Pane ai semi di chia per la colazione

Da quasi un anno sono chia dipendente. Mi piacciono moltissimo questi semini ricchi di proprietà salutari e ottimi se consumati a colazione. Come i semi di lino, sono ottimi se consumati a colazione: nello yogurt, assieme al müesli, negli smoothies oppure aggiunti nell’impasto di plum cake, torte e budini. Macinati e posti a contatto con un liquido, diventano mucillaginosi e sono un utile sostituto alle uova in alcune preparazioni.

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I semi di chia provengono da una specie vegetale denominata Salvia hispanica, molto diffusa in Messico, Bolivia e la sua raccolta è appoggiata dal commercio equo e solidale. Questi semi possiedono proprietà nutrizionali degne di essere conosciute. A stupire è soprattutto il loro contenuto di calcio e la presenza particolarmente bilanciata all’interno di essi di acidi grassi essenziali omega3 e omega6.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, per scoprire questa gustosa ricetta cliccate {qui}.

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Parmigiana estiva di melanzane, pomodorini e ricotta salata

La parmigiana di melanzane è l’emblema dell’italianità, è il piatto più conosciuto e consumato dello stivale e quello che si presta numerose varianti e, naturalmente, alleggerimenti della ricetta. Numerose regioni si contendono l’origine della ricetta e il vero nome: “Parmigiana di melanzane” o “Melanzane alla parmigiana”? Da qui inizia il battibecco tra la Sicilia, Parma e Napoli.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata 2

Risalgo quindi all’arrivo della materia prima: la melanzana. Non immagino i fruttivendoli dell’epoca quando nel XV secolo videro arrivare questi ortaggi viola portati dagli Arabi, che a loro volta la scoprirono in India: come prima tappa arrivarono in Sicilia. Ecco quindi eliminata la possibile origine parmense. In siciliano “parmiciana” è l’insieme delle assi di legno che compongono una persiana: ecco quindi spiegata il modo di disporre le fettine di melanzana. A “parmiciana”, appunto.

Il nome potrebbe anche derivare da “petronciana”, il termine con cui veniva chiamata la melanzana all’epoca. Ne parla anche l’Artusi citando il vero significato della parola: “mela insana”. In effetti tutto ciò che all’epoca era commestibile ma era caratterizzato da un colore scuro, nero o viola, poteva esser attribuito a un cibo del peccato o del demonio.

Sicuramente dopo qualche spifferata da parte di qualche greco sul modo di cottura e composizione del piatto a imitazione della Moussakà, troviamo la prima testimonianza storica sulla parmigiana nel Cuoco galante (1733) di Vincenzo Corrado, cuoco pugliese al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700. Corrado, tuttavia, nella sua ricetta utilizza le zucchine anziché le melanzane, fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro e poi ripassate in forno. Assai più simile alla ricetta odierna quella descritta nel 1839 da Ippolito Cavalcanti nella sua Cusina casarinola co la lengua napolitana: “E farai friggere le melanzane e poi le disporrai in una teglia a strato a strato con il formaggio, basilico e brodo di stufato o con salsa di pomodoro e coperte le farai stufare”.

Parmigiana estiva di melanzane e ricotta salata

Questa ricetta ebbe così tanto successo che risalì la penisola passando per Napoli, patria del fritto e di tutte queste golosità, dove venne arricchita da mozzarella. Arrivò fino a Parma dove il locale parmigiano reggiano sostituì il meridionale pecorino. Proprio nel XVII secolo con il termine “cucinare alla maniera dei Parmigiani” o “cucinare a parmigiana” si indicava il modo di cucinare le verdure a strati.

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Oggi numerose versioni arricchiscono il modo di cucinare la parmigiana. Con pomodoro fresco al posto della passata, con mozzarella o altri formaggi a pasta semi molle, arricchita da prosciutto o altro ben di Dio. La mia versione a torretta, preparata con le melanzane lunghe, è un’ottima idea per gli antipasti estivi, da profumare con il basilico del balcone e ideale da consumare tiepida sul terrazzo con gli amici assieme a un fresco calice di vino bianco del sud. In collaborazione con Ricette della Nonna potete trovare la mia versione cliccando {qui}.

