spuntino in spiaggia!

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La parmigiana nasce nel XIX secolo, e come tutti ben sanno, la versione classica prevede melanzane fritte, una corposa salsa di pomodoro e strati di formaggio (preferibilmente provola e pecorino ma anche cacciocavallo, parmigiano, scamorza o treccia di mozzarella). Di origine siciliana o napoletana, ancora non si sa ben il luogo di nascita, ma questo piatto ben presto si diffuse su tutta la penisola.

Le rivisitazioni più moderne la vedono con la sostituzione delle melanzane con altre verdure: zucchine, peperoni, zucca, con pomodoro, senza pomodoro, in bianco, con prosciutto cotto, senza prosciutto cotto. Tra le mille varianti, la parmigiana rimane quel “comfort food” che sa di casa, che nonne o mamme ci preparavano da piccoli, per farci mangiare le verdure, e da grandi per coccolarci, da spiluccare anche a mezzanotte in un attacco di fame improvviso, magari in pigiama davanti al frigo.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia versione gustosissima cliccando {qui}.

Spaghetti integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Un primo piatto sfizioso, che richiama proprio i sapori dell’estate. Rustico, grazie al sapore degli spaghetti integrali e pesto leggermente croccante, e succoso, condito da dolci pomodorini caramellati e da olio buono.

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Per realizzare il pesto ai pistacchi, ho utilizzato il nuovissimo Power Blender della Severin. Si tratta di un frullatore adatto a preparare salse & pesti, smoothies a base di verdura, smoothies di frutta. Inoltre è un potentissimo tritaghiaccio e trita caffè e noci. Grazie a un termometro, misura la temperatura dei cibi da frullare ed è ottimale per preparare minestrine, zuppe e pappe per i bimbi. Che dire… #loveseverin !!!

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Spaghettini integrali, pesto ai pistacchi e pomodorini caramellati

Ingredienti per 4 persone

250 g di spaghetti integrali BIO, 60 g di pistacchi non salati sgusciati, 3 rametti di basilico più qualche foglia per decorare, 400 g di pomodorini pachino, 1 cucchiaino di zucchero, 6 olive verdi, 3 filettini d’acciuga, mezzo spicchio d’aglio, 60 – 80 ml d’olio extravergine d’oliva, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 1 cucchiaio di pecorino, sale e pepe.

Per dare un tocco piccantino al pesto, unite una manciata di foglie di rucola e dimezzate la quantità di basilico. Se invece lo desiderate più aromatico, unite 3 foglie di menta fresca.

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Incominciate preparando i pomodorini caramellati. Lavate i pomodorini e tagliateli a metà. Salateli e lasciateli riposare per 30 minuti in modo che perdano parte della loro acqua di vegetazione. Asciugateli poi con un foglio di carta da cucina riponeteli in una ciotola. Insaporiteli con lo zucchero, allineateli su una teglia e cuoceteli a 100°C per 1 ora.Spaghetti integrali, pesto pistacchi, pomodorini caramellati 4

Preparate poi il pesto lavando le foglie di basilico e asciugandole bene. Radunate poi i pistacchi assieme a olive, aglio, acciughine, formaggi grattugiati, un pizzico di sale, nella brocca del frullatore. Per questa operazione ho impostato il Power Blender Severin nella funzione “Salsa”. Ricordatevi di tappare sempre il frullatore prima del suo avvio. Versate poi a filo l’olio fino a quando non otterrete un composto grumoso ma ben amalgamato.

Cuocete gli spaghetti in abbondate acqua bollente salata. Quando si saranno cotti, conservate qualche mestolo d’acqua di cottura. Scolateli bene a amalgamateli al pesto. Aggiungete i pomodorini, se necessario un po’ d’acqua di cottura e mescolate bene. Servite guarnendo il piatto con foglioline di basilico fresco.

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Tonnarelli cacio e pepe

La Cacio e Pepe, per chi si reca a Roma, almeno una volta nella vita, è d’obbligo. È uno dei piatti tipici della tradizionale cucina povera romana, dalla preparazione semplice soltanto in apparenza e con pochi ingredienti selezionati con cura: primo fra tutti il pecorino romano, il cosiddetto Cacio.

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Le origini di qusto primo piatto arrivano all’Agro Romano dove, un tempo, pastori che stavano lontani da casa per diverso tempo portavano con loro del cibo che si conservasse abbastanza a lungo e fosse anche gustoso e nutriente. In questo caso: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Già nel 1700 la pasta condita semplicemente con del formaggio era diffusa in buona parte d’Italia e in “Viaggio in Italia”,  Goethe accenna:

” … i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento … “

Non dimentichiamoci certo dei Tonnarelli, spaghetti grossi e quadrati, ricavati facendo passare la sfoglia di pasta attraverso la chitarra oppure tagliati con un apposito mattarello rigato.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete la mia ricetta di questo gustoso piatto cliccando {qui}.

Minestra di primavera e uovo pochè

Dopo averne provate tante, ho decretato che questa è la mia preferita. Ha un vivido color verde ed è profumata e ricca di sapore.

Si tratta della minestra di primavera con le primizie dell’orto: zucchine novelle, dolci pisellini primavera, profumati asparagi e cipollotti freschi. Il tutto impreziosito dal genuino sapore di un delizioso uovo fresco in camicia.

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Imparare a fare un uovo pochè (ovvero in camicia) non è affatto facile. Avevo perso ogni speranza fino a quando non mi sono imbattuta in un brillante video di Jamie Oliver. A voi la scelta della tecnica da utilizzare! Non serve conoscere bene la lingua inglese, il video è di facile comprensione e lo troverete {qui}.

