Indivia belga al forno

Non è autunno senza… l’indivia belga, che in verità è ormai reperibile tutto l’anno ma, appartenendo alla famiglia dei radicchi, trova la sua stagionalità in questo periodo. Continua a leggere “Indivia belga al forno”

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Poke Bowl al salmone ricordando Sydney

Poke bowl, il cibo di tendenza che mi fa ricordare in primis il primo giorno dell’anno, in Australia. Spiaggia, sole, estate e poke bowl a Cronulla, a pochi chilometri da Sydney. Continua a leggere “Poke Bowl al salmone ricordando Sydney”

Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza

Adoro la farina di ceci! La utilizzo nelle sfiziosità salate come farinate, frittelle, nell’impasto del pane, per le crespelle senza glutine e soprattutto nelle torte salate. Questa che vi propongo oggi, non è una ricetta primaverile, ma si presta alla settimana uggiosa che mi aspetta e soprattutto è un valido pretesto svuota frigo. La frolla salata friabilissima è una valida alternativa alle paste sfoglie e brisée confezionate in quanto è veloce, facile da preparare e molto digeribile.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 1

Quiche alla farina di ceci
con funghi, porri e scamorza

Ingredienti per 4 persone

Per la pasta brisée alla farina di ceci: 75 g di farina bianca di farro, 75 g di farina di ceci, 75 g di burro freddo, 2 – 4 cucchiai d’acqua fredda, sale fino.

Per il ripieno: 250 g di funghi champignon mondati, mezzo porro, 100 g di scamorza grattugiata, 2 uova, 50 ml di panna fresca, 2 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato, olio extravergine d’oliva q.b, qualche rametto di timo fresco, sale e pepe.

Per questa quiche ho utilizzato uno stampo da 20 – 22 cm di larghezza per ottenere una torta salata alta. Lo stampo da crostata più basso da 24 cm andrà comunque bene.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 3

Procedimento

Preparate la pasta brisée servendovi di un robot da cucina: versate la farina di farro, la farina di ceci, il sale e il burro freddo a cubetti. Azionate il tutto e frullate. Aggiungete un cucchiaio d’acqua alla volta fino ad ottenere una palla d’impasto. Avvolgete la pasta brisè nella pellicola per alimenti e riponetela a riposare in frigorifero per 30 minuti.

Nel frattempo affettate il porro e tagliate in 4 i funghi mondati e lavati. Soffriggete il tutto in padella per 15 minuti assieme a 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, sale e pepe. Fate quindi intiepidire.

Sbattete le uova assieme alla panna e ai formaggi grattugiati. Regolate di sale e pepe. Aggiungete quindi i funghi e i porri cotti in padella e mescolate il tutto.

Estraete la pasta brisée dal frigorifero. Scaldate il forno a 180°C in modalità ventilato.

Infarinate leggermente il piano di lavoro e stendete la pasta con un mattarello fino a raggiungere uno spessore di mezzo centimetro. Rivestite uno stampo da 20 – 22 cm e riempite il guscio di pasta con il ripieno appena preparato. Spolverate con timo fresco e infornate. Cuocete la quiche per almeno 40 minuti fino a doratura.

Una volta cotta, estraetela dal forno e fatela riposare per almeno 10 minuti prima di servirla.

Torta salata Quiche alla farina di ceci con funghi, porri e scamorza 5

La torta pasqualina

La Pasqua e la Primavera sono alle porte. I prati si stanno già tingendo di un verde brillante e nelle radure incominciano a spuntare i primi crocus. È tempo di scampagnate all’aria aperta e di torte, focacce e frittate gustate seduti comodamente su una coperta sull’erba.

Ecco allora che è il momento giusto per preparare la torta pasqualina, secondo la ricetta tradizionale ligure, a base di bietine, spinaci con il mio tocco personale (l’aggiunta del porro) per rendere il tutto più goloso e saporito. La ricotta la conoscete bene, è quella della Fattoria Zoff e le uova sono rigorosamente fresche e di galline felici, comprate pochi giorni fa dal contadino qua vicino.

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La torta pasqualina

Ingredienti per uno stampo da 24 cm

500 g di un mix tra bietina e spinaci, 200 g di ricotta di mucca ben sgocciolata possibilmente BIO,  40 g di parmigiano reggiano grattugiato, 40 g di pecorino grattugiato, mezzo porro, 6 uova, 2 rotoli di pasta sfoglia già pronta, olio extravergine di oliva q.b, sale e pepe.

Per personalizzare il ripieno, potete aggiungere dello speck oppure sostituire le bietine e gli spinaci con carciofi spadellati o verdure di stagione a vostro piacimento come zucchine o asparagi.

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Procedimento

Lavate e sbollentate la bietina e gli spinaci per 10 minuti in acqua leggermente salata. Scolate il tutto, lasciate intiepidire le verdure e strizzatele molto bene. Affettate finemente il porro e soffriggetelo a fuoco basso con poco olio d’oliva fino a quando non sarà diventato tenero. Poi fatelo raffreddare.

Preparate il ripieno della torta pasqualina amalgamando bene la ricotta con 1 uovo, le verdure tritate al coltello, il porro,  il parmigiano e il pecorino grattugiati. Lavorate bene il tutto aggiungendo poco sale e pepe.

Prendete uno stampo tondo da 24 cm di diametro non troppo basso, e foderatelo con la carta forno e il primo rotolo di pasta sfoglia. Riempitelo quindi con il ripieno preparato precedentemente. Aiutandovi con un cucchiaio, formate 4 piccole fossette nel ripieno e sgusciate in ciascun incavo un uovo intero in modo che, durante la cottura, diventi sodo. Chiudete la torta con il secondo disco di pasta sfoglia e ripiegate il bordo del disco della base all’interno sigillandolo delicatamente.

Spennellate la superficie con l’ultimo uovo sbattuto e foratela con la punta di una forchetta. Infornate la torta Pasqualina a forno caldo a  180 °C e cuocetela per circa 40 minuti. Una volta pronta, estraetela dal forno e fatela raffreddare completamente a temperatura ambiente prima di servirla a fette.

Ricetta pubblicata per la rivista “q.b Quanto Basta in Cucina”,  Marzo 2018.