Focaccia sofficissima senza impasto alle cipolle, funghi e pancetta

Avete mai pensato che senza impastare si potesse lo stesso preparare una focaccia sofficissima? Merito dell’alta idratazione dell’impasto e del lungo riposo. Potete provare questa focaccia sofficissima con qualsiasi farcitura.

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Il metodo senza impasto (No Knead Bread) è un modo innovativo per panificare pizza e focacce e panini rustici senza il minimo sforzo ma sfruttando solo un lungo tempo di lievitazione, una buona farina e l’alta idratazione. Come dico sempre, il segreto è “impastare velocemente pensando ad altro, senza curarsi della forma o dell’amalgama dell’impasto”.

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Questa ricetta trova mille varianti, potete prepararla con le farciture che preferite. In collaborazione con il  sito Ricette della nonna potete trovare la mia ricetta cliccando {qui}.

Panini soffici al sesamo

Street food, fast food, hamburger gourmet… la moda americana del cibo “veloce” e senza pretese non è mai tramontata. Negli ultimi anni, la ricerca di ingredienti di qualità, fatti in casa e non procurati nella grande distribuzione, ha portato alla realizzazione di hamburger, rolls, e panini gourmet, interamente perfetti sia nella realizzazione che nella scelta degli ingredienti, dal pane fatto in casa, all’hamburger di carne locale cotto alla perfezione, alle patatine fritte a puntino.

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Il pane -si sa- si riconosce al primo morso se è fatto in casa oppure se si tratta di un prodotto confezionato. Home made ha in se quel gusto leggero e quella golosa fragranza. I burger buns, ovvero i classici panini al sesamo, sono uno dei miei cavalli di battaglia nella preparazione di tutti i componenti necessari per un barbecue tra amici, il pass-par-tout in cui dentro puoi adagiarci un hamburger, una fettina di manzo ai ferri oppure del pesce succulento e croccante. Sono veloci e facili da preparare.

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In vista della vostra prossima grigliata, in collaborazione con Ricette della Nonna, vi consiglio di cliccare {qui} per segnarvi subito la ricetta.

Pennette al pesto di tarassaco

Questo è il miglior momento per raccogliere le foglie di tarassaco, depurativo naturale e buon alleato di fegato e reni. A casa mia le talis o lis lidrichesis di solito vengono accuratamente lavate e poi sbollentate per esser gustate condite con olio, aceto, sale e pepe oppure, la soluzione migliore è il consumo a crudo in insalata. La ricetta tradizionale è molto semplice: si fa fondere a fuoco basso del lardo pestato fatto sciogliere, lo si sfuma con l’aceto e si versa questo intingolo bollente direttamente sulle foglie di tarassaco, rendendole così più tenere e saporite. Secondo il consiglio del grande chef carnico Gianni Cosetti, l’abbinamento ottimale di questa insalata è con le uova sode. Ma delle talis non solo si utilizzano le foglie. I boccioli possono essere conservati in salamoia o in agrodolce, similmente ai mediterranei capperi.

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Il gusto amaro del dente di leone richiama quello della cicoria. Questa piatta viene infatti anche chiamata cicoria matta, non solo per il sapore, ma anche per la forma frastagliata delle foglie.

Se amate questi sapori forti e genuini, provate a sperimentare la mia ricetta: tramutate queste foglie in un gustoso pesto per condire la pasta (rigorosamente integrale).

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna potete trovare la mie pennette al pesto di tarassaco cliccando {qui}.

Fagioli con le cotiche

Sembra che questa ricetta provenga dal Lazio ma in verità, i fagioli con le cotiche, sono un piatto povero e allo stesso tempo sostanzioso comune in tutta Italia, sopratutto al centro (in Umbria, Marche e Toscana). Al nord ritroviamo i fagioli grassi (feseuj grass) piemontesi oppure qui in Friuli la mignestre misturade: entrambi le preparazioni più o meno brodose prevedono tra gli ingredienti i fagioli e le verdure dell’orto resi più succulenti da pezzetti di cotiche, trippa e piccoli “avanzi” di insaccati come cotechino, saguinaccio e ossa di prosciutto per insaporire il tutto. Al giorno d’oggi potremo paragonare questi piatti alla famosa padellata di legumi divorata da Terence Hill nel film “Lo chiamavano Trinità“.