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Vi va di cimentarvi nell’impresa? Questa minestra è ottima se accompagnata con un crostone di pane casereccio appena tostato. In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta cliccando {qui}.

Pici toscani alla cinta senese

Fare la pasta fatta in casa mi rilassa e mi piace molto. Mi diletto sia nella realizzazione di tagliatelle, pappardelle e tagliolini all’uovo, sia nella preparazione di impasto più semplici a base di sola acqua e una buona farina di semola.

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I pici sono un formato di pasta rustico. Sono tipici della toscana e assomigliano a dei grossi spaghetti ruvidi, che ben si prestano a trattenere sughi di campagna a base di verdure e buone carni. Io li preparo partendo da una buona buona semola rimacinata Senatore Cappelli, possibilmente biologica, un goccio d’olio per rendere la pasta più elastica, un pizzico di sale e acqua quanto basta a ottenere una pasta liscia, morbida e omogenea. Poi la stendo con un mattarello, taglio con un coltello affilato tanti piccoli serpentelli di pasta che poi passo tra le mani per allungarli un po’.

Durante la cottura, i pici si ingrossano leggermente, diventando quasi porosi per prepararsi ad accogliere un delizioso sughetto, questa volta preparato con della polpa di pomodoro fatta in casa e con della saporita cinta senese. Il tutto profumato da una generosa grattata di pepe nero e da foglie di timo.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete tutti gli ingredienti e la preparazione di questa ricetta cliccando {qui}

Paccheri alla norma profumati al limone

La pasta alla Norma, originaria della città di Catania, è caratterizzata da ingredienti e sapori tipicamente mediterranei: maccheroni conditi con un sugo di melanzane e pomodori maturali al sole, profumato basilico e insaporiti con una sbriciolata abbondante di una saporita ricotta salata.

L’origine del nome non è però ben certa: si può ricondurre al nome di una giovane professoressa talmente avvenente da essere paragonata al famoso piatto siciliano per bellezza e gusto, secondo un’altra fonte sembrerebbe che a dare il nome alla ricetta sia stato il commediografo catanese Nino Martoglio il quale davanti ad un piatto di pasta così condito avrebbe esclamato “È una Norma!”, ad indicarne la suprema bontà, paragonandola alla celebre opera di Vincenzo Bellini.

La mia versione, più leggera, non prevede le melanzane fritte, ma dolcemente arrostite in padella con poco olio. Ho scelto, inoltre i paccheri come formato di pasta, grossi e grandi in modo da racchiudere bene il sughino, profumati con scorza di limone.

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Paccheri alla norma profumati al limone

Ingredienti per 4 persone

200 – 250 g di paccheri, 1 grosso limone non trattato, una melanzana media, 300 g di polpa di pomodoro, una decina di pomodorini pachino,  un pizzico di peperoncino in polvere, uno spicchio d’aglio, un cucchiaino di origano secco, 80 g di ricotta salata o feta greca, basilico fresco, olio extravergine di oliva, sale.

La ricotta salata, chiamata in siciliano “ricotta funnata”,  è una varietà di ricotta prodotta ed apprezzata in particolare nell’Italia meridionale. Si differenzia dalla ricotta fresca per essere più “secca” e per un sapore ed una consistenza più marcati.commercio è prodotta soprattutto con siero di latte di pecora, ma in Sardegna viene prodotta ricotta secca con siero di latte di capra. Se non riuscite a trovarla, potete sostituirla dalla feta greca, lo stesso molto saporita e gustosa.

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Procedimento

Lavate la melanzana e tagliatela a cubotti grossolani. Riponeteli in una ciotola e salateli. Lasciateli riposare il più possibile (anche 2 ore) per ammorbidirli bene. In questo modo utilizzerete meno olio in cottura e si cucineranno più velocemente.

Trascorso questo tempo, sgocciolateli e asciugateli bene. Scaldate in una padella 2 cucchiai d’olio extrvergine di oliva assieme a uno spicchio d’aglio in camicia e al peperoncino. Versate i cubotti di melanzana, mescolate, abbassate il fuoco e coprite. Rigirateli di tanto in tanto fino a quando non saranno teneri. Versate poi la polpa di pomodoro, l’origano, salate e lasciate sobbollire dolcemente. A metà cottura aggiungete i pomodorini tagliati a metà.

Nel frattempo, lavate accuratamente un grosso limone. Servendovi di un pelapatate, privatelo della buccia. Dovrete ottenere delle scorze molto grossolane.

Portate a ebollizione abbondante acqua salata assieme alle scorze di limone. Quando avrà raggiunto i bollore gettate i paccheri e cuoceteli secondo la tempistica indicata sulla confezione. Quando saranno cotti, eliminate le scorze di limone e scolate la pasta.

Mantecate i paccheri nel sugo piccante di pomodoro e melanzane. Impiattate e sbriciolate su ogni piatto la ricotta salata (o la feta greca). Decorate con foglie di basilico fresco, un giro d’olio d’oliva a crudo e servite subito.

Spaghetti con cozze e pangrattato

Se scendete lungo la Penisola, e arrivate in Sicilia, di sicuro dovrete assaggiare la Pasta ‘ca Muddica, piatto povero, antico e saporitissimo.