Nasi Goreng integrale

Riso fritto, letteralmente (la parola nasi significa infatti riso, e goreng, fritto): questo è il Nasi Goreng. Il riso, lessato o cotto al vapore viene poi saltato nel wok, assieme a carne di pollo o manzo, verdure, a volte gamberi e uova. Si ottiene così il tipico piatto indonesiano dal sapore particolare, insospettabilmente delicato e gradevole anche al nostro palato, deriva dalla presenza delle spezie, profumati ingredienti che colorano tutta la cucina indonesiana.

Un moderato grado di piccantezza è dovuto alla presenza di peperoncini freschi, finemente tritati, mentre la sapidità del piatto deriva dalla contaminazione con la cucina cinese, con la presenza della salsa di soia, ingrediente che non apparterrebbe alla ricetta originale ma è oggi utilizzato molto spesso.

Varianti del Nasi Goreng si incontrano in tutto il Sud-Est asiatico, a Singapore, in Malesia o in Thailandia, ma il piatto originale nasce in Indonesia, dove viene preparato indistintamente per colazione, pranzo e cena. Diffuso, ma in chiave minore, è il Bami Goreng, con noodles o fettuccine (bami) al posto del riso – sempre conditi e saltati con pollo, gamberetti, verdure e naturalmente sambal,o salsa di peperoncini piccanti.

Il Nasi Goreng come lo conosciamo oggi trova le sue radici nella tradizione più antica della cucina indonesiana, quella di sapore più rurale e contadino, semplice e basata sui prodotti locali, originaria delle isole di Giava, Madura e Sundan. Nel ricco coacervo di culture che caratterizza il vasto arcipelago esiste anche un’altra cucina, meno antica e più esterofila, che ha subito le molteplici influenze dei più noti piatti cinesi, indiani, thai, giapponesi e in parte anche olandese. Questa seconda corrente gastronomica ha preso vita nelle zone portuali, commerciali o turistiche del paese, diffondendosi in scali come Sumatra o Bali, dove ogni giorno arrivano le spezie più varie e dove la popolazione è formata da un mix di gruppi provenienti da diversi paesi.

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Nasi Goreng integrale

Ingredienti per 4 persone

300 g di riso basmati integrale, 4 uova, 4 spicchi d’aglio, 2 cucchiai di zenzero grattugiato, 3 cipollotti, 500 g di pollo tritato, 2 cucchiai di salsa Tamari di soia, 3 cucchiai di kecap manis, 1 carota, 2 peperoncini lunghi, una manciata di basilico thailandese, qualche fogliolina di coriandolo, una manciata di anacardi tostati, 1 manciata di germogli di soia (facoltativi), 2 cucchiai di olio di semi di sesamo o di girasole.

La miglior parte del pollo da utilizzare per questa ricetta è la coscia disossata, oppure la sovracoscia, che ho poi tritato finemente con un coltello affilato. Il kecap manis, invece, è la salsa di soia tipica indonesiana, dal gusto dolce. Se non la trovate, sostituitela con 2 cucchiai di salsa di soia normale e 1 cucchiaio di zucchero a velo o di miele.

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Procedimento

Sciacquate il riso servendovi di un colino. Sgocciolatelo bene e tostatelo in un padellino. Versate 560 ml di acqua bollente, un pizzico di sale e coprite subito. Abbassate il fuoco e fate sobbollire il tutto per 25 minuti. Poi spegnete il fuoco e fate riposare il tutto coperto per altri 10 minuti.

Tritate i cipollotti assieme all’aglio e al peperoncino. Scaldate in una wok 1 cucchiaio d’olio, versate questo trito appena preparato assieme allo zenzero grattugiato. Fate cuocere per alcuni minuti mescolando velocemente il tutto. Aggiungete quindi il pollo tritato. Cuocete a fiamma altissima per 5 minuti.

A questo punto aggiungete il riso, i germogli (se vi piacciono), la carota grattugiata e le due salse di soia. Proseguite la cottura per altri 5 minuti.

Nel frattempo, scaldate in un’altra padella l’olio rimasto e cuocete le uova all’occhio di bue. Suddividete il riso in ogni porzione, adagiate un uovo per ogni piatto, decorate con gli anacardi, basilico thai e coriandolo e servite subito.

Quiche alla trota affumicata e cipolla rossa

Sono tornata 10 giorni fa dall’Australia con un bagaglio pieno di ricordi ed emozioni. Vi parlerò di alcune mie esperienze e nuove ricette d’oltreoceano durante l’anno ma oggi vi vorrei proporre una quiche veloce e deliziosa, ideale da preparare tutto l’anno. L’ho preparata con la friulanissima trota affumicata accompagnata dalla dolcezza della cipolla rossa.

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Quiche alla trota affumicata e cipolla rossa

Ingredienti per 4 persone

1 rotolo di pasta briseè, 5 uova, 65 ml di panna fresca, 2 cipolle rosse grandi, 40 g di burro, 2 cucchiai di salsa balsamica Asperum invecchiato 5 anni, 200 g di trota affumicata, 1 cucchiaio di parmigiano reggiano, un cucchiaio di prezzemolo tritato, una grattatina di noce moscata, valeriana per servire, sale e pepe.

In sostituzione alla trota affumicata, potete utilizzare del tonno o del salmone fresco o affumicato.

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Procedimento

Affettate finemente le cipolle e fatele appassire in padella assieme al burro, sale e un pizzico di pepe. Cuocetele a fiamma bassa in modo da ammorbidirle. Se necessario, aggiungete una tazzina d’acqua per favorire la cottura. Una volta ammorbidite, sfumatele con la salsa balsamica (o con l’aceto balsamico), fate evaporare e spegnete il fuoco. Fatele raffreddare.

Tenete da parte 50 g di trota. Riducete a fettine la restante parte e versatela in una ciotola capiente. Sgusciate le uova e unitele alla trota assieme alla panna, al prezzemolo tritato, alla cipolla stufata. Unite il parmigiano reggiano grattugiato, sale, pepe, una grattatina di noce moscata e mescolate bene il tutto con una forchetta.

Scaldate il forno a 180° C in modalità ventilato.

Srotolate la pasta briseè e rivestite una teglia da 24 cm di diametro. Bucherellate leggermente il fondo con una forchetta e versate il ripieno appena preparato. Infornate a forno caldo la quiche e cuocetela per 45 – 50 minuti. Una volta cotta, estraetela dal forno e fatela intiepidire. Servitela guarnendola con la trota tenuta precedentemente da parte e con qualche fogliolina di valeriana fresca.