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Questo piatto così calorico di certo non rimanda ai canoni salutistici moderni ma per molti è un ritorno ai vecchi sapori d’infanzia. Le cotiche, un tempo più popolari sul mercato, ancor oggi, su richiesta, sono reperibili dal macellaio che, molto probabilmente, regala queste parti meno nobili del maiale. Si tratta del famoso “Quinto Quarto” del maiale, uno dei pezzi meno pregiati, ma che normalmente troviamo negli insaccati consumati durante le feste natalizie – vedi cotechini e zamponi – e che un tempo venivano dati ai lavoranti dei macelli assieme alla paga e qualche frattaglia.

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Siete nostalgici di questi sapori? In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, troverete la mia versione cliccando {qui}.

Sorbetto al cioccolato

Arriva l’estate e la voglia di gelati e sorbetti. Ho provato a fare il sorbetto fatto in casa senza gelatiera deliziosamente impreziosito da fave di cacao, senza aggiunta di latte e panna, secondo i consigli del grande David Lebovitz, cuoco, scrittore, blogger e bravissimo gelataio “homemaker” di fama mondiale.

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Avete mai assaggiato una fava di cacao tostata? Nella foto potete vedere le fave di cacao ancora ricoperte dal loro guscio. Dentro giace un scuro seme dal profumo caratteristico e dal sapore amaro e aspro con piccole noti dolciastre che ricorda un po’ il caffè di qualità. Non per altro, all’Università del Caffè di Trieste, servono il nero (espresso) Illy con le fave di cacao tostate.

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La realizzazione del sorbetto al cioccolato è semplicissima. Richiede un po’ di pazienza e di tempo, un po’ di costanza, ma ne vale la bontà del risultato. In collaborazione con la mia cara famiglia di Ricette della nonna potete trovare la ricetta del mio sorbetto cliccando {qui}.

Tonnarelli cacio e pepe

La Cacio e Pepe, per chi si reca a Roma, almeno una volta nella vita, è d’obbligo. È uno dei piatti tipici della tradizionale cucina povera romana, dalla preparazione semplice soltanto in apparenza e con pochi ingredienti selezionati con cura: primo fra tutti il pecorino romano, il cosiddetto Cacio.

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Le origini di qusto primo piatto arrivano all’Agro Romano dove, un tempo, pastori che stavano lontani da casa per diverso tempo portavano con loro del cibo che si conservasse abbastanza a lungo e fosse anche gustoso e nutriente. In questo caso: pasta secca, pepe e formaggio di pecora stagionato. Già nel 1700 la pasta condita semplicemente con del formaggio era diffusa in buona parte d’Italia e in “Viaggio in Italia”,  Goethe accenna:

” … i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento … “

Non dimentichiamoci certo dei Tonnarelli, spaghetti grossi e quadrati, ricavati facendo passare la sfoglia di pasta attraverso la chitarra oppure tagliati con un apposito mattarello rigato.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete la mia ricetta di questo gustoso piatto cliccando {qui}.

Polpettone di patate e fagiolini alla genovese

La stagione calda si avvicina e il profumo delle piante aromatiche del mio giardino riempie l’aria: maggiorana, origano, dragoncello, un paio di piantine di timo, basilico di ogni sorta e grandi vasi pieni di salvia, menta, sedano e prezzemolo.

Stagione estiva per me significa anche più giorni “meat-less” ovvero senza carne e questo polpettone fa al caso mio.

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Lo “Sciattamàiu” è una sorta di tortino a base di patate e fagiolini verdi, insaporito da formaggio grattugiato e impreziosito da una golosa crosticina di pan grattato. Lo si può preparare sia in uno stampo quadrato che tondo, ed è ottimo servito tiepido o a temperatura ambiente. Nel dialetto genovese, “Sciattamàiu” significa letteralmente “schiatta marito” perchè le care mogli genovesi lo preparavano spesso ai loro consorti e dovevano ben badare che non fosse mangiato a “sciattapansa”, con ingordigia.