La Muddica era l’antico Parmigiano grattugiato, un impasto croccante a base di briciole di pane, d’olio di oliva, acciughe dissalate, prezzemolo e aglio. Se veniva tostata prendeva il nome di Muddica atturrata. Era un condimento povero, sostituto del costoso formaggio che le persone più povere si erano inventate per necessità.

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La Muddica in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia viene utilizzata soprattutto per condire paste e primi piatti. Tra le pietanze più golose che io abbia mai assaggiato, rientrano i cavatelli alla Muddica e olive nere infornate, a Olio Capitale a Trieste.

Questo croccante accompagnamento alla pasta, ben si presta ai primi piatti a base di pesce. Ve lo propongo infatti con le cozze, rigorosamente fresche.

Vi consiglio inoltre di constatare la freschezza delle cozze che andrete ad acquistare per la preparazione di questo piatto. Le cozze appartengono alla famiglia dei mitili e sono racchiuse da due gusci chiamati valve. La prima cosa da fare è quella di controllare che tutte quante le cozze abbiano i gusci ben chiusi. Inoltre devono esser luminosi, e non avvolti da una sottile patina che li rende opachi. Sempre al momento dell’acquisto, verificate che tutti i gusci siano perfettamente integri e nel caso in cui, in mezzo alle cozze ce ne siano troppi  rotti, è meglio rinunciare e passare oltre.

Una volta acquistato il vostro sacchetto di cozze fresche mettetele in una bacinella piena d’acqua fresca ma non troppo fredda. Con una spugnetta a paglia grattate il guscio per eliminare le impurità calcaree. Eliminate poi la barbetta che esce dalle due valve. Risciacquatele bene e poi procedete con la preparazione della ricetta.

Spaghetti cozze pangrattato VERT

In collaborazione con Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta degli Spaghetti alle cozze e pangrattato cliccando {qui}.

Soba noodles al salmone con verdure e anacardi

Un pranzo leggero, con le giuste calorie, colorato e invitante è quello che ci vuole per mantenersi in forma. Oggi ho preparato questi deliziosi soba noodles, senza glutine perchè  a base di grano saraceno spadellati nella wok assieme a verdure e salmone glassato … al balsamico! Ultimamente lo uso spesso al posto della salsa di soia. Il mio preferito è l’Asperum invecchiato 15 anni dell’azienda Midolini che potete trovare cliccando {qui}.

Ho già cucinato i soba noodles di grano saraceno in questa confortante zuppa di zucca e miso che potete trovare {qui}.

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Invece, tra gli ingredienti principali ho utilizzato cime di broccolo, salmone fresco e anacardi.

Ora è la stagione giusta per consumare i broccoli e tutte le Brassicacee, ovvero cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, cavoli cappucci, cime di rapa ma anche rucola, ravanelli e rafano. Contengono gli indolo-glucosinati, potenti pesticidi naturali con cui la pianta si difende da vermi e funghi che sull’uomo hanno effetto anti cancro.

Il salmone di per se è un pesce ricco e grasso ed è risaputo quanto le sue rosee carni siano nutrienti, ricche di Omega 3. Leggendo però molti libri sull’alimentazione che trattavano il tema ittico, ho imparato ad acquistare sempre salmone freschissimo, possibilmente selvaggio che ha risalito la corrente. Le carni, più magre rispetto a quelle del salmone di allevamento, sono molto più nutrienti.

Gli anacardi, una nota croccantina al piatto di noodles, sono nutrienti noccioline simili a grosse arachidi. Se non vi piacciono sostituiteli con mandorle o con arachidi non salate.

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Soba noodles al salmone con verdure e anacardi

Ingredienti per 4 persone

200 g di soba noodles, 2 carote, 1 porro, 1 piccolo broccolo verde, 200 g di filetto di salmone fresco, una manciata di anacardi, 20 ml di aceto balsamico o di salsa di soia dolce, 2 cucchiai di olio di sesamo, 1 spicchio d’aglio, 1 pezzo di zenzero grande quanto un pollice, 30 – 40 g di anacardi, una manciata di semi di sesamo,  sale e pepe.

Se non trovate i soba noodles, potete benissimo prepararli voi stessi: impastate 125 g di farina di grano saracenocon75 g di farina 00, un pizzico di sale e acqua tiepida quanto basta fino ad ottenere un’impasto liscio e omogeneo. Lasciatela riposare per 30 minuti. Dopodiché stendetela con la macchina per la pasta e terminate passandola nella trafila per tagliolini. Utilizzate della semola fine di grano duro per infarinare l’impasto e la spianatoia.

Ho utilizzato l’olio di semi di sesamo BIO per questa ricetta in quanto ha un sapore più delicato rispetto all’olio d’oliva e ben si abbina ai piatti stir fry (ovvero di cottura veloce nella wok), tipici della cucina asiatica.

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Preparazione

Preparate tutti gli ingredienti: tagliate il salmone a cubetti, mettetelo in una ciotola, salatelo e pepatelo. Lavate e mondate le verdure. Riducete il porro a listarelle tagliandolo nel senso della lunghezza e affettate la carota a nastri servendovi di uno spela patate. Mettete le due verdure in una ciotola, aggiungete il sale e il pepe. Lasciate riposare.

Nel frattempo riducete il broccolo in piccole cime. Lavatele e sbollentatele in acqua bollente leggermente salata. Cuocetele 8 minuti: dovranno rimanere verdi brillanti e leggermente croccanti.

Portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete i noodles secondo la tempistica riportata sulla confezione. Nel frattempo, fate saltare le verdure.