Pane frattau, una gustosa ricetta dalla Sardegna

Il pane frattau è un piatto sardo, proveniente dalla Barbagia, a base di sfoglie di pane carasau ammorbidite nel brodo, farcite con pomodoro, pecorino grattugiato e sormontate da uova in camicia. Un piatto semplice ma da leccarsi i baffi!

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Questo piatto povero porta con se numerose leggende e varianti sulla sua origine. Partendo dai racconti del Maestro Martino da Como, si deduce che era molto diffuso cibarsi di pietanze a base di pane inzuppato nel brodo con condito con uova e formaggi (naturalmente in bianco… la scoperta dell’America era ben lontana!). “Frattau” in alcuni casi, potrebbe derivare dalla parola fretta, ovvero fatto in fretta: qui si rimanda a una leggenda che narra un piatto preparato alla svelta per il re Umberto II in visita in Sardegna. Un’altra supposizione è la nascita del pane frattau durante Seconda Guerra Mondiale per la scarsità di cibo; in questo caso “frattau” potrebbe indicare a piccoli pezzi per descrivere il pane spezzato.

Come tutti i piatti della tradizione regionale, le varianti nella preparazione sono numerose: il brodo può esser preparato con carni miste, compresa la carne di pecora oppure il pane può venir ammorbidito con un delicato brodo vegetale o solamente acqua. La salsa, se preparata con pomodori raccolti durante la stagione calda, può esser al naturale, condita con un pizzico di sale e olio, oppure, come piace a me, fatta insaporite con uno spicchio d’aglio e peperoncino. Se non siete abituati a preparare l’uovo in camicia, e non vi sentite sicuri, non preoccupatevi: un classico uovo all’occhio di bue è comunque buonissimo in questo piatto unico!

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Ricetta semplice, ma con le giuste dosi! In collaborazione con Ricette della Nonna, potete trovare le istruzioni cliccando {qui}

Frittatine di patate e carote al forno

La frittata è il mio pass-par-tout. Un’omlette a colazione durante il weekend, una frittata a pranzo con quello che c’è nel frigo o una frittata salva cena non guasta mai! L’importate è avere la giusta scorta di uova fresche e rigorosamente di galline felici.

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Le frittate più buone mai mangiate le ho assaggiate in Spagna, rigorosamente a base di patate e cipolla, come la tradizione culinaria delle tortillas insegna. A colazione, come farcitura di una baguette o nell’aperitivo serale, gli spagnoli non rinunciano a questa pietanza tanto semplice quanto gustosa!  Pensate che nel 1535 fu preparata presso la certosa di Padula (in provincia di Salerno) una frittata con ben mille uova in onore di Carlo V di Spagna che sostò presso la certosa con il suo esercito di ritorno vittorioso dalla battaglia di Tunisi. Anche la storia ci testimonia quanto gli spagnoli ne fossero ghiotti e questo evento, citato nel film C’era una volta… di Francesco Rosi con Sophia Loren e Omar Sharif, viene ancora oggi celebrato ogni anno il 10 agosto. Invece a Colli a Volturno, un piccolo paese nella provincia di Isernia, ogni anno nel giorno di Pasqua si rinnova una storica tradizione: ogni famiglia cucina una frittata contenente dalle 100 alle 500 uova, alle quali si aggiungono vari prodotti locali come salsiccia, prosciutto, formaggio e quant’altro!

La mia ricetta invece è tutt’altro che da record: è una sorta di antipastino, finger food, un secondo leggero o un piattino da brunch da mangiare in pochi bocconi. A base di verdurine come patate e carote, viene cotta al forno in stampini mono porzione e può esser servita tiepida o a temperatura ambiente.

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In collaborazione con Ricette della Nonna  potete sbirciare la mia ricetta per controllare le dosi e le tempistiche di preparazione cliccando {qui}.

Parmigiana estiva di melanzane, pomodorini e ricotta salata

La parmigiana di melanzane è l’emblema dell’italianità, è il piatto più conosciuto e consumato dello stivale e quello che si presta numerose varianti e, naturalmente, alleggerimenti della ricetta. Numerose regioni si contendono l’origine della ricetta e il vero nome: “Parmigiana di melanzane” o “Melanzane alla parmigiana”? Da qui inizia il battibecco tra la Sicilia, Parma e Napoli.

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Risalgo quindi all’arrivo della materia prima: la melanzana. Non immagino i fruttivendoli dell’epoca quando nel XV secolo videro arrivare questi ortaggi viola portati dagli Arabi, che a loro volta la scoprirono in India: come prima tappa arrivarono in Sicilia. Ecco quindi eliminata la possibile origine parmense. In siciliano “parmiciana” è l’insieme delle assi di legno che compongono una persiana: ecco quindi spiegata il modo di disporre le fettine di melanzana. A “parmiciana”, appunto.

Il nome potrebbe anche derivare da “petronciana”, il termine con cui veniva chiamata la melanzana all’epoca. Ne parla anche l’Artusi citando il vero significato della parola: “mela insana”. In effetti tutto ciò che all’epoca era commestibile ma era caratterizzato da un colore scuro, nero o viola, poteva esser attribuito a un cibo del peccato o del demonio.

Sicuramente dopo qualche spifferata da parte di qualche greco sul modo di cottura e composizione del piatto a imitazione della Moussakà, troviamo la prima testimonianza storica sulla parmigiana nel Cuoco galante (1733) di Vincenzo Corrado, cuoco pugliese al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700. Corrado, tuttavia, nella sua ricetta utilizza le zucchine anziché le melanzane, fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro e poi ripassate in forno. Assai più simile alla ricetta odierna quella descritta nel 1839 da Ippolito Cavalcanti nella sua Cusina casarinola co la lengua napolitana: “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata

Questa ricetta ebbe così tanto successo che risalì la penisola passando per Napoli, patria del fritto e di tutte queste golosità, dove venne arricchita da mozzarella. Arrivò fino a Parma dove il locale parmigiano reggiano sostituì il meridionale pecorino. Proprio nel XVII secolo con il termine “cucinare alla maniera dei Parmigiani” o “cucinare a parmigiana” si indicava il modo di cucinare le verdure a strati.

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Oggi numerose versioni arricchiscono il modo di cucinare la parmigiana. Con pomodoro fresco al posto della passata, con mozzarella o altri formaggi a pasta semi molle, arricchita da prosciutto o altro ben di Dio. La mia versione a torretta, preparata con le melanzane lunghe, è un’ottima idea per gli antipasti estivi, da profumare con il basilico del balcone e ideale da consumare tiepida sul terrazzo con gli amici assieme a un fresco calice di vino bianco del sud. In collaborazione con Ricette della Nonna potete trovare la mia versione cliccando {qui}.