La ricetta base è facilissima e secondo me, ben si presta a esser personalizzata come più vi piace: profumate l’impasto del polpettone con le erbe aromatiche del vostro giardino, insaporite le patate con qualche cucchiaiata di pesto, oppure sostituite i fagiolini con piselli lessati o fave.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete trovare questa deliziosa ricetta “schiatta mariti” cliccando {qui}.

Minestra di primavera e uovo pochè

Dopo averne provate tante, ho decretato che questa è la mia preferita. Ha un vivido color verde ed è profumata e ricca di sapore.

Si tratta della minestra di primavera con le primizie dell’orto: zucchine novelle, dolci pisellini primavera, profumati asparagi e cipollotti freschi. Il tutto impreziosito dal genuino sapore di un delizioso uovo fresco in camicia.

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Imparare a fare un uovo pochè (ovvero in camicia) non è affatto facile. Avevo perso ogni speranza fino a quando non mi sono imbattuta in un brillante video di Jamie Oliver. A voi la scelta della tecnica da utilizzare! Non serve conoscere bene la lingua inglese, il video è di facile comprensione e lo troverete {qui}.

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Vi va di cimentarvi nell’impresa? Questa minestra è ottima se accompagnata con un crostone di pane casereccio appena tostato. In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta cliccando {qui}.

Filetto di maiale in crosta

Avete un pranzo importante nel weekend? Nessuna crisi di panico: oggi vi propongo un secondo piatto facile e veloce da preparare, di sicuro effetto. Vi basta un rotolo di pasta sfoglia, un filetto di maiale o di manzo e un po’ di senape.

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Un abbinamento che di solito prediligo è il maiale assieme alle mele e alla senape. Il gusto acidulo, saporito e dolce aiuta a intenerire e a sgrassare questa carne.

Per questa ricetta ho utilizzato una senape molto particolare. Si tratta della Senape dolce BIO alle mele Bauernladen composta da semi di senape interi, pezzi di mela disidratati e succo di mela. Ha un sapore dolce e ben si sposa anche assieme al salmone affumicato, all’insalata di patate o alla friulanissima trota Fil di Fumo Friultrota di San Daniele.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, troverete la mia ricetta del Filetto in crosta cliccando {qui}.

Pici toscani alla cinta senese

Fare la pasta fatta in casa mi rilassa e mi piace molto. Mi diletto sia nella realizzazione di tagliatelle, pappardelle e tagliolini all’uovo, sia nella preparazione di impasto più semplici a base di sola acqua e una buona farina di semola.

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I pici sono un formato di pasta rustico. Sono tipici della toscana e assomigliano a dei grossi spaghetti ruvidi, che ben si prestano a trattenere sughi di campagna a base di verdure e buone carni. Io li preparo partendo da una buona buona semola rimacinata Senatore Cappelli, possibilmente biologica, un goccio d’olio per rendere la pasta più elastica, un pizzico di sale e acqua quanto basta a ottenere una pasta liscia, morbida e omogenea. Poi la stendo con un mattarello, taglio con un coltello affilato tanti piccoli serpentelli di pasta che poi passo tra le mani per allungarli un po’.

Durante la cottura, i pici si ingrossano leggermente, diventando quasi porosi per prepararsi ad accogliere un delizioso sughetto, questa volta preparato con della polpa di pomodoro fatta in casa e con della saporita cinta senese. Il tutto profumato da una generosa grattata di pepe nero e da foglie di timo.

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In collaborazione con il sito Ricette della nonna, troverete tutti gli ingredienti e la preparazione di questa ricetta cliccando {qui}

Tortino di patate, prosciutto e fonduta al formaggio

Si avvicina la  Pasqua e il pensiero di cosa cucinare per il pranzo con la famiglia diventa imminente! Per accontentare tutti ho pensato a un piatto che ben si presta a diventare un antipasto, un primo a base di verdura un po’ insolito oppure un accompagnamento a un secondo di carne.

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Mi sono ispirata seguendo la ricetta – facilissima – delle patate duchesse, molto raffinate e graziose da vedere caratterizzate dal tipico ricciolo decorativo fatto con il sac à poche. Preparate con patate ridotte in purè, uova, burro e parmigiano, questo contorno ha la particolarità d’avere una buona tenuta durante la cottura, solidificandosi e gonfiandosi in forno.