Scaldate una wok o una pentola antiaderente abbastanza larga a secco, cioè senza olio.  A questo punto si susseguono 3 cotture velocissime sempre nella stessa pentola. Pronti?  Via!  :

  1. Tostate gli anacardi e metteteli da parte. Non spegnete il fuoco.
  2. Scottate il salmone e sfumatelo con 10 ml d’aceto balsamico. Poi mettetelo in una ciotola. Pulite la pentola con un po’ di carta da cucina.
  3. Ora tocca alle verdure: scaldate 1 cucchiaio d’olio di semi di sesamo, aggiungete lo zenzero grattugiato assieme all’aglio tritate e soffriggete il tutto per 3 minuti a fuoco non troppo alto in modo che il tutto non si bruci. Versate poi le carote, il porro, le cime di broccolo e fate saltare il tutto per 5 minuti. Aggiungete a questo punto il salmone.

Quando i noodles saranno cotti, scolateli e passateli sotto l’acqua fredda. Versateli poi nella wok calda e fate saltare il tutto. Aggiungete ancora 1 cucchiaio d’olio di sesamo e ancora 10 ml di aceto balsamico per condire. Impiattate subito e decorate con gli anacardi precedentemente tostati e con i semi di sesamo.

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Risotto alla barbabietola, tartufo e toma

Le barbabietole rosse, o le ami, o le odi. Oppure le provi ad assaggiare, magari sperimentando questo mio risotto dal colore rosso, quasi purpureo. La dolcezza di questo ortaggio di stagione ben si abbina al gusto sontuoso e terroso del tartufo, per poi spiccare con la sapidità della toma stagionata… vi ho fatto venir gola?

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Risotto alla barbabietola, tartufo e toma

Ingredienti per 4 persone

2 piccole barbabietole rosse fresche, 1 piccola cipolla rossa, 250 g di riso Carnaroli o Vialone Nano, circa 800 ml di brodo vegetale bollente, mezzo bicchiere di vino bianco, 1 cucchiaino di burro al tartufo, 20 g di burro, 50 g di formaggio tipo “toma piemontese” stagionata + un po’ per servire, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per questa ricetta ho utilizzato le barbabietole rosse, un ortaggio tipico della stagione invernale. Voi potete utilizzare anche quelle già lessate. Il burro al tartufo, invece, l’ho trovato nel banco frigo del mio supermercato. Si tratta del Burro al tartufo d’estate di Beppino Ocelli, e lo potete trovare {qui}. Se non riuscite a trovarlo, sostituitelo con l’olio al tartufo. La toma piemontese potete sostituirla con qualsiasi formaggio a pasta semi dura saporito: Montasio, formaggio di capra… anche un formaggio erborinato starebbe bene!

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Preparazione

Tagliate le foglie delle barbabietole e lavatele accuratamente sotto l’acqua corrente, grattandole con una spugnetta se necessario. Mettetele in una pentola e riempitela con dell’acqua. Lessatele cuocendole almeno  40 minuti fino a quando non saranno tenere. Scolatele e lasciatele raffreddare. Munitevi di guanti in lattice e grattugiatele grossolanamente con una grattugia.

Tritate la cipolla, riponetela in una pentola e fatela imbiondire con 1 cucchiaio d’olio d’oliva. Soffriggetela a fuoco basso. Aggiungete il riso, tostatelo e sfumatelo con il vino bianco. Aggiungete poi la barbabietola grattugiata, mescolate e proseguite la cottura con il brodo fino a quando il risotto non sarà cotto. Nel frattempo, grattugiate la toma.

Spegnete il fuoco. Mantecate aggiungendo 1 cucchiaino di burro al tartufo (o 1 cucchiaino d’olio al tartufo), il burro normale e la toma grattugiata. Impiattate e servite con altrettanta toma.

Risotto cavolo nero e pinoli

Signore e signori, vi presento per la prima volta in questo blog, sua maestà il Cavolo Nero!  Non immaginavo quanta bontà e quante buone proprietà avesse questo strano cavolo, che cavolo non è. Bensì foglia ma dai sapori e dai profumi concentrati. Dicono che sia ricco di antiossidanti, sali minerali e vitamine. Ha virtù antivirali e immunostimolanti… utilissimo per salvaguardarsi naturalmente dai raffreddamenti invernali.

La fortuna è che il mio contadino di fiducia, oltre a coltivare degli ottimi ortaggi regionali (come il broccolo friulano) e stagionali (cavoli, finocchi, broccolo verdi, biete e cicoria) vende ai suoi affezionati clienti anche dei bei turgidi mazzi di cavolo nero. Non potevo di certo lasciarli lì da soli.

E quindi, dopo averlo utilizzato come ingrediente fondamentale per la ribollita toscana, e dopo averlo tramutato in un gustoso contorno con un po’ d’aglio, olio e peperoncino,  ora tocca a un gustoso risotto, impreziosito da piccoli pinoli e da una grattata di un rustico pecorino non troppo stagionato.

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Risotto al cavolo nero e pinoli

Ingredienti per 4 persone

300 g di riso semi integrale BIO, un mazzo grande di cavolo nero, 1 scalogno, 1 spicchio d’aglio, 700 ml di brodo bollente vegetale, 2 cucchiai di pecorino grattugiato (o parmigiano) più un po’, 2 cucchiai di pinoli più un po’ per decorare, 30 g di burro, olio extravergine di oliva.