Sogliola al limone, piselli e salsa verde

Pesce grasso o pesce magro? In qualsiasi tipo di preparazione, fritto, al vapore, al cortoccio, al forno, rosolato… qualsiasi tipo di pesce fa sempre bene alla salute!

In base al diverso apporto di grassi, i pesce si distinguono in:

  • pesci magri o pesci “bianchi” come la spigola, il luccio, il merluzzo, l’orata, la rana pescatrice, il merlano, la razza, la sogliola, la platessa, la trota … Il loro contenuto di grassi non supera l’ 1% ma i pesci di questa categoria hanno un elevato apporto proteico.
  • pesci grassi o pesci “azzurri” come l’aringa, l’anguilla, il tonno, il salmone, e il pesci semi grassi come le sardine, il rombo, le acciughe, gli sgombri e il pesce spada. Queste tipologie hanno un contenuto di grassi che va dal 5% al 15% e sono ricchi di omega 3.

Oggi dal pescivendolo ho trovato dei deliziosi e delicati filetti di sogliola. Ho deciso di accompagnarli con dei piselli primavera e una gustosa salsa verde alle erbe aromatiche.

Sogliola al limone, piselli e salsa verde

Ingredienti per 4 persone

4 filetti di sogliola grandi (o 8 piccoli), 4 fettine di pancetta affumicata affettata sottile, 400 g di piselli primavera surgelati o freschi, 2 piccoli cipollotti o 2 scalogni, 50 g di burro, succo e scorza di 1/2 limone, 3 cucchiai di farina, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per la salsa: 50 g di prezzemolo fresco, 50 g di basilico fresco, 100 ml d’olio extravergine di oliva, 1 cucchiaino di senape, un piccolo spicchio d’aglio (facoltativo), 2 filetti d’acciuga tritati, sale e pepe.

Se non riuscite a trovare i filetti di sogliola, i filetti di platessa vanno comunque bene. Se sono piccolini, calcolate 2 a testa.

Procedimento

Preparate per prima la salsa: spezzettate con le mani il prezzemolo e il basilico. Versateli nella brocca di un frullatore (o di un frullatore a immersione), aggiungete l’aglio tritato al coltello, la senape, l’olio, le acciughe spezzettate, sale e pepe. Frullate il tutto fino ad ottenere un’emulsione.

Sciacquate i piselli sotto l’acqua corrente e versateli in una pentola. Tritate grossolanamente i cipollotti (o gli scalogni) e aggiungeteli ai piselli. Versate dell’acqua fino a raggiungere un dito al di sopra dei piselli e portate a ebollizione. Fate cuocere il tutto fino a quando l’acqua non sarà evaporata e i piselli cotti. Versate quindi 1 cucchiaio d’olio d’oliva, regolate di sale e pepe e fateli leggermente insaporire a fuoco medio. Teneteli al caldo.

Lavate ed asciugate i filetti di sogliola o di platessa. Infarinateli con la farina e scuoteteli bene per eliminare la farina in eccesso. Scaldate una padella e fate fondere il burro assieme a 2 cucchiai d’olio. Adagiate i filetti di pesce e rosolateli pochi minuti per lato a fuoco alto. Sfumate con il succo di limone, insaporite con la scorza, poco sale e pepe. Rosolate nella stessa padella anche le fettine di pancetta.

Impiattate i filetti di sogliola al limone con un po’ del loro sughino. Suddividete i piselli nei piatti, le fettine croccanti di pancetta e condite in tutto con qualche cucchiaiata di salsa verde.

Polpette di trota e patate al forno

Una polpetta tira l’altra e alla loro forma tondeggiante così perfetta non si può dir di no. Le polpette sono un simpatico modo alternativo di mangiare carne, pesce o verdure a patto che il loro metodo di cottura sia sano e non siano intrise d’olio, unte e bisunte. Per questo prediligo quindi le cotture al forno o in padella con pochi grassi ma lo stesso gustose e con una golosa crosticina esterna.

Oggi le ho provate con la trota salmonata e le patate. Con queste dosi si sfamano tranquillamente 3 – 4 persone. La cottura al forno è una furbata. Vi assicuro che l’impanatura esterna non sarà secca ma croccante e gustosa… Provare per credere!

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Polpette di trota e patate al forno

Ingredienti per circa 25 polpette

Per le polpette: 300 g di trota salmonata in filetto, 150 – 200 g di patate a pasta gialla, 1 uovo, 2 cucchiai di pangrattato, mezzo porro, 2 cucchiai di parmigiano, sale, pepe, olio d’oliva.

Per l’impanatura: 3 fette di pane in cassetta, 3 cucchiai di pangrattato secco, 3 cucchiai d’olio di semi di girasole o d’oliva più un po’, 1 uovo sbattuto, 2 cucchiai di farina 00.

Che pesce utilizzare al posto della trota salmonata? Qualsiasi pesce vi piaccia! Vi consiglio il salmone in filetto, il merluzzo o il baccalà dissalato. Naturalmente ricordatevi di eliminare tutte le lische!

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Procedimento

Prendete i filetti di trota e sciacquateli bene sotto l’acqua fredda. Privateli di eventuali lische servendovi di un’apposita pinzetta. Cuocete i filetti di trota al vapore e lasciateli poi raffreddare bene. Eliminate la pelle ed eventuali parti da scartare. Schiacciate la polpa del pesce con una forchetta, salatela e pepatela leggermente e tenetela da parte.

Pelate le patate, riducetele a tocchetti e cuocetele a vapore. Nel frattempo mondate, lavate e tritate il porro. Stufatelo in padella con 1 cucchiaio d’olio d’oliva, sale e pepe. Una volta morbido, unitelo alla trota.

Quando le patate saranno ben cotte, pressatele con lo schiacciapatate e radunate la purea in una ciotola capiente. Versate la trota e il porro, il parmigiano grattugiato, il pan grattato e l’uovo. Impastate il tutto con una forchetta, regolate di sale e pepe. Se volete potete aromatizzare il composto con un po’ di scorza di limone e un cucchiaio di prezzemolo fresco tritato. Riponete il composto a riposare e rassodare in frigorifero per almeno 2 ore. In questo modo potrete arrotolare le polpette con più facilità.