Ho creato così questo gustoso tortino a base di patate, prosciutto cotto (o speck a dadini), accompagnato da una vellutata fonduta al formaggio. Quasi fosse un frico destrutturato, tipico della mia regione. E come accompagnamento? Provate dei funghi champignon spadellati che ben si prestano ad esser accompagnati da questo gustoso piatto.

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Se siete incuriositi da questa gustosa preparazione, in collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta facilissima del Tortino di patate, prosciutto e fonduta al formaggio cliccando  {qui}.

Gnocco fritto all’emiliana

Lo gnocco fritto è un antipasto tipico dell’Emilia Romagna: a Modena e a Reggio Emilia viene chiamato gnoc frìt, a Parma torta fritta, a Ferrara pinzino, mentre a Bologna viene denominato crescentina. A seconda della provenienza può avere delle variazioni nella preparazione e nella presenza o meno di alcuni ingredienti.

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La regione Emilia-Romagna e il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali hanno incluso il gnocco fritto nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (chiamati P.A.T.).

Nel 2011 è nata a Modena la prima Confraternita del Gnocco d’Oro, per tutelare, promuovere e divulgare la cultura gastronomica modenese. Si tratta di un’associazione d’appassionati gourmand che ha editato il sapere sullo gnocco fritto stilando una guida ai 100 locali e trattorie dove poter gustare un fumante pezzo di gnocco, fritto al momento.

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Se anche voi dovete pensarci ben due volte prima di dire “lo gnocco” al posto di “il gnocco” sappiate che  la popolazione emiliana rivendica l’uso dell’articolo “il” giustificandolo come solecismo (ovvero un errore contro la purezza della lingua o contro la buona sintassi). In tutta la provincia di Mantova, sebbene davanti a “gn” si usi l’articolo “lo”, quando si tratta di “gnocco” si dice sempre “il gnocco, i gnocchi”. “Lo” viene percepito come una vera stranezza, o come un errore di grammatica. Persino le persone colte considerano chi dice “lo” come minimo un pedante.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta dello Gnocco fritto emiliano cliccando {qui}.

Spaghetti con cozze e pangrattato

Se scendete lungo la Penisola, e arrivate in Sicilia, di sicuro dovrete assaggiare la Pasta ‘ca Muddica, piatto povero, antico e saporitissimo.

La Muddica era l’antico Parmigiano grattugiato, un impasto croccante a base di briciole di pane, d’olio di oliva, acciughe dissalate, prezzemolo e aglio. Se veniva tostata prendeva il nome di Muddica atturrata. Era un condimento povero, sostituto del costoso formaggio che le persone più povere si erano inventate per necessità.

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La Muddica in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia viene utilizzata soprattutto per condire paste e primi piatti. Tra le pietanze più golose che io abbia mai assaggiato, rientrano i cavatelli alla Muddica e olive nere infornate, a Olio Capitale a Trieste.

Questo croccante accompagnamento alla pasta, ben si presta ai primi piatti a base di pesce. Ve lo propongo infatti con le cozze, rigorosamente fresche.

Vi consiglio inoltre di constatare la freschezza delle cozze che andrete ad acquistare per la preparazione di questo piatto. Le cozze appartengono alla famiglia dei mitili e sono racchiuse da due gusci chiamati valve. La prima cosa da fare è quella di controllare che tutte quante le cozze abbiano i gusci ben chiusi. Inoltre devono esser luminosi, e non avvolti da una sottile patina che li rende opachi. Sempre al momento dell’acquisto, verificate che tutti i gusci siano perfettamente integri e nel caso in cui, in mezzo alle cozze ce ne siano troppi  rotti, è meglio rinunciare e passare oltre.

Una volta acquistato il vostro sacchetto di cozze fresche mettetele in una bacinella piena d’acqua fresca ma non troppo fredda. Con una spugnetta a paglia grattate il guscio per eliminare le impurità calcaree. Eliminate poi la barbetta che esce dalle due valve. Risciacquatele bene e poi procedete con la preparazione della ricetta.