Per questo risotto ho utilizzato il riso Ribe semi integrale lungo da agricoluta BIO della Ecor. Il nome Ribe deriva dalle iniziali di Rinaldo Bersani che selezionò questa particolare varietà. Ha chicchi allungati e cristallini ed è rinomato per la sua versatilità. Ha buone caratteristiche organolettiche e resiste bene alla cottura; è particolarmente indicato per risotti, minestre, timballi e contorni. Cuoce in 24 minuti.

2Portate a ebollizione dell’acqua assieme a uno spicchio d’aglio privato della camicia e tagliato a metà. Nel frattempo, lavate le foglie di cavolo nero e sfogliatele, eliminando così la nervatura centrale. Tritatele poi grossolanamente al coltello e sbollentatele nell’acqua per almeno 15 minuti. Poi scolatele. Tenete da parte alcune foglie per la decorazione dei piatti e un po’ di acqua di cottura. Frullate le restanti foglie assieme allo spicchio d’aglio che avevate utilizzato per aromatizzare l’acqua (oppure, se non amate l’aglio, utilizzatene solo metà), pecorino (o parmigiano) e pinoli. Se il tutto dovesse risultare troppo asciutto, aggiungete 1 cucchiaio di cottura del cavolo nero e frullate fino ad ottenere una crema. Mettete da parte.

Scaldate il brodo vegetale.

Tritate lo scalogno e fatelo appassire in una padella assieme a 1 cucchiaio d’olio extravergine di oliva. Tostate il riso e proseguite la cottura per circa 20 – 24 minuti aggiungendo brodo di tanto in tanto e mescolando spesso.

A cottura ultimata, spegnete il fuoco. Aggiungete la crema di cavolo nero, il burro e mantecate il tutto. Suddividete poi il risotto nei piatti, decoratelo con le foglie di cavolo nero che avevate messo da parte, con i pinoli e con una grattata di formaggio grattugiato.

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Gnocchi di patate alla farina integrale

Soffici e gustosi, il segreto negli gnocchi integrali sta nell’uso di patate e farina integrale di qualità. Per ammorbidire il tutto, un pò di fecola. Provateli e sentirete la differenza.

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Le migliori patate che vi posso suggerire per la preparazione di questi gnocchi sono le patate di Ribis e di Godia, tipica della mia regione, a pasta bianca. Il terreno di coltivazione è caratterizzato da un pH leggermente acido e da una buona percentuale di ferro. La coltivazione di questa patata risale agli anni cinquanta: inizialmente erano utilizzate varietà provenienti dalla Carnia (Bianca carnica, Slava), in seguito con la necessità di dover utilizzare semi di provenienza certificata, è stato utilizzata la varietà Kennebec.

La farina invece che ho utilizzato è la farina integrale di grano tenero Biologica della Ecor. Dona all’impasto di questi gnocchi un sapore unico, rustico e piacevole. Più scura della tipo “2”, perché meno setacciata, è indicata per la preparazione di prodotti da forno, dolci e salati, come pizza, pane, pasta sfoglia, focacce, ma anche torte e biscotti.

Questa ricetta la troverete sul sito Ricette della Nonna con il quale collaboro. Per accedere direttamente alla ricetta, cliccate {qui}. Il sughino che accompagnano questi gnocchi è molto gustoso: salsiccia, zucca, radicchio e scaglie di formaggio stagionato, il tutto profumato alla salvia… che aspettate? Correte a cliccare sul link!

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Risotto al gorgonzola e prosciutto

Il risotto al gorgonzola e prosciutto è un classico primo piatto italiano. Saporito e confortante.

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Potete utilizzare il formaggio erborinato che più vi piace e personalizzare questo risotto aggiungendo anche qualche verdurina di stagione: zucca a dadini in inverno, asparagi e piselli primavera in estate, una dadolata di pomodoro fresco aggiunta alla fine della cottura in estate, funghi porcini in autunno. Se vi piace osare, aggiungete una pera tagliata a piccoli dadini a metà cottura.

In collaborazione con Ricette della Nonna, potete trovare la ricetta cliccando {qui} .

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Risotto integrale alla zucca, mandorle e mascarpone

Autunno, stagione di zucche, di pietanze grezze e confortanti. Avete mai provato a cucinare il risotto con un riso integrale? Questi chicchi dal sapore intenso si sposano bene con la zucca e la croccantezza delle mandorle per poi perdersi nell’avvolgente cremosità di una punta di mascarpone.

E poi come non innamorarsi di queste deliziose fondine dai toni azzurrini e verdi? Sono le creazioni di Erichetta. Se siete curiosi, date un occhiata al suo sito http://erichettanovello.com/ o alla bottega ATELIER 59 nel cuore di Cormons (GO).

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Risotto integrale alla zucca e mandorle

Ingredienti per 4 persone

200 g di riso integrale BIO, 200 g di zucca Butternut, 2 scalogni, 3 foglie di salvia fresca più un po’ per decorare, 2 cucchiaini d’olio extravergine di oliva, mezzo bicchiere di vino bianco secco, 1 litro e mezzo di brodo vegetale bollente, 60 g di mascarpone ammorbidito a temperatura ambiente più un po’ per decorare il piatto, 1 cucchiaio di parmigiano, una  manciata di mandorle a lamelle, sale e pepe, una grattata di noce moscata (facoltativo).

Il riso integrale ha dei tempi di cottura molto lunghi e, a cottura ultimata, tende a restare un po’ al dente. Leggete bene l’etichetta per non sbagliare le tempistiche.