Radunate nel mixer il pane in cassetta spezzettato, il pan grattato, l’olio e frullate bene il tutto.

Trascorse le due ore di riposo estraete la ciotola con il composto per le polpette dal frigorifero e scaldate il forno a 200° C.

Aiutandovi con un cucchiaio, prelevate delle porzioni di composto, arrotolatele tra le mani e posizionatele su un piatto. Una volta pronte le polpettine, spolveratele di farina aiutandovi setacciandola con un colino: in questo modo si infarineranno solo leggermente. Passatele poi una per una nell’uovo sbattuto e nel composto di pane e olio frullati. Pressate bene le polpettine tra le mani in modo che la impanatura aderisca bene.

Rivestite una teglia con un foglio di carta forno e spennellatela con un goccio d’olio di semi. Disponete le polpettine ben distanziate, infornatele e cuocetele in forno ventilato per almeno 30 minuti.

Quando saranno diventate croccanti e dorate, lasciatele riposare un paio di minuti nel forno spento prima di servirle. Sono ottime tiepide o fredde, servite come piatto unico accompagnato da una fresca insalata o come sanck d’aperitivo.

 

 

Fagioli con le cotiche

Sembra che questa ricetta provenga dal Lazio ma in verità, i fagioli con le cotiche, sono un piatto povero e allo stesso tempo sostanzioso comune in tutta Italia, sopratutto al centro (in Umbria, Marche e Toscana). Al nord ritroviamo i fagioli grassi (feseuj grass) piemontesi oppure qui in Friuli la mignestre misturade: entrambi le preparazioni più o meno brodose prevedono tra gli ingredienti i fagioli e le verdure dell’orto resi più succulenti da pezzetti di cotiche, trippa e piccoli “avanzi” di insaccati come cotechino, saguinaccio e ossa di prosciutto per insaporire il tutto. Al giorno d’oggi potremo paragonare questi piatti alla famosa padellata di legumi divorata da Terence Hill nel film “Lo chiamavano Trinità“.

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Questo piatto così calorico di certo non rimanda ai canoni salutistici moderni ma per molti è un ritorno ai vecchi sapori d’infanzia. Le cotiche, un tempo più popolari sul mercato, ancor oggi, su richiesta, sono reperibili dal macellaio che, molto probabilmente, regala queste parti meno nobili del maiale. Si tratta del famoso “Quinto Quarto” del maiale, uno dei pezzi meno pregiati, ma che normalmente troviamo negli insaccati consumati durante le feste natalizie – vedi cotechini e zamponi – e che un tempo venivano dati ai lavoranti dei macelli assieme alla paga e qualche frattaglia.

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Siete nostalgici di questi sapori? In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, troverete la mia versione cliccando {qui}.

Tajine di kefta, ceci e verdure speziate

La tajine è un piatto, una pentola ma io direi anche una filosofia. Si tratta della nonna maghrebina, antenata delle pentole in ghisa o in ceramica adatte a lunghe cotture. La tajine tradizionale, fatta in terracotta, è utile per tutte le preparazioni che richiedono una cottura dolce per concentrare al massimo gli aromi. Al suo interno si possono cucinare svariate pietanze (carne, pesce, verdure, uova) con pochi grassi ma con tanto sapore.

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Qui di seguito vi riporto un vademecum per l’utilizzo e il mantenimento di una tajine di terracotta. In commercio se ne trovano di tutte le forme e di tutti i materiali ma la migliore, a mio avviso, è questa: tradizionale con materiale al 100% naturale. Le tajine grezze di terracotta le trovate nei negozi arabi o etnici (la mia è costata solo 12 euro!) ma assicuratevi che si internamente smaltata.

Se avete una tajine tradizionale di terracotta, prima del suo primo utilizzo, lasciatela in ammollo in acqua e aceto per almeno 24 ore. Poi sciacquatela e fatela asciugare a temperatura ambiente. La maggior parte delle tajine di terracotta sono smaltate internamente e non necessitano di esser unte.

La tajine si presta a una cottura a fuoco lento o moderato, non troppo forte, al fine di non danneggiare la terracotta e per far sì che la cottura rilasci tutti i suoi sapori. Inoltre questa pentola “detesta” gli choc termici: non è adatta ad esser messa vuota sul fuoco, nè a ricevere acqua fredda durante la preparazione. Inoltre, una volta pronto il pasto al suo interno, non è consigliato riporla su una superficie fredda (ad esempio di marmo): meglio adagiarla su un tagliare di legno.

Per pulire le tajine di terracotta, vi raccomando di non utilizzare detergenti per piatti. Io di solito sciolgo una punta di bicarbonato in abbondante acqua tiepida e la lascio in ammollo un paio di ore. Poi la pulisco accuratamente con una spugna e la lascio sgocciolare e asciugare bene. Secondo la tradizione marocchina, per eliminare eventuali residui di cibo attaccati sul fondo, si consiglia di far bollire poco latte nella pentola e lasciarlo raffreddare e riposare.

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Veniamo quindi al piatto: non me le vogliano le mie care amiche maghrebine che, tirandomi le orecchie mi direbbero “con i kefta non ci vanno i ceci!” ma a me l’abbinamento mi piace assai. I kefta (chiamati anche kofta) sono delle polpette di carni miste speziate, che si possono cucinare alla griglia infilzate su degli spiedini oppure stufate nella tajine. Nella mia versione il macinato di manzo è arricchito da macinato di agnello (possibilmente halal secondo la tradizione maghrebina) e di vitello.

Tajine di kefta, ceci e verdure speziate

Ingredienti per 4 persone (tajine dal diametro di 26 – 28 cm)

Per i kefta: 300 g di macinato di manzo, 100 g di macinato di vitello, 100 g di macinato d’agnello o montone halal, 1 uovo, 1 cucchiaio colmo di prezzemolo tritato finemente, 1 cucchiaino scarso di cumino in polvere, 1 cucchiaino di paprika dolce, sale e pepe.

Per le verdure: 200 g di polpa di pomodoro fresca, 10 cipolline piccole tipo borettane, 400 g di ceci cotti in scatola, mezzo peperone rosso, mezzo peperone giallo, 1 carota, 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 cucchiaino di paprika, mezzo cucchiaino di curcuma, mezzo cucchiaino di zenzero in polvere, 1 cucchiaio di prezzemolo, 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 60 ml d’acqua, sale e pepe.