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In collaborazione con Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta degli Spaghetti alle cozze e pangrattato cliccando {qui}.

Crostini di patè di fegatini

Si parla molto di  patè de fois gras, ma non dimentichiamoci che anche la cucina regionale italiana di patè ne sa qualcosa. Magari con tagli di carni meno pregiate, con quinti quarti che non si vogliono buttare, il patè è una prelibatezza che fonda origini antichissime.

Come non ricordare allora i crostini con il patè di fegatini?

Si tratta di un antipasto tipico toscano e umbro a base di fegatini di pollo. Le radici di questo piatto risalgono sicuramente al Medioevo, e nelle ricette più complesse e prelibate gli ingredienti presenti erano un’inifnità: dalla frutta, alle spezie, alle carni da cuocere, triturare e impastare.

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Storica e da menzionare la ricetta di Pellegrino Artusi dalla sua bibbia culinaria “La scienza e l’arte di mangiar bene”:

Fate un battutino con pochissima cipolla e prosciutto grasso e magro. Mettetelo al fuoco con un pezzetto di burro e quando sarà ben rosolato gettateci i fegatini tritati fini insieme con delle foglie di salvia (quattro o cinque per tre fegatini potranno bastare). Conditeli con sale e pepe e, tirato che abbiano l’umido, aggiungete un altro poco di burro e legateli con un cucchiaino di farina; poi bagnateli col brodo per cuocerli, ma prima di ritirarli dal fuoco versateci tre o quattro cucchiaini di parmigiano grattato e assaggiateli se stanno bene di condimento. I crostini formateli di midolla di pane raffermo, grossi poco meno di un centimetro e spalmateli generosamente da una sola parte col composto quando non sarà più a bollore. Dopo diverse ore, allorché sarete per servirli, o soli o per contorno all’arrosto, frullate un uovo misto a un gocciolo d’acqua e, prendendo i crostini a uno a uno, fate loro toccar la farina dalla sola parte del composto, poi immergeteli nell’uovo e buttateli in padella dalla parte del composto medesimo.

Nella mia ricetta invece troverete tutte le dosi.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta dei Crostini di patè di fegatini cliccando {qui}.

Grissini alle olive

Fragranti, facili da preparare, ideali per l’aperitivo, per accompagnare un pasto leggero o per fare uno snack, i grissini sono uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia del italiana e uno dei più noti della cucina italiana all’estero.

I grissini più famosi sono i grissini torinesi, e proprio in Piemonte nasce la storia di questo gustoso prodotto: si pensa che il nome derivi da ghërsa, il classico pane piemontese, di forma allungata.

Si fa risalire al 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero, inventò questo prodotto da forno per poter nutrire il futuro re Vittorio Amedeo II, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane.

Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Fra i grandi estimatori del grissino torinese, non si può non citare Napoleone Bonaparte, il quale creò, all’inizio del XIX secolo un servizio corriere fra Torino e Parigi prevalentemente dedicato al trasporto di quelli ch’egli chiamava “les petits bâtons de Turin”.

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Seguite la ricetta step by step attraverso le immagini. Potrete poi personalizzare la ricetta come più vi piace! Sostituite le olive con pomodorini secchi o capperi, aggiungete un po’ di spezie come peperoncino, origano e rosmarino oppure potrete spennellare i vostri grissini con un po’ d’olio prima della cottura e spolverarli con sale grosso integrale, sesamo o semi di papavero.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta dei grissini alle olive cliccando {qui}.

Macarons al cioccolato

Chi non conosce i Macarons? Questi piccoli pasticcini molto diffusi negli ultimi anni nelle pasticcerie francesi e che ormai stanno spopolando il tutto il mondo?

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Molto simili ai loro antenati italiani (gli amaretti), i Macarons sono a base di soli albumi, zucchero e farina di mandorle macinata finemente. Vengono poi arricchiti da marmellate e creme più disparate.