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Private la zucca della buccia e tagliatela a pezzetti. Cuocetela a vapore fino a quando non sarà diventata molto morbida. Una volta cotta, frullatela ancora calda in modo da ottenere una purea. Salate e pepate leggermente e se vi piace insaporite con la noce moscata grattugiata. Mettete poi da parte.

Per preparare il risotto, utilizzate una capiente pentola antiaderente munita di coperchio: tritate finemente lo scalogno assieme alle foglie di salvia fresche. Appassite il tutto con l’olio a fuoco basso. Quando lo scalogno si sarà ammorbidito, aggiungete il riso integrale e tostatelo. Sfumate con il vino bianco e aggiungete metà del brodo bollente vegetale. Mescolate, coprite immediatamente con il coperchio, e lasciate sobbollire a fuoco bassissimo per una ventila di minuti, controllando di tanto in tanto il quantitativo del brodo. Se si dovesse asciugare il risotto, aggiungete ancora un po’ di brodo, coprite e continuate la cottura. La cottura del riso integrale di solito è un po’ lunga: va dai 40 ai 50 minuti circa.

Una volta che il riso si sarà quasi cotto, aggiungete la purea di zucca e lasciate asciugare il tutto, senza coprire la pentola, mescolando. Spegnete il fuoco e mantecate con 60 g di mascarpone e il parmigiano grattugiato. Servite immediatamente il risotto nelle fondine. Decorate ogni piatto con un cucchiaino di mascarpone, mandorle a lamelle, foglie di salvia e una generosa macinata di pepe fresco.

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Zuppa di miso con soba e zucca

Incominciamo a utilizzare nuovi ingredienti! Che emozione! Oggi utilizzeremo il miso e i soba giapponesi:

Il miso è una pasta dal gusto salato, a volte leggermente dolciastro, che deriva dalla fermentazione di semi di soia, riso, orzo, precedentemente cotti e conservati poi in salamoia in grandi tini di legno. La fermentazione avviene ad opera del fungo Aspergillus oryzae. Il miso è un condimento tipico della cucina orientale e derivato solitamente dai semi di soia gialla ma anche nelle varianti a base di riso, orzo, segale, grano saraceno e, ultimamente, anche a base di lupini. Ha notevoli e molteplici proprietà salutistiche in quanto è ricco di enzimi buoni per la digestione. In cucina viene utilizzato per insaporire brodi e zuppe, ma anche in patè, marinate e perfino in alcuni tipi di biscotti.

soba, invece, sono delle fettuccine di grano saraceno che vengono solitamente servite assieme a brodose minestre. Sono tipici della cucina giapponese e quelli chiamati towari soba sono privi di glutine. Esistono anche i noodles di soba chiamati  ni-hachi ovvero “due-otto” in quanto il loro impasto è fatto con due parti di farina di frumento e otto di farina di grano saraceno.

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Zuppa di miso con soba e zucca

Ingredienti per 2 persone

600 – 700 ml di brodo vegetale non salato (vedi ricetta sotto), 400 g di zucca Butternut o da minestrone, mezza cipolla bianca, zenzero fresco, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio d’olio di sesamo o di semi di girasole BIO, 1 cucchiaio abbondante di miso (a vostra scelta se di soia, riso o legumi) BIO, 60 g di soba noodles, sesamo bianco e nero, prezzemolo.

Per il brodo vegetale vi occorre: 1 litro e mezzo d’acqua fredda, 1 carota, 1 cipolla, 1 patata, 1 zucchina, 1 spicchio d’aglio, mezzo bulbo piccolo di finocchio, 1 gambo di sedano, 2 pomodorini, una foglia d’alloro, un rametto di timo, 3 grani di pepe nero.

Per questa ricetta è importante utilizzare una base di brodo vegetale poco salato in quanto il miso ha molta sapidità. Alternativamente, potete sostituire il brodo con solo acqua. Non buttate le verdure che vi avanzeranno dopo aver filtrato il brodo: patate, sedano, cipolla, zucchine, carote e finocchio, tagliato a dadini e saltato con una noce di burro e poco sale diventeranno un ottimo contorno!

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Preparate il brodo: pelate le verdure, tagliatele a tocchetti grossi e radunateli assieme allo spicchio d’aglio, al pepe e alle erbe in una capiente pentola. Aggiungete 1 litro e mezzo d’acqua fredda e mettete il tutto sul fuoco. Non coprite la pentola con il coperchio: il brodo dovrà sobbollire lentamente fino a riduzione di almeno metà del volume iniziale. Filtrate il tutto e tenete la parte.

Tagliate a tocchetti grossi 2 cm la zucca, tritate la cipolla, e gratuggiate un po’ di zenzero (a seconda dei vostri gusti: calcolate che nelle pietanze calde, il gusto piccante dello zenzero è duplicato!). Scaldate l’olio di sesamo in un tegame e soffriggete dolcemente la zucca, la cipolla, lo zenzero e uno spicchio d’aglio per 5 minuti a fuoco dolce. Aggiungete il brodo filtrato e lasciate sobbollire fino a quando la zucca non diventerà morbida. Eliminate l’aglio, prelevate 1 mestolo e frullatelo assieme al miso. Versatelo nella zuppa e aggiungete i soba noodles. Fate sobbollire il tutto fino a quando i vermicelli non saranno cotti. Suddividete la zuppa di miso e zucca nelle fondine o nelle ciotoline, disponete i noddles a gomitolo su ogni porzione e decoratela con foglioline spezzettate a mano di prezzemolo e semi di sesamo. Servitela bollente senza dimenticarvi di apparecchiare con le bacchette!