Se non vi piace la carne di agnello o di montone, potete sostituirla con lo stesso peso di manzo o agnello macinato. Se vi piace, alle verdure potete aggiungere uno spicchio d’aglio tritato finemente.

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Procedimento

Preparate le polpettine: versate le carni macinate, le spezie e l’uovo in una ciotola. Aggiungete il prezzemolo, sale e pepe. Impastate in tutto e formate delle palline dalla forma allungata.

A parte affettate i peperoni e le carote a listarelle non troppo fini. Tagliate in 4 le cipolline e sciacquate i ceci sotto acqua corrente. Versate tutte le verdure e la polpa di pomodoro nella tajine. Condite con sale, pepe e 1 cucchiaio d’olio. A parte preparate la salsa alle spezie: versate il una ciotola il prezzemolo tritato, le spezie, 1 cucchiaio d’olio d’oliva ed emulsionate il tutto. Versate la salsa sopra la verdure e adagiate infine le polpettine a raggiera.

Posizionate la tajine su un fornello e accendete il fuoco al minimo. Fate cuocere il tutto per 30 -40 minuti. Poi portate la tajine a tavola e servite il pasto accompagnando il tutto da qualche cucchiaiata di cous cous.

Parmigiana veloce di zucchine

É la stagione ideale per cucinare zucchine, peperoni e melanzane… e perchè non farlo infornando una gustosa parmigiana?

La preparazione è facilissima e velocissima. Poi basta infornare, dimenticarsi la parmigiana per una quarantina di minuti e, una volta cotta, sfornarla e lasciarla intiepidire a temperatura ambiente. Leggera, veloce e d’effetto… io me la porterei perfino come spuntino in spiaggia!

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La parmigiana nasce nel XIX secolo, e come tutti ben sanno, la versione classica prevede melanzane fritte, una corposa salsa di pomodoro e strati di formaggio (preferibilmente provola e pecorino ma anche cacciocavallo, parmigiano, scamorza o treccia di mozzarella). Di origine siciliana o napoletana, ancora non si sa ben il luogo di nascita, ma questo piatto ben presto si diffuse su tutta la penisola.

Le rivisitazioni più moderne la vedono con la sostituzione delle melanzane con altre verdure: zucchine, peperoni, zucca, con pomodoro, senza pomodoro, in bianco, con prosciutto cotto, senza prosciutto cotto. Tra le mille varianti, la parmigiana rimane quel “comfort food” che sa di casa, che nonne o mamme ci preparavano da piccoli, per farci mangiare le verdure, e da grandi per coccolarci, da spiluccare anche a mezzanotte in un attacco di fame improvviso, magari in pigiama davanti al frigo.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, troverete la mia versione gustosissima cliccando {qui}.

Crocchette di miglio e zucchine al forno (senza glutine)

Il miglio è un non- cereale antico, privo di glutine e ricco di nutrienti. Negli ultimi anni è diventato un seme molto apprezzato in quanto contiene molte fibre, rame,proteine e vitamine del gruppo B.

É un alimento molto versatile: la farina può esser utilizzata per dei gustosi biscotti, pancakes e frittelle, mentre i semi posso venir consumati in gustose zuppe invernali,sgranati a mo’di cous cous per gustose insalate estive o mescolati a verdure per creare delle golose crocchette, ideali per grandi e piccini.

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Crocchette di miglio e zucchine al forno

Ingredienti per 10 – 12 crocchette

100 g di miglio BIO, 200 ml d’acqua, 2 piccoli scalogni, 1 grossa zucchina, una manciata di prezzemolo, 1 uovo intero, mezzo cucchiaino di curry in polvere, 2 cucchiai di parmigiano, olio extravergine d’oliva sale e pepe.

Ho imparato a cucinare il miglio con lo stesso metodo che utilizzo per cucinare il riso basmati. Seguite tutti i punti della preparazione per ottenere un miglio ben sgranato e completamente asciutto.

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Procedimento

Riponete il miglio in una ciotola e copritelo con dell’acqua fresca. Lasciatelo in ammollo per almeno 30 minuti. Poi scolatelo bene.

A parte portate a ebollizione l’acqua. Potete alternativamente utilizzare un brodo leggero di verdure.

In un altra pentola, possibilmente antiaderente, versate il miglio e tostatelo a fuoco alto fino a quando non si sarà asciugato. Versate i 200 ml d’acqua bollente, abbassate la fiamma e coprite subito.  Cuocete il miglio a fuoco bassissimo per 15 minuti. Poi chiudete la fiamma e lasciatelo coperto  per almeno 5 minuti. Trascorso questo tempo, scoperchiatelo e sgranatelo  con una forchetta. Trasferitelo su un piatto e lasciatelo raffreddare.

Grattugiate la zucchina e spremetela bene tra le mani in modo da far fuoriuscire l’acqua di vegetazione. Riponetela in una ciotola assieme al miglio raffreddato. Tritate finemente i due scalogni assieme al prezzemolo e aggiungetelo al composto. Insaporite con sale, pepe, un pizzico di curry e parmigiano. Mescolate, sgusciate l’uovo e amalgamate bene il tutto. Riponete a rassodare il frigorifero per almeno 20 minuti.

Scaldate il forno a 200° C.

Rivestite con la carta forno una teglia e spennellatela con poco olio d’oliva.

Servendovi di un coppa pasta tondo o di una formina per biscotti, formate le crocchette pressandole bene con il dorso di un cucchiaio. Riponetele sulla teglia e spennellatele con l’olio.

Infornatele e cuocetele per 20 minuti, rigirandole 2 -3 volte fino a quando non saranno diventate dorate e croccanti.

Servitele calde o tiepide assieme alla gustosa salsa tzatziki.

Frico agli asparagi

C’è chi lo preferisce croccante, chi con le patate e tanta cipolla, chi solo con le patate, chi soffiato a palla. Il frico, goloso tortino di patate e formaggi, è il piatto tipico di noi friulani e … posto che vai, frico che trovi. Le varianti di preparazione, nonostante abbia solo pochi e semplici ingredienti (patate, formaggi e in alcuni casi cipolla), sono davvero moltissime.