Anche se prevalentemente è considerata una confezione francese, le origini di questo dolce a base di meringhe sono state molto dibattute. Larousse Gastronomique cita i Macarons come dolci creati nel 1791 in un convento farncese, vicino Cormery. Alcuni invece fanno risalire il suo debutto francese all’arrivo di Caterina de’ Medici, la quale commissionò a un pasticcere italiano il dolce che portò con sé nel 1533, quando sposò Enrico II di Francia. La ricetta definitiva dei Macarons, nota sino ad oggi, è stata creata all’inizio del XX secolo da Pierre Desfontaines della pasticceria francese Ladurée.

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In collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potrete trovare la mia ricetta dei Macarons cliccando {qui}. La ricetta è un po’ impagnativa, ma se seguirete tutti i passi il vostro impegno verrà ben ripagato.

 

Linzer Cookies alle noci e grano saraceno (senza glutine)

Linzer cookies, o biscotti di Linz, sono la versione più piccola, della Linzer Torte, una crostata a base di pasta frolla di nocciole o mandorle, ripiena di una golosa marmellata di lamponi. Questi biscotti che vi propongo, preparati con una pasta frolla a base di noci, richiamano la ricetta classica ma con una sola differenza: sono deliziosamente gluten free!

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Chi non può esser tentato da una croccante frolla a base di frutta secca, gustosa e croccante e allo stesso tempo un morbido ripieno di lamponi o ribes? Come ogni buon dolce d’origine Austro Ungarica, la Linzer Torte, classica, burrosa, fragrante e buonissima, si dice che sia la torta più antica e più conosciuta nel mondo.

Nasce a Linz, in Austria, e si diffuse intorno a 1700 in tutto il paese. Fu solo intorno a metà del 1800 che  Franz Hölzlhuber portò la Linzer Torte a Milwaukee, da dove la ricetta poi si diffuse negli Stati Uniti anche sottoforma di biscotto.

Lasciatevi ingolosire dalla mia versione gluten free! In collaborazione con il sito Ricette della Nonna troverete tutte le fasi della ricetta {qui}.

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Mince Pies alle mele e frutti rossi (senza glutine)

Tipiche della cucina anglosassone, queste crostatine alle mele e frutti rossi, si chiamano originariamente Minced Pies. La mia versione di questo dolce ha un ripieno composto da mele, frutti rossi e scorza di limone e arancia racchiuso da una croccante frolla alla farina di miglio.

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Secondo la tradizione popolare, le Mince Pies  sono il cibo preferito di Babbo Natale. Per questo è necessario lasciare un piattino con una o due tortine sul bordo del caminetto (accompagnato da un bicchierino di brandy o di sherry e da una carota per la renna) come ringraziamento affinché le calze di Natale siano ben riempite di doni. Inoltre, sempre secondo la tradizione, quando si prepara il ripieno per queste crostatine, bisogna sempre girare l’impasto in senso orario; girando in senso antiorario, infatti, si attirerebbe la cattiva sorte per l’anno a venire.

Per chi mastica un po’ d’inglese capirà che la traduzione letterale del nome di questo dolce sarebbe torta di carne macinata. In passato, infatti, il ripieno (mincemeat ovvero carne macinata) era a base di carne e frutta. La versione moderna ha lasciato da parte la presenza della carne e ha tramutato queste tortine in un goloso dessert a base di sola frutta sia fresca, come le mele e i mirtilli rossi, che secca come uva passa, ciliegie, albicocche, scorze d’arancia candite, spezie calde come cannella e noce moscata, noci o mandorle a pezzetti e un po’ di brandy o rum. Insomma, una sorta di strudel sottoforma di crostatina.

La Mince Pie si può mangiare sia calda sia fredda. Dopo averla scaldata si può rimuovere con cura la parte superiore e riempirla di panna o salsa di burro al brandy perché vi si sciolga sopra e possa esaltarne il sapore.

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Esistono diverse varianti della Mince Pie. Solitamente viene preparata una grande crostata e, con la pasta avanzata si fanno spesso dei pasticcini di mincemeat, che possono essere mangiati con guarnizione di crema pasticciera all’inglese, panna o gelato.

Se ora ance voi volete cimentarvi in questa ricetta, in collaborazione con il sito Ricette della Nonna, potete trovare la mia versione gluten free delle Mince Pies cliccando {qui}