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Questa ricetta è stata pubblicata sulla rivista Q.B quanto basta in cucina nel mese di Ottobre 2015.

Minestra estiva al pesto

Che sia estate, autunno, inverno o primavera, io adoro ogni tipo di zuppe e minestre, fredde, tiepide o bollenti che siano. Soprattutto all’ora di cena. Mi dà un senso di leggerezza ma allo stesso tempo mi sazia. Oggi ci gustiamo una classica minestra di verdure, accompagnata da un saporito pesto al basilico fatto in casa. Furbo, fatto velocemente con il mixer. Non mi vogliano male i genovesi ed il loro buonissimo pesto fatto al mortaio… ma io avevo del buon basilico in giardino e poco tempo. Beh, anche il mio si è dimostrato ottimo!
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Minestra estiva al pesto

Ingredienti per 4 persone

Per la minestra di verdure: 1 cucchiaio d’olio extravergine d’oliva, 1 piccola cipolla (da circa 80 g), 1 spicchio d’aglio schiacciato e tritato finemente, 2 carote (circa 180 g), 1 gambo di sedano (circa 50 g), 1 patata (da circa 200g), 1 zucchina media, 150 g di fagioli borlotti freschi o 400 g di fagioli borlotti in conserva, 1 litro di brodo di pollo o vegetale, sale e pepe.

Per il pesto: 1 mazzo di basilico fresco lavato e accuratamente asciugato, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di pinoli, 10 g di parmigiano grattugiato, 10 g di pecorino stagionato grattugiato, circa 5 cucchiai d’olio extravergine di oliva di qualità

Un consiglio: se il vostro mixer è abbastanza potente e desiderate preservare il colore verde brillante del basilico tritato, aggiungete 1 cubetto di ghiaccio prima di incominciare a tritare.

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Preparate la minestra: tritate la cipolla e l’aglio. Tagliate le carote, il sedano e la zucchina a dadini. Risciacquate i fagioli (se utilizzate i fagioli freschi). Scaldate l’olio in una pentola. Rosolate a fuoco basso la cipolla e l’aglio fino a quando non diventeranno dorati e teneri, aggiungete le verdure, i fagioli e il brodo di pollo. Fate cuocere per un’ora circa fino a quando tutte le verdure non si saranno ammorbidite. Se utilizzate i fagioli in conserva, risciacquateli bene sotto l’acqua corrente, scolateli e aggiungeteli alla minestra in cottura 10 minuti prima di spegnere il fuoco. Lasciate intiepidire la minestra a temperatura ambiente.

Nel frattempo preparate il pesto: togliete tutte le foglie dal gambo e riponetele in un mixer assieme al parmigiano, al pecorino e all’aglio tritato. Frullate il tutto. Aggiungete 2 cucchiai alla volta d’olio fino a quando non otterrete la consistenza desiderata. Tostate in un pentolino i pinoli. Tritateli al coltello e, una volta raffreddati, uniteli al pesto.

Impiattate la minestra estiva, servendola con 2 cucchiaini di pesto per porzione.

Trofie alle vongole e melanzane

Rossi pomodori maturati col calore del sole, succulente melanzane, saporite vongole e profumate erbe aromatiche, sono gli ingredienti di questo primo piatto che sa d’estate!
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Trofie 
alle vongole e melanzane
Ingredienti per 4 persone
300 g di trofie fresche
Una piccola melanzana di 200 g circa
2 pomodori ramati
500 g di vongole fresche
100 ml di vino bianco
2 spicchi d’aglio
erbe aromatiche fresche come timo, origano, maggiorana e prezzemolo
sale e pepe
olio extravergine d’oliva
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Mettete in ammollo per un paio d’ore le vongole fresche in acqua fresca leggermente salata in modo che perdano la sabbia. Cambiate l’acqua un paio di volte. Nel frattempo, incidete i pomodori e scottateli nell’acqua bollente per 3 minuti. Tuffateli in acqua e ghiaccio. Pelate i pomodori, tagliateli a metà e privateli dei semi. Riduceteli poi a dadini.
Tagliate a dadini anche la melanzana e salatela leggermente. Lasciatela riposare per un’oretta in modo che perda l’acqua di vegetazione. Asciugate i dadini di melanzana con della carta da cucina e cuoceteli con 1 cucchiaio d’olio e una spicchio d’aglio in una larga pentola, coperti da un coperchio. Salate e pepate e proseguite la cottura fino a quando non saranno teneri. Metteteli poi da parte.
Risciacquate le vongole. radunatele in una padella con poco olio, 1 spicchio d’aglio, il pomodoro a dadini e il vino bianco. Cuocete le vongole facendole aprire tutte. Aggiungete poi le melanzane alla salsa di pomodori e vongole. Eliminate gli spicchi d’aglio.
Lessate le trofie in abbondante acqua salata. Una volta cotte e scolate, fatele saltare assieme al condimento. Completate profumando questo piatto con un trito d’erbe aromatiche fresche.
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Crespelle alla farina di ceci e verdure (senza glutine)