Gli ingredienti base – formaggi e patate – devono però esser rigorosamente locali, e lì non ci piove:

  • le patate non sono tutte uguali, ci sono patate e patate. Le migliori per il frico sono la varietà Kennebeck, coltivate in molte zone del Friuli ma soprattuto nel comune di Gòdia. Conosciutissima è infatti la Patata di Godia.  Quello che rende queste patate sono innanzitutto i terreni dove vengono coltivate, che anticamente costituivano il letto del torrente Torre. Ciò ha permesso a questi campi di essere caratterizzati da un pH leggermente acido e da una buona percentuale di ferro. In secondo luogo il microclima favorisce una crescita ottimale del tubero. Questa combinazione di condizioni rende la zona particolarmente adatta alla coltivazione di questo tubero.
  • la scelta dei formaggi, perchè per il frigo non ne basta solo una tipologia. Anticamente il frico era una pietanza povera che però dava “sostanza” per i suoi ingredienti. I formaggi utilizzati erano quelli che noi potremmo chiamare gli avanzi del frigo, ovvero avanzi di formaggi di varie stagionature. Oggi noi friulani ben sappiamo che per cucinare un frico a regola d’arte dobbiamo procurarci almeno 3 stragionature di formaggi, necessari per dare sapore, morbidezza e croccantezza esterna: una formaggio molto fresco di almeno 2 mesi, un formaggio stagionato di almeno 6 mesi e un formaggio stravecchio di oltre un anno. Sapientemente grattugiati o ridotti a piccoli pezzi… e per dare un tocco di profumo, una grattata di ricotta affumicata.

L’aggiunta della cipolla invece è facoltativa. Negli ultimi tempi la ricetta del frico si è evoluta e, oltre alle patate, ha visto l’aggiunta nella ricetta anche di altri prodotti orticoli stagionali: zucca, radicchio, erbe aromatiche e perfino mele. La mia versione primaverile invece ve la propongo con gli ultimi asparagi verdi della stagione.

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Frico agli asparagi

Ingredienti per 4 persone

400 g di patate, 150 g di formaggio di media stagionatura, 100 g di formaggio fresco, 50 g di formaggio stravecchio, 50 g di ricotta affumicata molto asciutta, 200 g di asparagi verdi, 1 cipolla, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Per un frico per 4 persone, procuratevi una padella antiaderente larga almeno 24 cm.

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Procedimento

Pelate le patate, riducetele a cubetti e lessatele in abbondante acqua leggermente salata fino a quando non saranno tenere.

A parte tagliate la cipolla a listarelle sottili. Mondate gli asparagi e tagliateli a rondelle. Scaldate 2 cucchiai d’olio in una padella, versate la cipolla, agli asparagi verdi e stufateli dolcemente a fuoco basso, coprendo il tutto con un coperchio. Cuoceteli fino a quando non si saranno inteneriti. Salate e pepate.

Nel frattempo, grattugiate con una grattugia a fori grossi i formaggi e mescolateli.

Versate le patate a dadini nella padella dove avrete cotto la cipolla assieme agli asparagi e schiacciate il tutto grossolanamente con una forchetta. Aggiungete i formaggi e mescolate.

Alzate il fuoco, appiattite il tutto con un mestolo a mò di tortino e lasciate che nella parte inferiore del frico di formi una bella crosticina. Scuotetelo di tanto in tanto in modo che non si attacchi. Giratelo spesso servendovi o di un piatto o di un coperchio.

Il frico sarà pronto dopo circa 20 minuti di cottura. Entrami i lati del tortino dovranno esser dorati e croccanti. Trasferite il frico su un piatto da portata e servitelo subito, accompagnandolo da fette di polenta abbrustolita.

 

Polpettone di patate e fagiolini alla genovese

La stagione calda si avvicina e il profumo delle piante aromatiche del mio giardino riempie l’aria: maggiorana, origano, dragoncello, un paio di piantine di timo, basilico di ogni sorta e grandi vasi pieni di salvia, menta, sedano e prezzemolo.

Stagione estiva per me significa anche più giorni “meat-less” ovvero senza carne e questo polpettone fa al caso mio.

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Lo “Sciattamàiu” è una sorta di tortino a base di patate e fagiolini verdi, insaporito da formaggio grattugiato e impreziosito da una golosa crosticina di pan grattato. Lo si può preparare sia in uno stampo quadrato che tondo, ed è ottimo servito tiepido o a temperatura ambiente. Nel dialetto genovese, “Sciattamàiu” significa letteralmente “schiatta marito” perchè le care mogli genovesi lo preparavano spesso ai loro consorti e dovevano ben badare che non fosse mangiato a “sciattapansa”, con ingordigia.

La ricetta base è facilissima e secondo me, ben si presta a esser personalizzata come più vi piace: profumate l’impasto del polpettone con le erbe aromatiche del vostro giardino, insaporite le patate con qualche cucchiaiata di pesto, oppure sostituite i fagiolini con piselli lessati o fave.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete trovare questa deliziosa ricetta “schiatta mariti” cliccando {qui}.

Pancake alla coreana con gamberi e cipollotti

I sapori forti e freschi, e la commistione tra dolce, saporito, piccante e salato, tipica della cucina asiatica mi ha sempre appassionato. Tempo fa acquistai a Londra una copia della famosissima rivista inglese di cucina Good Food e restai affascinata da questo goloso e soffice pancake salato alla coreana.

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Pancake alla coreana con gamberi e cipollotti

Ingredienti per 2 persone

75 g di farina 00, un pizzico di peperoncino, 1 uovo, un pizzico d’aglio in polvere (facoltativo), 1 cucchiaio d’olio di semi di sesamo o neutro, 4 cipollotti oppure 1 piccolo porro, 100 g di gamberi già cotti e sgusciati, 1 cucchiaino di salsa si soia, salsa dolce ai peperoncini per accompagnare, sale e pepe.

Per una versione senza glutine sostituite al farina 00 con 40 g di farina di riso integrale e 1 cucchiaio di maizena setacciata. Preparate la pastella almeno 1 ora prima e lasciatela riposare a temperatura ambiente.

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Procedimento

In una ciotola mescolate la farina assieme al peperoncino e all’aglio in polvere. Aggiungete 100 ml d’acqua, 1 cucchiaino di salsa di soia e l’uovo sgusciato. Sbattete bene il tutto con una forchetta e lasciate riposare.

Affettate finemente i cipollotti (o i porri) e mescolateli in una ciotola assieme ai gamberetti già cotti e sgusciati. Salate e pepate leggermente il tutto e mescolate.