A volte capita di aver molta farina di ceci negli armadi della cucina. Così tanta che non sai che farne. E allora studi e provi nuove ricette… una di queste, sono delle crespelle. Buonissime e saporitissime. Per lo più senza glutine e incredibilmente leggere. Ve le consiglio caldamente, farcite con le verdure di stagione e ammorbidite da una soffice besciamella senza glutine. Da provare!
Crespelle alla farina di ceci
e verdure
Ingredienti per 4 – 6 persone
Per circa 16 crespelle:
2 uova intere
100 g di farina di ceci
250 ml di latte
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
30 g di burro fuso
un pizzico di sale
una grattata di pepe
1 cucchiaino di burro o d’olio per ungere la padella
Per la besciamella:
300 ml di latte fresco
15 g di burro
15 g di maizena
un pizzico di sale
noce moscata
Per il ripieno:
1 carota
mezzo porro
1 zucchina
100 g di piselli freschi
5 asparagi verdi, spellati
mezza cipolla
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaino d’olio d’oliva
acqua q.b.
sale e pepe
Erbe aromatiche a piacere
Parmigiano reggiano q.b
Preparate le crespelle: nella brocca di un frullatore, frullate o montate con la frusta le uova assieme al latte, al burro fuso freddo. Setacciate la farina di ceci e aggiungetela a cucchiaiate al composto, fino a esaurimento. Salate, pepate, aggiungete il prezzemolo e riponete in frigo a raffreddare e a riposare per almeno 1 ora. Scaldate e spennellate una padella di 15 – 20 cm di diametro. Versate un po’ di composto e cuocete le crespelle 30 secondi per lato. Continuate fino a esaurimento della pastella.
Preparate il ripieno: mondate e tagliate a dadini la carota e la zucchina. Affettate il porro, tagliate a rondelle gli asparagi. Tritate al cipolla finemente mentre lasciate pure lo spicchio d’aglio intero. Versate il tutto in una padella e cuocete con olio, acqua, sale e pepe fino a quando non saranno tenere. Eliminate lo spicchio d’aglio. Lasciatele raffreddare leggermente.
Preparate la besciamella: in un tegame a fondo pesante, fate sciogliere il burro. Aggiungete al maizena, il latte e mescolate il tutto con una frusta in modo da non fare grumi. Fate cuocere il tutto fino a quando non si sarà addensato. Insaporite con sale e noce moscata. Suddividete la besciamella in 2 parti: la prima, aggiungetela alle verdure stufate, la seconda conservatela per rifinire le crespelle.
Scaldate il forno a 200°C. Riponete su ogni crespella un po’ di composto di verdure e besciamella, e richiudetela a portafoglio. Fate così fino a esaurimento degli ingredienti. Adagiate poi le crespelle su una teglia ricoperta di carta forno. Ricoprite le crespelle con la besciamella conservata in precedenza, e completatele con una grattata di parmigiano reggiano ed erbe aromatiche. Infornate e fate gratinare per 15 minuti. Servitele subito.

Tagliolini al San Daniele

I tagliolini al San Daniele sono un classico della nostra cucina regionale: diffusi in maggior parte delle trattorie, osterie, ristorantini, ritrovarli è sempre un piacere.
Il prosciutto di San Daniele, viene prodotto nell’omonima località, che giace nella zona pedemontana del Friuli Venezia Giulia in provincia di Udine e vanta una particolarità climatica che favorisce la stagionatura del prosciutto. Il Prosciutto di San Daniele viene riconosciuto dal 1996 come Denominazione d’Origine Protetta proprio per salvaguardare l’origine e l’unicità delle tecniche di lavorazione: il minimo di 13 mesi di stagionatura, il marchio e la presenza dello zampino.
Pronti per assaggiare questa prelibatezza?
Tagliolini al San Daniele
Ingredienti per 4 persone
250 g di tagliolini,
(io ho utilizzato le tagliatelle all’uovo di Luciana Mosconi)
150 g di prosciutto di San Daniele
1 cucchiaio di burro
150 ml di panna fresca
2 cucchiai di semi di papavero
Sale e pepe
Se comperate il prosciutto dal vostro macellaio di fiducia, scegliete una parte vicino al gambetto, più dolce e più morbida. Fatevela tritare al tritacarne. Alternativamente, potete acquistare una fetta di prosciutto alta mezzo centimetro e potete tagliarla a piccolissimi dadini.
Portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete le tagliatelle o i tagliolini. Nel frattempo sciogliete il burro e rosolate il prosciutto. Aggiungete la crema di latte e amalgamate bene. Tostate a parte i semi di papavero. Scolate i tagliolini e fateli saltare nella salsa. Impiattate e decorate il piatto con i semi di papavero tostati.

Risotto alla rucola, scamorza affumicata e noci

Oggi si incomincia la settimana con un gustosissimo risotto! Mi piace molto la rucola nei risotti.. che ne dite di provare anche voi questo abbinamento assieme alla scamorza affumicata e alle noci?

Risotto alla rucola, scamorza
 affumicata e noci
Ingredienti per 4 persone
200 g di riso Vialone Nano
2 piccolo scalogni
circa 800 ml di brodo vegetale
4 cucchiai di vino bianco
60 g di scamorza affumicata
50 g di rucola (2 manciate abbondanti)
1 cucchiaio di noci
sale e pepe
1 cucchiaio d’olio d’oliva
1 cucchiaino di burro freddo
Tritate gli scalogni e fateli appassire dolcemente assieme a 1 cucchiaio d’olio d’oliva. Aggiungete il riso, tostatelo e sfumatelo con il vino bianco. Proseguite poi la cottura aggiungendo quanto basta di brodo bollente. Nel frattempo, tritate finemente al coltello la rucola e mettetela da parte.
A cottura ultimata, spegnete il fuoco e mantecate con il burro freddo, la scamorza finemente grattugiata e la rucola tritata. Impiattate e completate ogni piatto con una manciata di noci tritate.