Scaldate l’olio in una larga padella, versate i cipollotti e i gamberi e fateli cuocere per 1 minuto. Aggiungete poi l’impasto del pancake, abassate il fuoco e coprite con un coperchio. Cuocete per 3 minuti, poi rigirate il pancake e cuocetelo anche sull’altro lato.

Una volta cotto, tagliate il pancake alla coreana a fette e servitelo cosparso con la salsa di peperoncini rossi e semini di sesamo.

Burek alla feta con timo e miele

Il burek, chiamato anche börek o lakror, è uno dei piatti e dei sapori tradizionali della gastronomia turca diffuso anche nei Paesi balcanici a seguito dell’espansione ottomana. Lo assaggiai tempo fa in Croazia a Zadar e quest’inverno a Lubiana: è stato amore a prima vista… anzi, al primo morso!

L’ingrediente principale del burek è una pasta sottilissima, la pasta fillo, mentre i ripieni possono esser svariati: in Grecia la variante senza carne viene fatta col formaggio feta e gli spinaci, arrotolata e messa in forno. In Serbia e Bosnia, dove è oramai diventato uno dei piatti nazionali, questa variante viene fatta come una torta di pasta fillo a una decina di strati con solo formaggio non stagionato e tagliata a triangoli. La variante con la carne anche qui dipende da paese a paese. A Zadar, in Croazia, scelsi invece un goloso burek alle mele come spuntino di metà mattina.

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Burek alla feta, timo e miele

Ingredienti per una teglia di 24 cm di diametro

4 fogli di pasta fillo, 1 panetto di feta greca da 200 – 250 g, 20 g di burro fuso, 3 rametti di timo, 1 cucchiaino di semi di sesamo, miele.

Se volete cimentarvi nella preparazione della pasta fillo, potete trovare la mia ricetta {qui}. Il procedimento non è difficile ed è facilitato maggiormente se possedete una macchina per tirare la pasta. Per la ricetta  del burek vi servirà solo mezza dose.

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Preparate mezza dose di pasta fillo secondo questa mia {ricetta}, dimezzando tutti gli ingredienti e seguendo tutti i passaggi. Otterrete 4 lunghe strisce di pasta, molto sottili lunghe circa 50 cm. Tagliatele a metà nel senso dell’altezza  e sovrapponetele due a due.

Sbriciolate grossolanamente la feta con le mani in una ciotola e mescolatela alle foglioline di timo fresche. Suddividetela nella metà inferiore delle strisce di pasta fillo e arrotolatele ben strette. Otterrete quindi 4 lunghi serpentelli di pasta fillo ripiena di feta.

Rivestite una tortiera bassa con della carta forno. Incominciate a formare il burek attorcigliando a chiocciola il primo serpentello. Continua aggiungendo un altro serpentello vicino al termine del precedente. Nella foto qua sopra potete vedere il burek al termine dell’attorcigliamento.

Scaldate il forno a 180°C ventilato.

Fate fondere il burro e spennellate bene il burek. Spolveratelo con semi di sesamo e infornate a forno caldo. Cuocete per almeno 30 minuti fino a doratura.

Una volta cotto, lasciatelo intiepidire 5 minuti a temperatura ambiente. Poi tagliatelo a fette e servitelo cosparso di miele.

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Polpette di lenticchie al pomodoro

I legumi dovrebbero esser un importante componente del nostro piano alimentare. Sono fonti di proteine, ne contengono quasi il doppio rispetto a carni e cereali, ma di qualità inferiore. L’associazione legumi – cereali (come ad esempio due tipici piatti della tradizione italiana: pasta e ceci o risi e bisi) migliora la qualità proteica.

Le lenticchie sono ricche di ferro e non dovrebbero esser consumate solo nei periodi natalizi e durante capodanno! Dovrebbero diventare un alimento importante da consumare durante tutto l’anno. Ricordatevi però l’importanza dell’abbinamento con un cereale: che ne dite di queste deliziose polpette al pomodoro, accompagnate da dei croccanti crostoni di pane tostato?

Polpette di lenticchie al pomodoro

Polpette di lenticchie al pomodoro

Ingredienti per 4 persone

125 g di lenticchie secche umbre o varietà beluga, 1 foglia d’alloro, mezzo porro, una piccola carota, mezza costa di sedano, 1 spicchio d’aglio, un rametto di timo, un pizzico di peperoncino, un pizzico di origano secco, una tazzina da caffè di vino rosso, 1 rosso d’uovo, un cucchiaio di prezzemolo tritato, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato, 20 g di pane in cassetta, 30 g di pangrattato, 20 g di nocciole, olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Esistono numerose varietà di lenticchie! Per questa ricetta vi consiglio le lenticchie umbre, quelle marroncine e piccoline oppure le lenticchie nere chiamate anche beluga. Io ho fatto un mix delle due. Entrambi non necessitano di ammollo.

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Procedimento

Sciacquate le lenticchie sotto l’acqua corrente e lessatele in abbondante acqua salata. Una volta cotte, scolatele bene.

Tritate finemente il porro assieme alla carota e al sedano. Scaldate in una pentola 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva assieme allo spichio d’aglio in camicia. Aggiungete il sedano, il porro, la carota, le lenticchie, l’alloro, l’origano secco e le foglie di timo. Stufate il tutto per 5 minuti. Insaporite con un po’ di sale e peperoncino.Sfumate con il vino rosso. Lasciate evaporare e poi spegnete il fuoco. Fate raffreddare bene. Eliminate l’aglio.

Radunate il pan grattato, il pane in cassetta e la granella di nocciole in un mixer e frullate il tutto.

Schiacciate il composto di verdure e lenticchie con una forchetta. Unite il rosso d’uovo, il prezzemolo e metà del trito di pane e nocciole. Impastate bene il tutto e formate le polpette. Passatele nella metà del trito di pane e nocciole che avete tenuto da parte.

Scaldate il forno a 200°C.

Rivestite con un foglio di carta forno una teglia. Disponete le polpette e irroratele con un filo d’olio. Infornate a forno caldo e cuocetele per 20 minuti.

Nel frattempo preparate la salsa di pomodoro: cuocetela in una pentola assieme a un cucchiaio d’olio, qualche foglia di basilico fresco, sale e pepe. Fate asciugare un po’ il sugo.

Quando le polpette saranno cotte, tuffatele nel pomodoro e lasciatele cuocere un paio di minuti. Servitele subito accompagnandole con la salsa e con crostoni di pane tostato.